Per sortilegi e magie non era da meno di Triora il dolce paesino di Grimaldi. Qui ,oltre al clamoroso evento della guarigione di Piero che ora camminava e al posto dell’auto, auspicando uno stle di vita ecologico, se ne andava in giro con una biga elettrica, stavano avvenendo altri fatti strani. Le tre intime amiche di Viane, mentre erano in attesa del suo ritorno , furono le prime a constatare che proprio a Grimaldi si aggirassero fatine e animali parlanti sotto le cui sembianze si celavano personaggi riemersi da un passato molto lontano. La prima ad accorgersene fu Sofia che sfogliando un libro di sorte riposto accanto a un testo di storia greca della fornita biblioteca di Piero, vi trovo’ figure di donne che, nella località di Triora, partecipavano a sconvolgenti sabba sotto enormi alberi di noce .Sfogliava quelle pagine con avidità soffermandosi su indicazioni che odoravano di stregoneria. Una mappa indicava un luogo lugubre detto La Cà Botina e un percorso da seguire per arrivare in un punto barrato con croci e serpenti riportato col nome di Lagodegnu. Al solo guardarlo Sofia si senti’ mancare.”Cielo ma che orrore”, inizio’a pensare, quindi posando ancora gli occhi tra macabre illustrazioni mise il dito sul sentiero che conduceva a Lagodegnu, indicato come un piccolo lago formato da una cascata, e ancora incredula vide tutto il resto. Le mancava il respiro ma il suo carattere curioso la fece proseguire. Sfogliava quel libro con avidità ormai agganciata da frasi di dubbio significato affiancate a disegni di braceri dove ardeva legno di alloro . Pagina dopo pagina ad un tratto sbuco’ un foglietto che svelava tutt’altra verità contenuta nel libro appena rinvenuto. “Venite, venite ”, chioso’ rivolgendosi a Emma e Francesca tutte prese a scegliere il vestito da indossare per la festa che in paese si stava preparando in onore di Viane, “ascoltate“, disse catturando la curiosità di Emma che nel frattempo insieme a Francesca valutava se indossare un abito piuttosto che un altro, entrambi acquistati in una golosa boutique del centro di Milano dove era solita sedare le sue ansie esistenziali, “ Se negli anni Duemila una donna rinverrà questo raro testo antico non perda tempo e si faccia avanti perchè quello che vi è scritto non è la verità. Ricordi a tutta la valle che noi donne del 1587 eravamo innocenti e non essendo la causa dell’avvenuta carestia non dovevamo essere mandate al rogo”. Sofia leggeva e ragionando senti’ che per lei si stava presentando l’occasione da tempo attesa, quella che avrebbe dato finalmente un senso alla sua vita di scrittrice sempre alla ricerca del suo io più profondo e di storie dove il sogno si confondeva con la realtà. “ Ma che vai leggendo”, si appresto’ a contestare Emma limando, quasi incurante , le unghie delle sue mani scintillanti affidate ad una delle più note hand stylist parigine come lei chiamava con parole alla moda le stiliste delle mani ”. “prosegui, prosegui”, continuo’ a dire quasi noncurante spalmandosi una crema al karitè insieme a una polvere iridescente. “Ragazze , non minimizzate quello che sto per leggervi e ascoltate quello che ribadisce ancora una certa Isotta Stella come si firma alla fine . “Se si ignorerà questo mio messaggio una donna, che ben conoscete, rimarrà per sempre prigioniera di un prepotente signore del cinquecento fomentatore del tribunale dell’inquisizione capace ancora oggi di tenere soggiogata l’intera valle ai suoi voleri “. Fu a seguito di queste parole che le amiche di Viane si guardarono intorno con circospezione. “Ma allora è vero quello che una volta ho sentito a proposito della carestia del grano che a Triora aveva portato a mandare al rogo diverse ragazze con l’accusa di stregoneria?” , si interrogo’ Francesca , “ricordo di aver udito questa storia da un contadino della zona proprio ieri mentre prendevo un caffè nel bar del paese. Pensavo scherzasse o volesse solo attrarre la mia attenzione quando riferiva di streghe e maghi che ancora si aggirano nella valle Argentina . Accipicchia, e allora è tutto vero! Volete vedere che Viane è stata rapita per compiere una missione e che anche noi ne siamo invischiate? “ Mentre nominava la parola missione alle loro spalle si alzo’ un forte vento. Nel giardino prospicente la sala della grande biblioteca tutto ondeggiava , volavano le foglie, si alzavono le sedie, alcuni uccelli venuti dal mare volteggiavano come impazziti, animali simili a serpenti