martedì 20 gennaio 2015

Sulle ali di una farfalla

                               Bella la vita sulla spiaggia di Cannes, acquarello di M:Spada

William era uno di parola e la lettera di Viane giunse a Piero nel giro di poche ore. Era in giardino, l'aria portava di quando in quando il profumo della lavanda che sventolava sulle ordinate aiuole e alcune vocine di uccelli si davano a vicenda risposte argute, lui era lì fremente e pensieroso poichè a breve  sarebbero giunti i poliziotti con delle novità. " Greco è stato avvistato sulla spiaggia di Cannes", gli avevano comunicato la sera precedente con una telefonata dal comando di polizia della Mortola inferiore, "veniamo da lei domani mattina, abbiamo bisogno della sua collaborazione". Mentre nella mente di Piero già si faceva strada la fine dell' assurda disavventura capitata a lui e Viane dal mare salì un sussurro monotono e smorzato insieme ad una nebbia fatata che per qualche istante lo addormentò. Non durò a lungo quell'incantesimo, solo il tempo necessario per permettere a William di calarsi dal cielo toccarlo dolcemente con la bacchetta dei sortilegi che gli aveva consegnato Isotta Stella e abbandonare sulle sue ginocchia la missiva presa in consegna da Viane."Che succede, che succede?, urlò ridestandosi mentre un brivido gli corse lungo la schiena, " Mi sono assopito, certo forse per via dei farmaci che prendo ed ho anche sognato. Ora ricordo. Mi aggiravo tra i teatri di Londra ma non in quelli di oggi, in quelli che andavano di moda nel tardo cinquecento a forma circolare in legno e con il palcoscenico formato da una piattaforma sopraelevata e poi due porte sostenute da due colonne e un balcone. Proprio lì ho assistito alla rappresentazione  di una toccante scena d'amore . Sì, ho anche sognato una data , mi sembra 1599 e il teatro si chiamava Globe. Ora che ci penso era il più famoso per le rappresentazioni shakespeariane e i personaggi che sbucavano dal balcone interpretavano Romeo e Giulietta." Parlò così tra sè e sè per qualche istante senza capire più nulla, come succede a chi si risveglia da un sogno di cui non ha chiaro il senso, finchè un fruscio, quasi simile a quello di una foglia smossa dal vento, lo riportò alla realtà. Abbassò i suoi immensi occhi azzurri, che in un giorno felice fecero innamorare Viane, e sulle sue gambe  vide uno scritto accarezzato da una delicata arietta del mattino  pronta a giocare con due fogli di un' impalpabile carta azzurrina . "Di che si tratta", si chiese subito Piero cercando di bloccare quel movimento dispettoso procurato dall'odioso venticello  che gli impediva di leggere il contenuto di quelle pagine arrivate da chissà dove  . "E' la sua calligrafia, è la sua, anche la carta da lettere è la sua, la acquistò l'ultima volta che ci recammo a Londra in un'importante cartoleria. Impossibile!. Ma non è possibile. Mariarosa, Mariarosa, vieni qui". La sua fedele governante alle prese  con un innaffiatoio d'ottone nella vicina limonaia corse in giardino e mentre lui interrompendosi di botto incominciò a leggere  la lasciò per un lungo istante sconcertata e commossa. "Mio caro Piero, il tuo amore senza saperlo mi ha portato a scoprire un mondo straordinario", iniziava con la dolcezza di sempre  la lettera che portava la firma di Viane. "ti penso e non te ne avere se ti confesso che in tutto questo trambusto che sta succedendo intorno a noi io ho trovato le risposte ai miei dubbi e alle mie esitazioni sul senso delle mie scelte di vita. Questo rapimento ormai sta per giungere al finale che tutti speriamo. Presto sarò da te grazie al pentimento del giovane sequestratore ingaggiato da chi tu sai .  Lui è un poeta, anche se non crede di esserlo. Legge, scrive versi, frequenta quasi di nascosto le compagnie teatrali ma nessuno lo sa poichè per i suoi amici è solo "la volpe".  Un po' questo ragazzo  mi assomiglia, forse come quel figlio che ho lasciato andare e che ora vaga senza sapere nulla di me con un nome che  neppure conosco. Con lui sono entrata nella magia della vita ed è questa la cosa più strana ma insieme la più bella che mi sia capitata  accettando, per la prima volta  di lasciarmi andare. Non succcedono a tutti simili rivolgimenti di esistenza ma incomincio a immaginare che invece possono capitare a chi crede nel fantastico, a chi non va sempre diritto per la stessa strada, a chi crede che i sogni non sono solo bolle d'aria che si rompono appena le tocchiamo. Tu lo sai , per natura io sono una sognatrice e anche il nostro incontro mi era stato annunciato. All'epoca mi eri apparso in sogno sulla gualdrappa di un cavallo con un castello sullo sfondo come quel Guidoriccio da Fogliano all'assedio di Montemassi dipinto da Simone Martini nel trecento. Ho sempre fantasticato su quell'affascinante condottiero tanto da pensare che l'uomo che avrei sposato sarebbe stato uguale a lui. Così è stato fin dal primo istante in cui ti ho visto perchè anche senza muoverti mi hai subito comunicato la forza che ti porti dentro per affrontare le vere battaglie, quelle della vita.  Mi trovo in un luogo dove la magia è di casa, in un paese che sicuramente conosci ma che non avresti mai immaginato potesse cambiare il nostro destino. Tornerò da te non appena compiuta una missione, non cedere ai ricatti di Greco, difendi le nostre terre poichè il seme che vi crescerà farà felice il mondo. Un bacio grosso, tua Viane". Piero con la lettera ancora calda tra le mani iniziò a versare lacrime di gioia e senza neppure accorgersene si sollevò dalla carrozzina baciando e abbracciando Mariarosa. "Che fa signor Piero", le urlò spaventata lei,"stia fermo lei non può muoversi". Mariarosa lo minacciò prima con lo sguardo, poi con le parole ma ormai non c'era più nulla da dire, nè da fare. Piero era diritto in piedi e vi rimase per alcuni istanti finchè provò a camminare. "Signor Piero si fermi, cosa le succede, santo cielo si fermi altrimenti cade". La devota governante non fece in tempo a pronunciare questa frase che lui cadde sul serio rotolando dolcemente su un cuscinetto di soffice trifoglio. Sgranando le sue incredule pupille emise un gemito di gioia e dopo essersi sollevato lentamente ricominciò a camminare. "Mariarosa io cammino! E' tutto un sogno, il più bello della mia vita, aveva ragione Viane quando mi diceva che per guarire bisogna crederci, ha ancora ragione ora quando mi scrive che bisogna lasciarsi andare perchè nulla sappiamo dell'oggi e del domani." Gridava con ardore ripetendo a se stesso che l'amore fa trionfare su ogni delusione, su ogni disgusto della vita. Intanto anche a Triora stava per accadere l'inverosimile, Viane e Brando ignari di quel meraviglioso che era appena accaduto dall'altra parte dei monti  si preparavano a compiere l'importante missione che avrebbe spazzato l'infamia che aleggiava sul fantasma di Peirina e su quello delle altre donne condannate al titolo di streghe. "Brando io penso che i maghi sono solo degli uomini malvagi che si nascondono dietro il potere della magia", disse Viane mentre Brando con in mano una bussola preparava il piano che gli ronzava nella mente per mettersi sulle tracce di Peirina. "E' stupefacente come tu sia abile nel rigirare le parole, come dice Polonio nell'Amleto", gli rispose Brando". Discorrevano tra loro quasi a mezza voce memori del fatto che nominando la parola mago potesse ripresentarsi quel vile pipistrello e così, senza che avessero neppure il tempo di immaginarlo, fu. " Eccomi qui. Sarei quindi un uomo malvagio ?", chiese il topaccio spargendo nel casolare quella sua polvere bianca dall'odore disgustoso. "Ah no caro, questa volta  i conti li fai con me", lo avvertì una voce. Isotta Stella comparve nelle vesti di una fata e spruzzando negli occhi del pipistrello un liquido accecante più potente della luce del giorno lo disorientò facendolo repentinamente zittire e infine scappare. "Viane, Brando salite sulle ali di questa farfalla e andate al castello, Peirina vi attende per essere liberata. Cercate il suo simulacro nascosto in un anfratto, pronunciate il suo nome e lei vi apparirà". La coppia si aggrappò alle tenere ali di una gigante farfalla monarca  e sollevandosi nell'immensità del cielo capì il senso della parola libertà. Di lassù si vedevano le punte delle montagne ma anche il mare aperto dove si stendeva grandioso e infinito a strisce verdi, azzurre, gialle e grigie sempre più sottili, leggermente increspate fino alla sfumatura dell'orizzonte. Lì iniziava la libertà.(continua)                                                                                                                                                   .                                                  