vagavano liberi tra le siepi finchè una voce si alzo’ mettendo fine a quell’orribile scompiglio che aveva terrorizzato l’intero trio . “ Sofia, Emma ,Francesca! Sono Isotta Stella . La vostra Viane è salva ma affinchè ritorni dovete far si’ che l’intero paese si smobiliti in favore della nostra innocenza . Raccontate a tutti che il seme di cui eravamo in possesso avrebbe potuto nutrire tutto il mondo. Noi donne del rinascimento volevamo salvare il pianeta , eravamo contro la speculazione, il monte delle Forche e tutta la nostra valle non poteva essere fonte di devastazione , le colture dovevano avvicendarsi per essere vero nutrimento. In questo noi credevamo e per questo siamo state torturate o uccise.” “ Spiegati meglio”, la prego’ Sofia .” “Cara figliola ai tempi le donne contavano poco e quindi non era difficile attribuirci fatti inesistenti. Fummo accusate di essere la causa di piogge acide, di pestilenze e di altre cattiverie non di certo avvenute per causa nostra”. Parlo’ cosi’ Isotta mentre un orrendo pipistrello inizio’ a volteggiare nella stanza della biblioteca rubando il prezioso documento dalle mani di Sofia che esterefatta vide Isotta estrarre una spada e colpire il disgustoso topaccio volante che in breve se la squaglio’. “ Codardo”, gli urlo’ lei , “Ecco , è lui il prepotente falso gentiluomo che ingaggio’ squadre di uomini disposti ad accusare di stregoneria tutte le abitanti di Cà Botina. Ancora fa il prevaricatore , ancora spera che con i suoi poteri magici nessuno mai saprà la verità e che per sempre saremo le bagine di Triora che compivano orribili sortilegi. ” .Si udirono dei tuoni, poi lampi e fulmini , le luci della biblioteca dove Sofia, Emma e Francesca si trovavano asseragliate dietro un divano, prima si accesero e poi si spensero ,la boiserie si mise a cigolare e a creparsi, i libri danzavano nell’aria insieme al volume appena rinvenuto, finchè tra urla di terrore e imprecazioni plano’ nuovamente nelle mani di Sofia insieme all’importante documento. Isotta intanto le aveva salutate implorando la loro solidarietà ,un cervo l’attendeva nel giardino di Piero che in quell’istante assunse la fisionomia di quello delle Esperidi . Per alcuni minuti nell’aria aleggio’ qualcosa di divino , le mele degli alberi divennero d’oro, le fontane sgorgarono acqua al profumo d’ambra e non solo Sofia ma anche Emma e Francesca sentirono che era l’amore a far girare il mondo . Fu allora che si alzo’ una musica e il cervo inaspettatamente canto’: “ Cessate, o donne, il vostro sospirare, gli uomini furon sempre ingannatori ; con un piede sul lido e l’altro in mare, mai furon costanti negli amori. Dunque cessate, più non sospirate e lasciate partir chi se ne va; e state allegre, e i lamenti mutate in un gaio trallerollerollà”. Non capirono tutto questo le amiche di Viane, solo Sofia non aveva dubbi sotto le sembianze di quel cervo si celava Shakespeare ,conosceva a memoria Molto rumore per nulla, commedia da lei prediletta. Aveva ragione,William era tornato per porre un lieto fine al rapimento di Viane. (continua)
domenica 10 gennaio 2016
Magie a Grimaldi
Il giardino segreto, acquarello di M. Spada
Per sortilegi e magie non era da meno di Triora il dolce paesino di Grimaldi. Qui ,oltre al clamoroso evento della guarigione di Piero che ora camminava e al posto dell’auto, auspicando uno stle di vita ecologico, se ne andava in giro con una biga elettrica, stavano avvenendo altri fatti strani. Le tre intime amiche di Viane, mentre erano in attesa del suo ritorno , furono le prime a constatare che proprio a Grimaldi si aggirassero fatine e animali parlanti sotto le cui sembianze si celavano personaggi riemersi da un passato molto lontano. La prima ad accorgersene fu Sofia che sfogliando un libro di sorte riposto accanto a un testo di storia greca della fornita biblioteca di Piero, vi trovo’ figure di donne che, nella località di Triora, partecipavano a sconvolgenti sabba sotto enormi alberi di noce .Sfogliava quelle pagine con avidità soffermandosi su indicazioni che odoravano di stregoneria. Una mappa indicava un luogo lugubre detto La Cà Botina e un percorso da seguire per arrivare in un punto barrato con croci e serpenti riportato col nome di Lagodegnu. Al solo guardarlo Sofia si senti’ mancare.”Cielo ma che orrore”, inizio’a pensare, quindi posando ancora gli occhi tra macabre illustrazioni mise il dito sul sentiero che conduceva a Lagodegnu, indicato come un