domenica 11 gennaio 2015

William e la missiva d'amore

                                           Chiesa campestre, acquerello di Maurizio Spada

Per entrambi quella notte fu l'inizio di un idillio solitario alla scoperta della vita , una sorta di iniziazione che ne svelava tutti i suoi misteri : l'amore, l'amicizia, il dolore, l'ingiustizia, la disperazione ma anche la gioia che li spingeva a cercare nelle loro passioni il senso del proprio cammino . Si ritrovarono così nel casolare senza sapere, ancora una volta, se veramente erano stati sulla luna anche se questo ormai per tutti e due era irrilevante poichè le loro notti, governate da un pensiero magico, continuavano ad essere fonte di illuminazioni che si confondevano tra il sogno e la realtà. "Viane,  vuoi vedere che l' azione gloriosa che stiamo preparando farà parlare il mondo di noi ? Dobbiamo sconfiggere la menzogna. Io voglio urlare a tutti che la vita è poesia". Brando parlò così a Viane  come se  non fosse più la donna appena rapita ma la compagna di un viaggio  alla ricerca dell'io più profondo. Lei incominciò a ridere di un piccolo riso incantato e sul suo volto lo sguardo di Brando non trovò che una solidarietà esaltante. "Sarò con te", rispose Viane , "ora possiamo contare anche sul cervo". "Ma allora siamo andati veramente insieme sulla luna ?",domandò il ragazzo posando nuovamente i suoi occhi confusi su di lei. "Certo, certo che ci siamo stati", lo rassicurò Viane, " ed ora  è venuto il momento di agire. Il primo nostro compito è liberare Peirina dall'incantesimo subito, dimostreremo così che l'amore e la poesia sono in cima agli ideali della vita. A proposito, quel cervo, anzi quel giovane inglese che sulla luna ci ha aperto il suo cuore parlandoci di lei e del loro sentimento chi mai sarà?". "Io ci sarei arrivato", rispose Brando con una specie di ansietà," ma voglio prendere tempo, dovrà dirmelo lui se è chi ho nella mente. A quel punto io avrò compreso che la mia indole è quella del poeta, altro che quella della "volpe" come mi dipingevano certi compagni scapestrati. Non sono un furbo e non mi compiaccio più di esserlo e anche il denaro a che mi serve se poi mi sento un nulla". Pronunciò queste ultime parole quasi con orgoglio e provando un senso di liberazione si rannicchiò in un angolo, poi, con carta e penna, iniziò a scrivere versi così intensi e puri  tanto da non capire neppure lui da che parte gli giungesse tutta quell'ondata di parole dal ritmo antico . Anche Viane prese carta e penna e, con espressione profondamente meditativa e ispirata, preparò una lettera indirizzata a Piero. Rassicurandolo che presto sarebbe tornata gli raccontò dei suoi incontri, dei suoi nuovi scopi e soprattutto di quel seme che, secondo una certa Isotta Stella di Triora, avrebbe salvato il mondo. "Brando, tu pensi che il cervo sarebbe in grado di consegnare questa lettera a Piero?". Rivolse questo interrogativo interrompendo per un istante l'estasi del poeta in erba e lui, sollevando appena lo sguardo dal foglio vergato, le rispose:" Non lo so, a Triora tutto è possibile e il cervo secondo il mio intuito nasconde un cuore grande". "Senti un attimo", lo interruppe lei, "quel mago che con i suoi poteri gli ha inflitto una condanna perpetua dov'è? Perchè non si fa vivo anche con noi? Oh brutto codardo!". Urlò questo termine ma se ne pentì immediatamente. Dalla finestra si udì un fruscio e un gigantesco pipistrello si posò prima sui capelli di lei poi su quelli di Brando sbraitando: " Sono io il mago e presto ve lo dimostrerò". Gridava Viane spalancando gli occhi con orrore, gridava  Brando e insieme si misero a correre fuori dall'essicatoio ma mentre quel topaccio alato si posava nuovamente sulla chioma di Viane inorridita comparve il cervo. Tre fendenti  con le sue corna ramose provviste di pugnali e il pipistrello cadde a terra ferito ma non morto. "Stai attento cervo", sentenziò l'uccellaccio nero del malaugurio rimuovendo le sue ali malandate, "se non rispetterai i miei voleri profanerò la tua tomba, brucierò tutti i tuoi scritti, racconterò al mondo tutte le tue bugie, ti ridicolizzerò di fronte ai tuoi numerosi ammiratori. Dirò che eri un attore da quattro soldi, uno che nei suoi anni bui fece perdere le sue tracce perchè non aveva più neanche un'ispirazione. La ritrovasti  nel piccolo paese di Triora perchè ti eri innamorato ma io ti condannai a cercarla altrove . Nessuno qui seppe mai chi veramente eri.  Detesto i poeti come te. Io non sono mai stato un sognatore, io non contemplo, agisco . Ai tempi questa valle era il granaio di Genova e molti potenti avevano interesse che tale restasse. Mi venne chiesto di trovare dei finti colpevoli per giustificare il fenomeno della carestia ed io lo feci, non me ne pento. Mi pagarono ben bene e così, con l'inganno e la menzogna sono diventato ricco senza tanta fatica, senza alcun rimorso e ancora me la godo. Addio cervo, addio stupido Bardo!" Si alzò in volo un po' malconcio ma ancora gongolante e spandendo qua e là una polverina bianca scomparve rivelando una crudeltà sottile. "Bardo?", si chiese Brando imbrogliandosi per qualche istante in quel soprannome a lui familiare. Riprese a parlare dopo aver fatto quattro conti e rivolgendosi al cervo soggiunse : " King Men ora svelaci chi veramente sei?". Fece questa domanda anticipando tra sè e sè quello che sperava e nelle sue pupille, dopo tanto sgomento, comparve una specie di interrogazione fiduciosa. "Sei nato a Stratford sull'Avon? Sei tu il massimo poeta nazionale e portavoce dello spirito inglese? Sei tu l'uomo che attraverso le sue opere ha inondato le biblioteche del mondo? Insomma, sei tu l'autore di eleganti e giocose commedie che io ho letto con voracità e di quell'incantevole tragedia intitolata Romeo e Giulietta  con cui ogni sera mi addormento?". Ci fu silenzio, poi il cervo nobile abbassando i suoi palchi spezzati dalla recente collutazione si rivelò: "Ragazzo, sotto queste mie sembianze come già ti avevo fatto intendere sulla luna dove torno ad essere quello che in realtà sono, c'è il tuo William, William Shakespeare". " William Shakespeare?", ripetè Brando sillabando quel nome piano, piano e come se stesse entrando nei frammenti di una fiaba gli chiese di fornirgli una prova. "E' giusto che tu voglia sincerarti della mia identità ragazzo, ascoltami un attimo." Il cervo si schiarì la voce poi assumendo i toni di un attore recitò, prima in inglese e poi in italiano, versi che non avrebbero messo in discussione la sua dichiarazione. "With love's light wings did I o'erperch these walls, sulle ali leggere dell'amore ho superato queste mura...". " Basta fermati", non dire altro disse Brando, "For stony limits cannot hold love out, non ci sono limiti di pietra che possono impedire il passo all'amore". Duettarono per qualche istante i meravigliosi versi di Romeo e Giulietta finchè con una riverenza Viane si accostò al cervo consegnandogli la lettera per Piero quasi si sentisse la Juliet della sua tragedia . Lui, infilandosi tra le pieghe delle nuvole , scomparve oltre il cielo infinito portando con sè quella missiva d'amore. Nei soffi delicati  dell'aria del mattino si preparava una nuova avventura. (continua)                                                                                                 .                                                  