piccolo lago formato da una cascata, e ancora incredula vide tutto il resto. Le mancava il respiro ma il suo carattere curioso la fece proseguire. Sfogliava quel libro con avidità ormai agganciata da frasi di dubbio significato affiancate a disegni di braceri dove ardeva legno di alloro . Pagina dopo pagina ad un tratto sbuco’ un foglietto che svelava tutt’altra verità contenuta nel libro appena rinvenuto. “Venite, venite ”, chioso’ rivolgendosi a Emma e Francesca tutte prese a scegliere il vestito da indossare per la festa che in paese si stava preparando in onore di Viane, “ascoltate“, disse catturando la curiosità di Emma che nel frattempo insieme a Francesca valutava se indossare un abito piuttosto che un altro, entrambi acquistati in una golosa boutique del centro di Milano dove era solita sedare le sue ansie esistenziali, “ Se negli anni Duemila una donna rinverrà questo raro testo antico non perda tempo e si faccia avanti perchè quello che vi è scritto non è la verità. Ricordi a tutta la valle che noi donne del 1587 eravamo innocenti e non essendo la causa dell’avvenuta carestia non dovevamo essere mandate al rogo”. Sofia leggeva e ragionando senti’ che per lei si stava presentando l’occasione da tempo attesa, quella che avrebbe dato finalmente un senso alla sua vita di scrittrice sempre alla ricerca del suo io più profondo e di storie dove il sogno si confondeva con la realtà. “ Ma che vai leggendo”, si appresto’ a contestare Emma limando, quasi incurante , le unghie delle sue mani scintillanti affidate ad una delle più note hand stylist parigine come lei chiamava con parole alla moda le stiliste delle mani ”. “prosegui, prosegui”, continuo’ a dire quasi noncurante spalmandosi una crema al karitè insieme a una polvere iridescente. “Ragazze , non minimizzate quello che sto per leggervi e ascoltate quello che ribadisce ancora una certa Isotta Stella come si firma alla fine . “Se si ignorerà questo mio messaggio una donna, che ben conoscete, rimarrà per sempre prigioniera di un prepotente signore del cinquecento fomentatore del tribunale dell’inquisizione capace ancora oggi di tenere soggiogata l’intera valle ai suoi voleri “. Fu a seguito di queste parole che le amiche di Viane si guardarono intorno con circospezione. “Ma allora è vero quello che una volta ho sentito a proposito della carestia del grano che a Triora aveva portato a mandare al rogo diverse ragazze con l’accusa di stregoneria?” , si interrogo’ Francesca , “ricordo di aver udito questa storia da un contadino della zona proprio ieri mentre prendevo un caffè nel bar del paese. Pensavo scherzasse o volesse solo attrarre la mia attenzione quando riferiva di streghe e maghi che ancora si aggirano nella valle Argentina . Accipicchia, e allora è tutto vero! Volete vedere che Viane è stata rapita per compiere una missione e che anche noi ne siamo invischiate? “ Mentre nominava la parola missione alle loro spalle si alzo’ un forte vento. Nel giardino prospicente la sala della grande biblioteca tutto ondeggiava , volavano le foglie, si alzavono le sedie, alcuni uccelli venuti dal mare volteggiavano come impazziti, animali simili a serpenti vagavano liberi tra le siepi finchè una voce si alzo’ mettendo fine a quell’orribile scompiglio che aveva terrorizzato l’intero trio . “ Sofia, Emma ,Francesca! Sono Isotta Stella . La vostra Viane è salva ma affinchè ritorni dovete far si’ che l’intero paese si smobiliti in favore della nostra innocenza . Raccontate a tutti che il seme di cui eravamo in possesso avrebbe potuto nutrire tutto il mondo. Noi donne del rinascimento volevamo salvare il pianeta , eravamo contro la speculazione, il monte delle Forche e tutta la nostra valle non poteva essere fonte di devastazione , le colture dovevano avvicendarsi per essere vero nutrimento. In questo noi credevamo e per questo siamo state torturate o uccise.” “ Spiegati meglio”, la prego’ Sofia .” “Cara figliola ai tempi le donne contavano poco e quindi non era difficile attribuirci fatti inesistenti. Fummo accusate di essere la causa di piogge acide, di pestilenze e di altre cattiverie non di certo avvenute per causa nostra”. Parlo’ cosi’ Isotta mentre un orrendo pipistrello inizio’ a volteggiare nella stanza della biblioteca rubando il prezioso documento dalle mani di Sofia che esterefatta vide Isotta estrarre una spada e colpire il disgustoso topaccio volante che in breve se la squaglio’. “ Codardo”, gli urlo’ lei , “Ecco , è lui il prepotente falso gentiluomo che ingaggio’ squadre di uomini disposti ad accusare di stregoneria tutte le abitanti di Cà Botina. Ancora fa il prevaricatore , ancora spera che con i suoi poteri magici nessuno mai saprà la verità e che per sempre saremo le bagine di Triora che compivano orribili sortilegi. ” .Si udirono dei tuoni, poi lampi e fulmini , le luci della biblioteca dove Sofia, Emma e Francesca si trovavano asseragliate dietro un divano, prima si accesero e poi si spensero ,la boiserie si mise a cigolare e a creparsi, i libri danzavano nell’aria insieme al volume appena rinvenuto, finchè tra urla di terrore e imprecazioni plano’ nuovamente nelle mani di Sofia insieme all’importante documento. Isotta intanto le aveva salutate implorando la loro solidarietà ,un cervo l’attendeva nel giardino di Piero che in quell’istante assunse la fisionomia di quello delle Esperidi . Per alcuni minuti nell’aria aleggio’ qualcosa di divino , le mele degli alberi divennero d’oro, le fontane sgorgarono acqua al profumo d’ambra e non solo Sofia ma anche Emma e Francesca sentirono che era l’amore a far girare il mondo . Fu allora che si alzo’ una musica e il cervo inaspettatamente canto’: “ Cessate, o donne, il vostro sospirare, gli uomini furon sempre ingannatori ; con un piede sul lido e l’altro in mare, mai furon costanti negli amori. Dunque cessate, più non sospirate e lasciate partir chi se ne va; e state allegre, e i lamenti mutate in un gaio trallerollerollà”. Non capirono tutto questo le amiche di Viane, solo Sofia non aveva dubbi sotto le sembianze di quel cervo si celava Shakespeare ,conosceva a memoria Molto rumore per nulla, commedia da lei prediletta. Aveva ragione,William era tornato per porre un lieto fine al rapimento di Viane. (continua)
Per sortilegi e magie non era da meno di Triora il dolce paesino di Grimaldi. Qui ,oltre al clamoroso evento della guarigione di Piero che ora camminava e al posto dell’auto, auspicando uno stle di vita ecologico, se ne andava in giro con una biga elettrica, stavano avvenendo altri fatti strani. Le tre intime amiche di Viane, mentre erano in attesa del suo ritorno , furono le prime a constatare che proprio a Grimaldi si aggirassero fatine e animali parlanti sotto le cui sembianze si celavano personaggi riemersi da un passato molto lontano. La prima ad accorgersene fu Sofia che sfogliando un libro di sorte riposto accanto a un testo di storia greca della fornita biblioteca di Piero, vi trovo’ figure di donne che, nella località di Triora, partecipavano a sconvolgenti sabba sotto enormi alberi di noce .Sfogliava quelle pagine con avidità soffermandosi su indicazioni che odoravano di stregoneria. Una mappa indicava un luogo lugubre detto La Cà Botina e un percorso da seguire per arrivare in un punto barrato con croci e serpenti riportato col nome di Lagodegnu. Al solo guardarlo Sofia si senti’ mancare.”Cielo ma che orrore”, inizio’a pensare, quindi posando ancora gli occhi tra macabre illustrazioni mise il dito sul sentiero che conduceva a Lagodegnu, indicato come un piccolo lago formato da una cascata, e ancora incredula vide tutto il resto. Le mancava il respiro ma il suo carattere curioso la fece proseguire. Sfogliava quel libro con avidità ormai agganciata da frasi di dubbio significato affiancate a disegni di braceri dove ardeva legno di alloro . Pagina dopo pagina ad un tratto sbuco’ un foglietto che svelava tutt’altra verità contenuta nel libro appena rinvenuto. “Venite, venite ”, chioso’ rivolgendosi a Emma e Francesca tutte prese a scegliere il vestito da indossare per la festa che in paese si stava preparando in onore di Viane, “ascoltate“, disse catturando la curiosità di Emma che nel frattempo insieme a Francesca valutava se indossare un abito piuttosto che un altro, entrambi acquistati in una golosa boutique del centro di Milano dove era solita sedare le sue ansie esistenziali, “ Se negli anni Duemila una donna rinverrà questo raro testo antico non perda tempo e si faccia avanti perchè quello che vi è scritto non è la verità. Ricordi a tutta la valle che noi donne del 1587 eravamo innocenti e non essendo la causa dell’avvenuta carestia non dovevamo essere mandate al rogo”. Sofia leggeva e ragionando senti’ che per lei si stava presentando l’occasione da tempo attesa, quella che avrebbe dato finalmente un senso alla sua vita di scrittrice sempre alla ricerca del suo io più profondo e di storie dove il sogno