domenica 4 gennaio 2015

King's Men

                                            Verso il monte, acquarello di Maurizio Spada

Ci sono cose che si scoprono solo guardando la luna, a Viane e a Brando gli si rivelarono proprio così. "Guarda Brando il cervo ci fa segno di seguirlo dentro la luna." disse con la sua voce d'argento Viane sgranando gli occhioni verdi  rapiti da quell'evento straodinario. "Non è possibile. Ah no, ora lo vedo anch'io. Il cervo muove la testa, i suoi occhi parlano, ha lanciato un bramito, ci vuole trascinare con sè. Oh e ora che succederà? Ma poi come si fa ad entrare dentro la luna?" Non fece a tempo a domandarselo che con una piroletta vi si trovò dentro insieme a Viane. "Ma chi si immaginava un posto così fantastico e un'aria così leggera. Oh che bello osservare le nuvole da qui. Guarda Viane le posso toccare, sono soffici , sono mie". Gioiva Brando di fronte a questa inaspettata visione e da vero poeta si mise per qualche istante in silenziosa contemplazione percependo profumi forse inesistitenti, cogliendo tutte le sfumature del blu che il cielo offre in quelle notti d'estate in cui si contano le stelle a mille. "Ma il cervo, dov'è il cervo?", chiese ridestandosi da quella breve estasi in cui la sua vita sembrava capovolgersi e tutto incanalarsi verso la strada dell'evoluzione. "Dov'è?", domandò un'altra volta rivolgendosi a Viane che intanto si era seduta su una duna rosata costellata di fiori  che a intemittenza si illuminavano mostrando una corolla di petali giallo canarino. Poco più in là riapparve il cervo o meglio quello che prima era tale.Camminava lento e possente ma aveva perso il simbolo della sua regalità, anzi, a dir il vero, non solo era privo dei suoi palchi vellutati  era proprio tutto fuorchè un cervo. "Sono io il cervo", disse con la voce avvolgente di un attore un bel giovane con indosso abiti rinascimentali e sfoggiando un bel cipiglio. Più Brando lo osservava e più non si capacitava di quella tasformazione. Davanti a loro ora c'era un  Sir con tanto di gorgiera a mola di mulino di pregiatissimo pizzo al collo, una giacchetta cosparsa di gioielli cuciti a effetto "cassaforte", dei ridicoli calzoni a calzamaglia e dei flosci stivali.  "Tu il cervo?", gli chiese sorpreso  osservandolo dalla testa ai piedi mentre quello si sistemava le buffe maniche della giacca che partendo strette dalle spalle si allargavano gradualmente fino al gomito assumendo una curiosa forma a imbuto , "Tu sei un uomo in carne ed ossa. Da che parte vieni?" Poi con occhi ostili, simili alle meteore di un cielo turbato, aggiunse: " Ti stai forse prendendo gioco di me, anzi di noi? ". Ci fu un silenzio cupo così come solo sulla luna si può immaginare avvenga. Tutto si fermò, persino i fiori che brillavano sulla duna rosata smisero di accendersi e spegnersi . Si stava  per compiere la solennità di un incantesimo. " Not from the stars do I my judgment  pluck , io non traggo i miei giudizi dalle stelle.." iniziò a raccontare il giovanotto. "Ma tu parli inglese, sei inglese allora?", gli domandò Brando con sussiego come se ad un tratto in quelle parole avesse riconosciuto un qualcuno a lui noto, molto noto. "Ebbene sì, sono inglese  ma questo poco importa", rispose con un sorriso ironico il tipetto aggiustandosi la smisurata gorgiera , " ora invece voglio svelarvi perchè qui sulla luna sono un umano come voi e in terra sono un cervo. Era il 1587 quando giunsi a Triora con la mia compagnia di teatranti, avevo  ventitrè anni e durante una rappresentazione al castello mi innamorai di una ragazza di Badalucco dai lunghi capelli color miele . Era diversa dalle donne che fino ad allora avevo conosciuto, non solo nel fisico minuto e delicato ma anche nell'animo. Ci incontravamo di nascosto e una sera, dopo esserci detti mille volte buona notte, ci giurammo eterno amore. Lei non sapeva che io ero già sposato e forse non era importante neanche che glielo rivelassi poichè tra di noi c'era qualcosa di più dell'amore , c'era la poesia. But from thine eyes my knowledge I derive, è dai tuoi occhi che traggo il mio sapere, le dicevo". "Vai avanti, vai avanti", incalzò Brando, "raccontaci allora perchè sei stato ridotto in cervo." "Ormai sapete che qui a Triora molte donne all'epoca vennero incolpate di stregoneria  e tra queste ci fu anche lei, la mia Peirina". "Peirina?", esclamarono in coro Brando e Viane , "Ma tu allora fai parte della  magia inflitta da quel mago che aveva trasformato tutte le innocenti in streghe profetizzandone la liberazione solo attraverso riti molto lontani". "Proprio così", rispose il giovanotto aggiustandosi  nuovamente il colletto dell'elegante giacca ricamata con fili dorati che sotto i riflessi della luna risplendevano rendendolo quasi divino  ,"io mi schierai tra i pochi che credevano nell' innocenza delle fanciulle del paese e soprattutto di Peirina così venni immediatamente allontanato  insieme a tutta la mia compagnia.  Mi fu soprattutto proibito di vedere per l'ultima volta Peirina che intanto era stata rinchiusa nella casa del Meggio ma io trasgredii gli ordini e mentre una notte salivo su uno dei balconi  venni fatto prigioniero e consegnato al vicario dell'inquisitore di Genova. Lui comprendendo che ero inglese e che quindi non avevo reali interessi pecuniari con quella storia che tutti sapevano determinata da una manovra economica dei proprietari terrieri mi assolse pretendendo in cambio tutti i gioielli che portavo cuciti sulla giacca. Tuttavia un illustre mago di Triora, mentre mi trovavo al castello per radunare i miei averi, mi sbarrò la strada e ricordandomi che ero fuggito dal mio paese poichè ero stato accusato da un certo Sir Thomas Lucy di aver cacciato di frode un cervo nella sua tenuta mi inflisse la maledizione di trasformarmi in cervo ogni volta che avrei messo piede nella Valle Argentina. Così io qui non venni più ma ora, poichè voglio restituire dignità a Peirina ho deciso di ritornarci e quindi finchè con il vostro aiuto non la riscatterò vagherò su questa terra nelle vesti di un cervo". Ci fu un vento strano intorno e una libellula con il volto di una delicata fanciulla prese a svolazzare spargendo foglietti di carta scritta a mano. "E' Peirina", dichiarò Brando dopo averne raccolto uno in cui riconosceva alcuni dei suoi versi già letti . "Forse", rispose l'elegante commediante che intanto gli strizzava un occhio. "Ma tu alla fine chi sei ? " Ribadì Brando  , "Come ti chiami?". "Sono un commediante te lo ripeto. Un commediante di successo. Ma il mio nome lo conoscerai più avanti per ora chiamami  King's Men  ". "King's Men? ", chiese Brando sempre più curioso ma anche sempre più vicino alla soluzione di questa misteriosa identità. "Sì questo era il nome della compagnia con cui giravo nei teatri di Londra. Quando venni qui a Triora invece fingevo di dirigere una compagnia di dilettanti . Non volevo farmi riconoscere. Per me quelli erano gli anni bui, soffrivo di un certo mal di vivere, in verità avevo avuto qualche guaio per aver veramente cacciato un cervo e non andavo d'accordo con mia moglie". Iniziò a piovere e King's Men,  li invitò a seguirli dentro una piccola casa il cui tetto era curiosamente fatto solo di libri. "E' qui che abiti quando non vieni sulla terra ?", gli chiese Brando guardandosi intorno. "Sì ma ci starò ancora per poco . Giusto il tempo di liberare Peirina e le altre donne dal sortilegio di quel mago che le aveva ridotte per sempre al destino di streghe. Quel giorno, dopo averti consegnato un romance ancora inedito e donato i miei palchi regali, il mio compito in questa valle sarà finito e io tornerò a riposare nella mia terra . Mi manca sai ? La mia lapide è lì. Mi piace anche stare qui ma nessuno sa chi sono. E pensare che se mai lo scoprissero..". La disse a mezza voce quest'ultima frase ma immediatamente se la rimangiò.  Stava albeggiando, il cielo era uniformemente azzurro, le nuvole toglievano il loro velo dal monte delle Forche e Viane e Brando erano ormai pronti per la loro missione. Tornarono sulla terra sospinti dal vento insieme a King's Men che, dopo aver abbandonato il suo dorato mantello con appuntati dei Nobili vistosissimi galloni, ritornò ad assumere le sembianze di un cervo. (continua)                                                               .                                                  