si confondeva con la realtà. “ Ma che vai leggendo”, si appresto’ a contestare Emma limando, quasi incurante , le unghie delle sue mani scintillanti affidate ad una delle più note hand stylist parigine come lei chiamava con parole alla moda le stiliste delle mani ”. “prosegui, prosegui”, continuo’ a dire quasi noncurante spalmandosi una crema al karitè insieme a una polvere iridescente. “Ragazze , non minimizzate quello che sto per leggervi e ascoltate quello che ribadisce ancora una certa Isotta Stella come si firma alla fine . “Se si ignorerà questo mio messaggio una donna, che ben conoscete, rimarrà per sempre prigioniera di un prepotente signore del cinquecento fomentatore del tribunale dell’inquisizione capace ancora oggi di tenere soggiogata l’intera valle ai suoi voleri “. Fu a seguito di queste parole che le amiche di Viane si guardarono intorno con circospezione. “Ma allora è vero quello che una volta ho sentito a proposito della carestia del grano che a Triora aveva portato a mandare al rogo diverse ragazze con l’accusa di stregoneria?” , si interrogo’ Francesca , “ricordo di aver udito questa storia da un contadino della zona proprio ieri mentre prendevo un caffè nel bar del paese. Pensavo scherzasse o volesse solo attrarre la mia attenzione quando riferiva di streghe e maghi che ancora si aggirano nella valle Argentina . Accipicchia, e allora è tutto vero! Volete vedere che Viane è stata rapita per compiere una missione e che anche noi ne siamo invischiate? “ Mentre nominava la parola missione alle loro spalle si alzo’ un forte vento. Nel giardino prospicente la sala della grande biblioteca tutto ondeggiava , volavano le foglie, si alzavono le sedie, alcuni uccelli venuti dal mare volteggiavano come impazziti, animali simili a serpenti vagavano liberi tra le siepi finchè una voce si alzo’ mettendo fine a quell’orribile scompiglio che aveva terrorizzato l’intero trio . “ Sofia, Emma ,Francesca! Sono Isotta Stella . La vostra Viane è salva ma affinchè ritorni dovete far si’ che l’intero paese si smobiliti in favore della nostra innocenza . Raccontate a tutti che il seme di cui eravamo in possesso avrebbe potuto nutrire tutto il mondo. Noi donne del rinascimento volevamo salvare il pianeta , eravamo contro la speculazione, il monte delle Forche e tutta la nostra valle non poteva essere fonte di devastazione , le colture dovevano avvicendarsi per essere vero nutrimento. In questo noi credevamo e per questo siamo state torturate o uccise.” “ Spiegati meglio”, la prego’ Sofia .” “Cara figliola ai tempi le donne contavano poco e quindi non era difficile attribuirci fatti inesistenti. Fummo accusate di essere la causa di piogge acide, di pestilenze e di altre cattiverie non di certo avvenute per causa nostra”. Parlo’ cosi’ Isotta mentre un orrendo pipistrello inizio’ a volteggiare nella stanza della biblioteca rubando il prezioso documento dalle mani di Sofia che esterefatta vide Isotta estrarre una spada e colpire il disgustoso topaccio volante che in breve se la squaglio’. “ Codardo”, gli urlo’ lei , “Ecco , è lui il prepotente falso gentiluomo che ingaggio’ squadre di uomini disposti ad accusare di stregoneria tutte le abitanti di Cà Botina. Ancora fa il prevaricatore , ancora spera che con i suoi poteri magici nessuno mai saprà la verità e che per sempre saremo le bagine di Triora che compivano orribili sortilegi. ” .Si udirono dei tuoni, poi lampi e fulmini , le luci della biblioteca dove Sofia, Emma e Francesca si trovavano asseragliate dietro un divano, prima si accesero e poi si spensero ,la boiserie si mise a cigolare e a creparsi, i libri danzavano nell’aria insieme al volume appena rinvenuto, finchè tra urla di terrore e imprecazioni plano’ nuovamente nelle mani di Sofia insieme all’importante documento. Isotta intanto le aveva salutate implorando la loro solidarietà ,un cervo l’attendeva nel giardino di Piero che in quell’istante assunse la fisionomia di quello delle Esperidi . Per alcuni minuti nell’aria aleggio’ qualcosa di divino , le mele degli alberi divennero d’oro, le fontane sgorgarono acqua al profumo d’ambra e non solo Sofia ma anche Emma e Francesca sentirono che era l’amore a far girare il mondo . Fu allora che si alzo’ una musica e il cervo inaspettatamente canto’: “ Cessate, o donne, il vostro sospirare, gli uomini furon sempre ingannatori ; con un piede sul lido e l’altro in mare, mai furon costanti negli amori. Dunque cessate, più non sospirate e lasciate partir chi se ne va; e state allegre, e i lamenti mutate in un gaio trallerollerollà”. Non capirono tutto questo le amiche di Viane, solo Sofia non aveva dubbi sotto le sembianze di quel cervo si celava Shakespeare ,conosceva a memoria Molto rumore per nulla, commedia da lei prediletta. Aveva ragione,William era tornato per porre un lieto fine al rapimento di Viane. (continua)
venerdì 1 gennaio 2016
La rivelazione
La dolce vita, acquarello su carta di M. Spada
Mentre Viane e Brando si guardavano curiosi e
ansiosi di conoscere i misteri celati nel dipinto scoperto nel castello Samira inizio’ a svelare il suo segreto. Era
affascinante, più la si guardava e più rivelava un animo dolce, e Brando che
ancora non sapeva cosa fosse il vero amore di colpo, senza attendere di
conoscere per intero la sua storia, se ne innamoro’. “Brando non farlo!”, lo
scongiuro’ lei leggendo negli occhi del
ragazzo l’inizio della loro reciproca passione sbocciata all’improvviso come un
fior di campo, “se ti innamorerai di me resterai per sempre prigioniero in
questa valle e io tornero’ immediatamente nel dipinto da cui sono appena uscita
cosi’ quello che sto per narrarvi non lo
saprete mai. Non dimenticare che, qui a Triora, il mago è ancora in possesso
dei suoi antichi poteri e sta facendo di tutto per impedire il riscatto delle
donne imputate ingiustamente di stregoneria. Dovete guardarvi da lui e agire con circospezione
seguendo i voleri di Isotta . Lei é la sola che possiede la facoltà di
proteggervi da quel malvagio”. Brando per un po’ rimase in silenzio e non
dissimile da coloro che scoprono per la prima volta la profondità dell’amore si
vide già nel suo nuovo mondo di uomo adulto, con lui e Samira insieme per la vita .”La portero’ a vivere
alla Mortola”, disse tra sé e sé, “in quella insenatura dove c’é la casetta
semplice del mio amico pescatore che sta dirimpetto al mare con la spiaggia di
sotto dove attende sempre una barchetta
rosa chiamata La dolce vita. Per me
quella é la dimora più bella che esista. Di notte sarà la luna riflessa nell’acqua a farci
compagnia, di giorno saranno i raggi del sole a posarsi sulle nostre labbra
unite in un bacio che non avrà fine neppure quando insieme ci tufferemo
nell’azzurro del mare scendendo abbracciati in quel fondale trasparente nel quale
abitano creature fantastiche. Io finalmente potro’ fare il poeta e lei sarà la
mia musa, la sola a cui apriro’ il mio mondo immaginario”. Fu questo il suo
primo pensiero di uomo innamorato. Le immagini dei suoi luoghi amici racchiusi
dentro le insenatura della riviera di Ponente si sovrapponevano alle parole che
avrebbe voluto sussurrare a quella splendida fanciulla che continuava a
leggergli nel cuore perchè provava il
suo stesso sentimento. Poi mettendo da parte
rischi , paure e conseguenze non
ci penso’ due volte a dichiararsi cosi’, come un tempo, aveva fatto il suo
maestro William con Peirina. Fissando quegli occhi neri velati di nostalgia della bella africana le declamo’ alcuni versi
nati al momento, forse suggeriti dal cielo come spesso accade ai veri poeti .”Com’è
semplice amare quando hai trovato chi ti puo’ ricambiare.
Il mondo che non sapevi osservare ti si svela
piano sollevando ad ogni tuo passo il velo che lo avvolgeva. Cammmino
e
mentre il vento si alza lento con la sua musica tutto mi appare bello, anche le
foglie secche di un giardino addormentato
dove tu
con me torni ad attendere l’arrivo della nostra primavera.”
Due lacrime scesero lungo il volto di Samira, accompagnate
dal suo radioso sorriso, poi mostrando un seme bianco che teneva tra le mani diede il
via alla sua rivelazione. “Il comandante della nave, a cui mia madre mi aveva
affidata, giunto a Triora mi porto’ a vivere nel suo casale insieme alla moglie,
nota in tutto il paese come colei che aveva il dono di dare al pane un sapore
speciale secondo una ricetta segreta che nessuno conosceva . Un giorno colta da
curiosità prese uno dei miei preziosi semi
e di nascosto del marito lo pianto’ nel campo della valle incrociandolo con
chicchi di grano . In pochi giorni si sviluppo’ una piantina prodigiosa mai
vista da queste parti e Giovanna, la
donna che chiamavo mamma, insieme ad altre
donne del borgo provo’ a ricavarne una farina sottile ottima per un pane
il cui profumo attiro’ l’intero paese . Quel cereale che mi aveva sottratto e
di cui lei si servi’ per la sua alchimia in Egitto veniva usato solo dai re ”.