martedì 23 dicembre 2014

Viane, Brando e il cervo nobile

                                       Tranquillità, acquarello su carta di M. Spada

"Dunque io sono un tipo sarcastico come Biron il personaggio chiave di Pene d'amor perdute la commedia, di William Shakespeare, che ho tante volte letto e riletto. E' questo quello che si pensa di me?E' questo che mi vuole far intendere il cervo nobile dalle pupille ovali e dai palchi di velluto? Ma chi sarà mai lui di così importante per accusarmi di ironico cinismo? Questo ed altro ancora si stava chiedendo Brando dopo aver letto le parole incise su quel vecchio albero di frassino circondato da felci e altre erbe. Le labbra gli si piegarono in una smorfia di disappunto, poi con l'aria che si faceva sempre più carezzevole e leggera lui iniziò a far andare la testa alla sua vita sballata nella quale era più comodo negare le proprie passioni e  fuggire se stessi. Viane, nel frattempo, richiamata dai  potenti bramiti del cervo vagabondo, era anche lei giunta fuori dal casolare color lampone e mentre intorno tutto rimaneva avvolto da una luce rosa arancione si accostò a Brando aprendogli il suo animo: " Il frassino è un albero dalle proprietà magiche", disse dopo aver letto anch'ella le sorprendenti parole incise, " lo so perchè fin da bambina ne avevo uno nel mio giardino. Divenuto adulto venne abbattuto senza rispettare la diceria inglese che avverte in tal caso di chiedergli il permesso . Da quell'istante nella mia famiglia accadde di tutto, io rimasi incinta di un ragazzo che non amavo e il bambino che portavo in grembo, per volere dei miei genitori, appena nato lo diedi in adozione. Da allora sono piena di rimorsi. Pensa, oggi quel figlio avrebbe più o meno la tua età".  Arrivò un silenzio metafisico e quel cervo che sembrava scomparso nel cielo ritornò per qualche istante vicino a loro acquattandosi . Li fissò a lungo dolcemente poi, quasi intuendo di essere riuscito a far nascere tra i due qualcosa di più intimo, sparì velocissimo nuovamente nel nulla rilasciando una scia luminosa come se di lì a poco  dovesse accadere un altro prodigio. "Sai Viane io ti voglio parlare di un disagio", iniziò a imbastire Brando rientrato con la sua prigioniera nell'essicatoio," magari mi sbaglio ma sento che tu mi puoi capire. Io non so chi sono. A volte mi piaccio, altre no. A volte credo di amare altre di odiare. A volte credo nella purezza dell'anima altre nego che esista. A volte non so neppure se esiste la felicità. Altre mi accorgo che la giustizia è solo una parola . Non vivo bene perchè mi è difficile trovare dei valori ed anche se riuscissi a far uscire il poeta che c'è in me mi chiedo :che posto mai potrei avere in questa società che nulla ha di poetico?" Mentre tra i due il dialogo restava quasi sospeso e Viane cercava risposte ai tormenti del ragazzo da una finestra socchiusa arrivò un vento repentino seguito da  una nuvola di foglietti di carta scritta a mano . "Di che si tratta ?", chiese Viane a Brando che con bramosia desiderava conoscerne il contenuto, "Non so, aspetta che leggo", rispose lui  dando voce a versi melodiosi. Intanto Viane, sempre più ansiosa, ne rincorreva altri che a poco a poco si adagiavano per terra formando un soffice tappeto. "Oh, santo cielo", urlò raccogliendoli, " ma qui c' è stato consegnato un tesoro. Sono poesie, sono tantissime, forse cento, anzi duecento e sono tutte firmate Peirina. "Quindi aveva ragione Isotta Stella neanche Peirina era una strega", affermò Brando sempre più stupito e felice, "forse stiamo assistendo a un altro sortilegio . Forse la profezia del mago che decretava che sarebbero dovuti passare altri cento anni prima di poter riscattare la reputazione delle altre donne ritenute streghe non si avvererà poichè io e te ci riusciremo ora .  Poi raccogliendo tutti i fogli sparsi nella grande stanza provò un sentimento di commozione e poi di incanto. Dentro quei versi ben scolpiti pulsava la natura, dentro quelle rime si sentiva l'aria pura come se giungesse da una radura muschiosa, dentro quelle pause pulsava la metrica del cuore. Viane capì che in tutto questo progetto di riabilitazione anche loro stavano trovando delle risposte e senza esitazione rivolgendosi nuovamente a Brando lo avvertì che erano  tutti e due sulla strada della verità  e che il giusto o l'ingiusto non esistono riferiti solo a noi e forse erano lì per imparare anche questo. Spiegava ciò al ragazzo immerso in quel sogno di bellezza dove il bosco, il cielo, il prato e il volo di un uccello gli giungevano come i suoni sommessi del pianoforte attraverso il poetico parlare di Peirina e frattanto anche lei sentiva che la sua esistenza si stava ribaltando riscoprendo, attraverso i suoi ultimi incontri, tutto quel buono che si portava dentro e che a volte aveva rifiutato. Cominciava a farsi buio e la chiara argentea Venere, in basso a occidente, splendeva col suo delicato scintillio mentre il tenebroso Arturo, in alto a oriente, cangiava con le sue rosse fiamme. Sembrava il solito meravigloso spettacolo regalato a chi guarda il cielo dall'alto di Triora ma non era così. Una processione di donne si preparava a salire fino al Monte delle Forche cantavano inni d'amore, vestivano di bianco e assomigliavano a delle ninfe. Camminavano, con un gesto leggiadro, spargendo ovunque  manciate di semi .  Quella notte si preparava ad essere speciale come recitava una delle  poesie scritte da Peirina.  "Verrà una notte nera senza luce, senza acqua e senza fuoco". A mezzanotte Viane e Brando si misero in cammino dovevano compiere la missione, dovevano far tornare il sorriso su quella montagna incantata. Il cervo si presentò all'ora giusta, era più maestoso del solito  guardava verso la luna e vi si infilò.  (continua)                         .                                                  

lunedì 15 dicembre 2014

La confessione di Brando

                                        Un fico d'India tra i rovi, acquarello di M. Spada

Passando per un soffice groviglio di felci, di gramigne, di ellebori,di capelveneri e di erbacee di ogni genere Viane e Brando, con una nuova e più forte ansietà in cuore, giunsero in riva ad un laghetto qua e là dorato dai riflessi della luna piena dove le case, sparse intorno sul fondo della valle, si riflettevano a guisa di silenzioso presepe. Dopo qualche momento il tenero cervo rosso, che fin lì li aveva guidati, scomparve dietro la montagna. Fu in quel silenzio abbandonato, che durava intorno a loro, che si riaffacciarono visioni fantastiche e che una donna, distante forse venti passi, con gli stessi occhi vivaci e languidi del cervo fece cenno di seguirla quasi fosse una sostanza fatua . Camminava adagio, adagio rilasciando una luce radiosa come quella di una cometa conducendo Viane e Brando qua e là per vicoli,straducce, traverse finchè arrivarono in una zona tutta diroccata  che pareva stagnare in una oscurità perenne. "Vi attendevo", disse fermandosi davanti alla ferritoia di una finestra scavata nella roccia, " sono Isotta Stella, non mi riconoscete?  Non sono più la strega che avevate conosciuto, i miei occhi ora sprizzano amore ed ho ripreso le antiche sembianze della donna che, con la salvaguardia del suo casato, tentò di far assolvere le giovani che in tempi lontani vennero accusate di stregoneria.  Viane muovendo la pietra che ha rinvenuto vicino all'essicatoio  ha realizzato la profezia che un mago inquisitore della zona aveva fatta e vergata su un libro di magia. In esso c'era scritto:"Chi  smuoverà il grande sasso della montagna Argentina leggendo la data impressa dalla zampata di un cervo rimuoverà anche il passato togliendo il titolo di strega  solo a una di loro che non lo meritava. Le altre dovranno attendere altri cento anni finchè un'altra donna le salverà dalla loro condizione". "Ecco ",aggiunse ," io non ero una strega ma non lo sono neanche le altre ventinove donne ancora vittime di codesto ingrato sortilegio emesso da questo mago assoldato da potenti signori che a caso accusavano le contadine  di piogge acide, pestilenze e altre diavoleire ". Il volto di Viane si illuminò di un'ammirazione raggiante, quasi questa meravigliosa metamorfosi fosse capitata a lei, e sentendosi l'artefice dell' evento appena descritto si avvicinò a Isotta cercando di abbracciarla. "No, è ancora troppo presto", la scostò lei aggiungendo, " verrà il tempo in cui vi svelerò cose che non conoscete anche su di voi e sul perchè siete entrati a far parte di questa dimensione. Intanto dovete aiutarmi a salvare le altre ragazze infangate dal titolo di streghe. Se questo accadrà la montagna tornerà a sorridere e questo posto ridiventerà il granaio della repubblica di Genova. Il seme che avete smarrito ieri è tornato da me e lo interrerete solo quando avrete capito il senso di questo incontro con il passato. Ora vi lascio con una filastrocca: un seme per il corvo, uno per la cornacchia, uno che morirà, un quarto che crescerà". Fu breve quella notte ma intensa e ancora a Brando e Viane non fu chiaro quali fossero i confini del sogno e quali quelli della realtà. Tuttavia entrambi provarono un senso di comune sollievo al punto di essere colti da uno stato di estasi per  via di quella  donna che da strega si era mutata in fata auspicando lo stesso evento per altre ventinove fanciulle, erroneamente conferite di quel titolo spregievole di cui a distanza di secoli ancora si chiacchierava. Sembrava intanto che questa assoluzione fosse ormai così vicina da far succedere in tutto il circondario solo fatti belli e pieni di allegria:  Peirina  compariva nelle vesti di una musa della poesia suggerendo versi antichi , Irene  in quelle della musica mentre faceva risuonare nella valle le note di un'arpa, Fatima in quelle dell'arte mostrando ai forestieri di passaggio  vedute della zona dipinte sulle pietre che si incontravano lungo i percorsi boschivi  . Era quasi mattina e fuori dal casolare si alzò un profumo di pane e di foglie di castagno, così come succede tra le strade del posto dove Viane  era prigioniera. "Brando! Ho sognato o è la verità, perchè questa notte ero con te nella Valle Argentina?"Lo provocò lei eccitandolo al racconto. Aveva capito forse già dove si trovava e questa volta ne attendeva la conferma."E' la verità", confermò in un baleno lui con una voce che quasi non gli apparteneva, " anch'io ho fatto incubi e poi meravigliosi sogni dove ero con te e Isotta Stella. Beh, ormai te lo rivelo , non posso e non voglio più tenermi il peso di questo assurdo segreto, sei a Triora, il paese delle streghe". I suoi pensieri a un tratto cambiarono, parlava e ragionava così, e forse non ci credeva tanto a quello che gli stava accadendo, ma ad un tratto, mentre fu colto dal bisogno di prendere carta e penna per scivere  delle parole che gli erano sgorgate dal cuore, udì fuori dalla porta il rumore delle corna del cervo amico che tentavano di aprirla. Si alzò quasi di corsa dal suo scompigliato giaciglio, guardò fuori e, mentre l'animale misterioso spariva dietro un albero di frassino, vi lesse incisa sulla corteccia questa frase : "Il re caccia al cervo e io inseguo me stesso". Peirina sapeva che lui amava Shakespeare. (continua)        .                                                  