Segui’ qualche istante di silenzio e mentre Samira pareva essere zittita da
qualcuno Viane fece per avvicinarsi a
lei domandando: “Dimmi quel cereale ha delle proprietà segrete? Come si chiama
? E’ lo stesso che vuole consegnarci Isotta? Ti prego non andartene”. La fanciulla, tanto desiderata da Brando, si
stava smaterializzando appena in tempo per svelare le prime due sillabe del
misterioso seme. “Te..., te...”, urlo’ allontanandosi sempre di più e
allungando una mano verso Brando quasi a voler fuggire con lui. Non ci volle
molto per capire che Samira non poteva più parlare ,ormai era tornata a far
parte di quel gruppo di figure ritratte da Bartolomeo Passerotti. Si sollevo’ un vento leggero e la farfalla
Sybilla torno’ a riprendersi i suoi amici. (continua)
Buon anno a tutti i lettori da Viane, Piero,
Brando, William, Peirina, Isotta, Samira,Sybilla e tutti i personaggi del mondo fantastico del
romanzo a puntate Tefal di Gabriella
Ledda
domenica 8 novembre 2015
Amour N1
Acquerello su carta di M.Spada
Anche Brando e Viane si strinsero per mano e con quello stupore infantile
che non conoscevano da tempo seguirono l'ascesa al cielo di quei due innamorati
di cui forse non avrebbero più saputo
nulla. Con occhi vergini, simili a quelli dei bambini , li osservarono
attendendo che sparissero dentro una stella senza nome e che loro con orgoglio
battezzarono Amour numero 1. "Ciao William è stato bello conoscerti
", urlo’ Brando senza staccare lo sguardo da quella scia luminosa
rilasciata dall'elevarsi dei due amanti. "Addio Peirina , non abbandonarci
! Siate felici", disse con voce accorata Viane provando un'improvvisa
sensazione di smarrimento quasi avesse perso gli spiriti guida di quella
vicenda ancora senza fine. "Ci mancheranno", soggiunse Viane guardando
dritto nelle pupille sognanti Brando," cosi’ come ci mancherà anche
Isotta". " Ma perchè, vorresti farmi credere che la nostra impresa è
giunta al termine?", chiese preoccupato Brando aggiungendo con un tono da
guerriero trionfante: "Pensi che finalmente abbiamo riscattato la
reputazione di quelle donne erroneamente accusate di stregoneria?".
"Non lo so", ribadi’ Viane con aria investigatrice, "non abbiamo
ancora tra le mani il seme leggendario di cui parlava Isotta e che dovrebbe
addirittura salvare il mondo". Resto’ muta per qualche istante poi,
sollevando con la mano un ciuffo della sua lucida chioma che le accarezzava la
fronte fino a ricadere lungo la gota rosata, torno’ verso il dipinto e si mise
in sua contemplazione. I suoi occhi apparivano quasi ipnotizzati, rapiti in una
sorta di estasi, si avvicinava al quadro ma poi con uno scatto vi si
allontanava, un passo avanti e due indietro, uno a sinistra e uno a destra.
Brando osservava esterefatto quel minuetto eseguito con la leggerezza di una
ballerina tuttavia non osava porre altre
domande a Viane temendo di interrompere quella curiosa magia che si stava per
compiere.Passarono pochi istanti e mentre lui cercava di reprimere anche il
respiro temendo che la sua presenza interferisse con quello che era li’ per
accadere una figura femminile del dipinto,muovendo prima gli occhi e poi le
labbra, fece cenno a Viane di avvicinarsi. "Mi chiamo Samira ", inizio’
a sussurrare aprendosi in un rassicurante sorriso dietro il quale si intravedeva
una dentatura bianchissima resa ancora più splendente dall'incarnato scuro del
suo volto, " non abbiate paura sono qui per aiutarvi ma prima vi devo
narrare la mia storia. Giunsi a Triora nel 1587 per sfuggire dall'Etiopia dove
era in corso una grave carestia e qui, in questo luogo fantastico, mi ci porto’
in parte mia madre, salendo su una nave clandestina, dopo avermi nascosta dentro una cesta a tamburo
che portava con disinvoltura sulla testa. Avevo pochi mesi e so poco di lei poichè
durante la traversata mori’ tuttavia, fortuna volle, che prima di andarsene
accanto a lei ci fosse il capitano della nave, un uomo dal cuore grande di nome
Libero. A Libero, che quando non viaggiava per mare viveva a Triora, mia madre
chiese di allevarmi e aprendogli la
grande ruvida mano che reggeva la sua
sempre più tremolante gli mise in mano un sacchettino pieno di semi.