lunedì 8 dicembre 2014

La nuova Viane

                                    Le salite della vita, acquarello  di Maurizio Spada

Piero non aveva pace. Pensava e ripensava alla sua Viane, ai momenti felici trascorsi insieme e a tutti quei loro sogni, non uno ma mille, ancora da realizzare. "L'avranno rapita o l'avranno uccisa?" Era questa la frase che continuava a ronzargli nella testa insieme a un' altra altrettanto crudele: "Forse mi ha semplicemente abbandonato". Quest'ultima ipotesi, priva di consistenza ma non impossibile, sembrava insinuarsi attraverso certi atteggiamenti ambigui delle amiche di Viane, soprattuto  quelli di Francesca che, giunta a casa di Piero insieme ad Emma e Sofia, gli teneva la mano guardandolo con occhio compassionevole quasi a ricordargli che, a suo avviso, quel matrimonio con Viane fosse una fanciullaggine, una ragazzata che non contava nulla. Finalmente a non dar credito a queste superficiali considerazioni, dettate da valori che non appartenevano nè a lui nè alla sua sposa, ci pensarono i due giovani poliziotti che già il giorno precedente gli avevano fatto visita. Suonarono al portone della bella villa e subito dopo essere entrati in scena nel salone dove regnava un clima di nervosa attesa affermarono: " Signor Piero, abbiamo le prove,sua moglie è stata rapita". Francesca, Emma e Sofia davanti a questa dichiarazione scattarono in piedi abbandonando quasi contemporaneamente il comodo divano di lino turchese nel quale erano adagiate e, mettendosi in cerchio intorno a Piero come per proteggerlo, si apprestarono a diventare tutte orecchi. "Greco non l'abbiamo ancora trovato", proseguì a raccontare con aria seria e preoccupata quello che in apparenza sembrava essere tra i due agenti di grado superiore,"in compenso siamo riusciti a sapere chi ce l'ha in mano anche se non si sa dove. " Gli occhi del giovane in divisa si incrociarono prima con quelli ansiosi di Piero, poi con quelli delle tre donne che lo attorniavano, infine con quelli esterefatti e curiosi della fedele Mariarosa che entrava nel salotto reggendo tra le mani  un luccicante vassoio d'argento sul quale le tazzine da caffè in porcellana di Limoges e le alzate in vetro, colme di calissons alla rosa, presero a danzare mentre lei quasi sveniva. Fuori il cielo, nel quale erano sospese alcune nuvole bianche, incominciò a impallidire a poco a poco come tutti loro. "Signor Piero non si preoccupi, vedrà che la troviamo", esclamò schiarendosi la voce l'altro poliziotto posando gli occhi  prima su Francesca e poi su Emma dalle quali sembrava affascinato. "Vedrà, vedrà che la ritroviamo", rimarcò nuovamente quasi a voler farsi bello con quel cerchio di gentildonne raffinate da cui Piero era circondato, " abbiamo un nome", ripresero a dire come in coro i due poi, sempre il più autorevole aggiunse: " Il nome l'ha fatto uno di quei tipi che il giorno del suo matrimonio, come lei ci aveva raccontato, l'aveva minacciato. Era seduto a un bar di Pont Saint Louis, lo pedinavamo da un po' perchè ha combinato diversi guai. Gli abbiamo offerto un paio di birre e alla fine ha parlato. Prima ha cofessato i suoi rapporti con Greco poi ha messo in fila nome, cognome e soprannome di tutti quelli che lui ingaggia per  risolvere i suoi  affari alla maniera che intende lui. Tutti dilettanti, signor Piero e questo un po' ci fa impensierire. Comunque pare che ora Viane sia nelle mani di uno solo della squadra a servizio di Greco, un certo Brando, detto la Volpe. E' un ragazzotto che bazzica spesso qui in zona ma è incensurato e fino ad ora non aveva mai dato grossi problemi." Passò un secondo, poi ne passò un altro e in quel salone  che si affacciava sull'ordinato giardino con le aiuole di vari colori giunse un intenso profumo di lavanda, come a voler sedare la rabbia che regnava intorno con Piero  che nulla serviva a calmarlo, neppure quel sublime sentore. "E allora sbrigatevi, andate a cercarla !", urlò sgranando i grandi occhi azzurri , "Io nelle mie condizioni posso fare ben poco diversamente avrei già scandagliato tutto il Ponente".
Viane nel frattempo attendeva con impazienza insieme a Brando che nel cielo comparisse la luna per recarsi in Ciàn der prève e ritornare in quella dimensione misteriosa dove il sogno si confondeva con la realtà. Il pomeriggio intanto trascorse nell'attesa di trovare una risposta a quanto stava accadendo ad entrambi e col seme rimasto nelle loro mani si aggirarono fuori dal casale per individuare un luogo dove interrarlo. Sembrava l'avessero scovato quando ad un tratto tutti e due, distratti dall'arrivo dell'uomo che gli consegnava il cibo, dovettero rientrare nel casolare facendoselo sfuggire dalle mani. " Lo sapevo, dovevamo  essere più rapidi", disse Brando con voce alterata dopo che l'altro complice del rapimento  si era velocemente allontanato. "Certo, ma tu mi devi spiegare perchè credi tanto a tutte queste magie", le chiese Viane fissandolo profondamente, "E' come se tu conoscessi i segreti che aleggiano in questo luogo. Dimmi dove ci troviamo oppure dovrò pensare che tu sei un mago". "Ma quale mago! Io sono solo un poeta è per questo che vedo e sento più di tanti altri", rispose lui," lo sai che non posso palesarti il nome di questo piccolo paese e poi , in questo luogo, vige una regola . Chi vi arriva per caso non deve sapere dove si trova ma lo deve scoprire lasciandosi trasportare di carrugio in carrugio oppure glielo deve svelare la prima donna che incontrerà. Qui gli abitanti sono in prevalenza femmine, stringono amicizia solo tra di loro e governano l'intera valle togliendo qualsiasi forma di potere agli uomini . E' una rivincita che si sono prese dopo che, in tempi lontani, molte  vennero mandate al rogo. Il pane che hai mangiato e che ti ha stupito per il suo sapore inconsueto viene panificato in questi forni solo da mani femminili, da loro dipende l'intera economia del villaggio e del territorio circostante. Lo sfornano una volta alla settimana e dopo avergli inciso una sorta di croce al centro lo fanno distribuire seguendo un rito che a me non è mai stato svelato. Insomma questo è un paese dove vige il matriarcato uno scotto che gli uomini devono pagare per quello che hanno combinato nel 1587. Altro non ti dico. " Stavano per litigare poi Viane ebbe come un presentimento e, ricordando quanto era accaduto la notte precedente e il suo incontro con Isotta, iniziò a pensare ancora una volta che il suo rapimento era un'occasione di rinascita, un nuovo modo di rapportarsi con la sua femminilità, perchè giunge un momento nella vita in cui non solo bisogna sapere cosa fare ma anche chi essere. Arrivò lo scuro della sera con qualche ulalato di lupi e il verso di uccelli notturni  quindi si creò un generale silenzio arcano, il cervo dagli occhi umani si presentò ancora alla vecchia porta dell'essicatoio. Un nuovo misterioso incontro li attendeva. (continua)                                            




lunedì 1 dicembre 2014

Viane oltre le nuvole

                                     Barche al riposo, acquarello di M. Spads

In una valigia di Fendi, impreziosita dalle iniziali del suo nome, Francesca ci aveva messo tutto il suo mondo. Era più forte di lei non sottrarsi a questo rito tanto che, anche nel mezzo di una catastrofe,  non poteva fare a meno di portarsi appresso quasi l'intero guardaroba. Fu così che insieme ad Emma, fornita anche lei di trolley della griffe Vuitton custode di un'infinità di preziosi abitini, a due giorni dalla scomparsa di Viane, si mise in viaggio per raggiungere quanto prima Piero a Grimaldi. Sempre più sospettose e  maliziose non si convincevano all'idea che a Viane fosse accaduta una disgrazia e ancor di meno che qualcuno, per non si sa quale oscura ragione, l'avesse rapita e portata chissà dove. Per loro era  più facile nuovamente ipotizzare che l'amica, appena visto che la vita familiare non era soltanto un godimento d'amore, ne avesse combinata una delle sue e, pentita di quel suo matrimonio un po' sacrificato,  avesse scelto di ritirarsi in un luogo segreto. Di Viane, alla fine, avevano sempre colto il lato più superficiale,  tra loro amiche dopo tutto il  legante vero e proprio era solo quello shopping compulsivo che a turno le prendeva e quella loro ingarbugliata vita sentimentale dove anche le piccolezze acquistavano una incontrovertibile importanza. L'amicizia si perpetuava su basi abbastanza banali ma a modo loro si volevano bene tanto che ricordando l'ingenua gioia che si esprimeva sul rotondo del viso di Viane il giorno del suo matrimonio si misero quasi a piangere. " Speriamo che la ritrovino in fretta", farfugliarono  in coro intravedendo in lontananza il cartello con la freccia per Latte dove finalmente erano giunte e dove sarebbero state accolte da Sofia prima di recarsi tutte insieme nella villa di Piero a Grimaldi. "Non capisco cosa possa esserle accaduto ", riprese a dire Emma mentre Francesca guidando, per non farsi abbagliare dagli accecanti raggi del sole prepotente di Ponente, inforcava un paio di occhiali scuri in stile diva che le erano costati una fortuna, "nella nostra ultima conversazione telefonica già non era più la stessa", aggiunse ancora osservando, con un po' di invidia, i maestosi occhiali di Francesca scovati al Portobello di Londra , "ricordo che  a Milano, quando ci siamo incontrate in piazza della Scala pochi giorni antecedenti al suo matrimonio, lei mi venne incontro sfoggiando un'elegante Birkin di Hermès verde foresta. Era felice del suo nuovo costoso acquisto ora, invece, pare fuggire ad ogni forma di desiderio venale. Anche Piero attraverso le sue parole mi è parso diverso da come lo immaginavamo. Ora lo descriveva  un gentiluomo di campagna tutto orientato a salvare le sue terre". Emma si tolse l'originale cappellino che aveva sulla testa e sventagliandoselo su e giù a guisa di ventaglio, quasi per riprendersi da una sensazione simile a uno svenimento, posò gli occhi sul  paesaggio che veloce scorreva fuori dall'auto. "Fermati", urlò rivolgendosi a Francesca, "voglio annusare questa sottile aria di mare, mi fa rivivere e chissà che non faccia bene pure al mio bambino". Poi, accarezzandosi delicatamente il ventre appena ingrossato per via di quella gravidanza da mamma nubile della quale andava fiera, aggiunse:" Certo sono cambiati! Per me a tutti  e due è successo qualcosa di misterioso, qualcosa che non immaginiamo e che va oltre il loro amore. Hanno anche rinviato senza tanti ripensamenti quel viaggio di nozze tanto declamato". Questi pensieri erano preoccupanti come tutti quelli che  fanno comprendere le cose troppo tardi e il ricordo della coppia di allegri novelli sposi incominciò piano, piano nelle loro menti a sbiadirsi. Giunte nel villino di Sofia, arrampicato in un punto strategico di Latte e molto simile a un romantico cottage inglese dove danzavano al ritmo di un vento ballerino campanelle candide e stellate di vivi fiori gialli,  le domande e  gli interrogativi sulla metamorfosi di Viane proseguirono attraverso le considerazioni di Sofia. "Succede, succede a molti che vengono da queste parti", prese a erudirle lei col suo solito fare da filosofa . "chi arriva in questa lingua del Ponente Ligure spesso è vittima di una catarsi . Sarà il vento, che quando è forte attraversa persino l'anima,  oppure questo mare o questo cielo blu e infinito a un tratto è come se una voce ti implorasse di fermarti e  la tua vita intera improvvisamente prende una svolta senza una specifica ragione. Ci si perde seguendo il volo di un uccello e poi  si scoprono spiaggette a forma di triangolo dalla sabbia rosa che si raggiungono solo a piedi nudi. Là dove la solitudine fa uno spazio enorme è facile scegliere la strada che porta verso la libertà". Sofia si fermò un attimo, capiva di narrare cose che ancora non potevano giungere al cuore delle amiche. Ci vuole tempo per assapore l'intimità di un luogo pensò guardandole con affettuosa compassione poi, osservandole con sguardo pensieroso, come si fa scrutando un cielo pieno di nuvole ed insieme il loro cammino, ritornò a fare l'analisi di Viane osservando:" Anche Viane deve essere rimasta sedotta dalla forza di questo mare,dal profumo degli elicrisi che arriva quando meno te lo aspetti insieme a un pennacchiolo argenteo strappato dal vento a un fiore nato per caso su uno scoglio regalando a chi lo riceve una felicità mai trovata e un senso di liberazione."  Francesca ed Emma compirono un passo indietro e appartandosi sotto la pergola di un folto glicine bianco si confidarono che anche Sofia era diversa da come solitamente la percepivano in città. Pareva meno angosciata ma molto distante , forse anche troppo, da quel genere di vita che le aveva sempre unite. Ma per loro era inconfutabile: la vera felicità era solo dietro le vetrine di Milano. Intanto poco lontano, in una località non ancora nota, Viane si ritrovava in un mondo sopito lontano dal mare di cui tuttavia, in certi istanti, ne percepiva un leggero sentore, quasi gli spruzzi delle onde si divertissero a raggiungere le vette conferendo al profumo del bosco qualche capricciosa nota salina. Catapultata in un cordone montuoso ignoto lei e Brando non distinguevano più quale fosse il sogno e quale la realtà. Accadde allora che dopo quell'incontro con le streghe si ritrovassero nel loro giaciglio mezzi storditi. "Brando cosa è successo questa notte? Eri anche tu con me sotto un grande noce mentre si compivano sortilegi di ogni tipo?". Iniziò così tra lei e il ragazzo una curiosa conversazione dove entrambi non sapevano più se veramente fossero andati in una località denominata Lagodegnu o l'avessero solo sognato e poi c'era quel cervo guida che entrambi ricordavano per via di quegli occhi dolci e quasi umani . "Certo che c'ero!", rispose senza esitazione Brando, " rammento anche il bel volto luminoso di Isotta che parlava di un seme che ci donerà e che salverà il mondo. Una certa Peirina ha anche profetizzato che io diverrò un grande poeta. Chissà? Se mai questo si avverasse giuro che ti sarò per sempre grato perchè se non avessi partecipato al tuo rapimento questo  mio desiderio, che solo tu conosci,  non si sarebbe mai realizzato". Si sfregarono gli occhi  e nonostante fuori albeggiasse e il cielo fosse macchiato di un rosa tenue, come se un pittore vi avesse intinto ripetutamente qua e là il suo pennello, loro piombarono in un sonno profondo. Si svegliarono con il sole in faccia, intorno a mezzogiorno, trovando  nelle loro mani strette a pugno un seme che sembrava una pepita d'oro. Stupiti lo rigirarono più volte tra le dita muovendolo in tutte le possibili direzioni finchè udirono prima un suono lieve, poi un mormorio, infine un coro di voci femminili che dopo aver pronunciato frasi misteriose intimò:" Stanotte vi attendiamo alla Ciàn der préve". (continua)