"Sono la dote di Samira" gli spiego’ rivelandogli il mio nome. Con
questi puoi diventare ricco anche tu o l'uomo che sposerà questa mia creatura. Piantali nella valle dove
vive la tua famiglia e ti accorgerai del loro prodigioso mutamento." Viane
la ascoltava incredula mentre Brando le si avvicinava incoraggiandola a porre
alla gentil donna una domanda che gli stava ronzando nella mente fino a farlo
sobbalzare, come se ad un tratto avesse trovato il filo di Arianna che li
avrebbe condotti a trovare il senso della loro avventura. Uscendo dal suo
silenzio il ragazzo si porto’ al fianco di Viane e avvicinandosi al suo
orecchio, al cui lobo brillava uno zaffiro a forma di stella, le suggeri': "Chiedile se il seme che ha fatto
tremare i proprietari terrieri di questa valle giungeva dall'Africa".
" Fu proprio cosi’", rispose Samira, " Brando, non temere, le
mie parole sono anche per te. Io sento tutto e vedo tutto . Non dimenticare che
questo è un luogo magico. Sei un poeta e mi piaci proprio per questo d'altronde
la storia che sto per narrarvi è solo per chi ha le orecchie dei poeti." (continua)
venerdì 13 febbraio 2015
L'amore oltre la luna
Pannocchia di granturco, acquaerello di M. Spada
A Grimaldi nel frattempo si festeggiava e l'idea che la vita possa sorprendere, anche quando ormai è subentrata la rassegnazione, stava per insinuarsi tra gli abitanti del minuscolo paese e dintorni. "E' un mistero, il signor Piero è tornato a camminare", si bisbigliava nei vicoli, risonanti solo dei passi delle persone curiose, nei bar e perfino tra le barche, mentre nel mare liscio alcuni pescatori sorvegliavano le loro lenze che scendevano diritte nel buio dell'acqua. Qualcuno sorrideva, altri si guardavano increduli, altri ancora se ne uscivano con un rassegnato: "c'est la vie". Tuttavia quel fatto idilliaco aveva rimesso in giro un certo buon umore innescando, anche tra i più scettici, una predisposizione alla positività immaginando che chissà, forse, quello che si credeva impossibile ad un tratto poteva trasformarsi in possibile. Piero era esultante e mentre Viane proseguiva il suo misterioso viaggio nel fantastico mondo di Triora lui si ritrovava, con amici e parenti, nella sua bella villa dove erano anche accorse le tre amiche della sua sposa, informate che presto sarebbe giunta anche lei. Sofia arrivò per prima, tutta in bianco e rosa, con il volto raggiante di gioia ombreggiato da una grande paglia ancora estiva sulla quale grappoli di uva artificiale evocavano discreti i vigneti di Dolceacqua in cui alcuni suoi parenti producevano un profumato vinello, color rubino, chiamato Rossese e con il quale, proprio quella sera, l'intero borgo brindò. Quasi al tramonto, intanto che il cielo si infiammava di tutte le tonalità che vanno dall'arancio al rosso e poi ancora dal rosso all'arancio fino a divenire un unico colore, nel giardino, allestito a festa, giunsero anche Emma e Francesca, ancora incredule per quanto era successo a Piero e trepidanti per l'imminente rilascio di Viane annunciato perfino dai giornali locali. Si guardavano intorno, con la solita affettuosa malizia, disorientate come se d'un tratto si fossero accorte che la vita ha in serbo dei misteri capaci di soppiantare il calcolo e la stessa ragione . Poco più lontano, nella valle Argentina, dove il silenzio è persona, Viane e Brando, attraverso le parole di Peirina, entravano nei fatti segreti del 1587. La dolce figura femminile era a loro apparsa nello sventolio di un'ampia gonna ricamata e con la massa di capelli color notte mossi da un vento antico, si mostrava turbata ma trionfante. Procedeva lenta ruotando ad ogni passo la soffice gonna e mentre un fascio di luce bianca l'avvolgeva i suoi occhi e tutta la sua persona esprimevano la pacatezza e la soavità di chi si ridesta in nome dell'amore. William nascosto, come esigeva il sortilegio imposto da Isotta, l'ascoltava e chissà cosa avrebbe pagato per vederla, riabbracciarla e dirle, con il timbro melodioso della sua voce d'attore, che lei era stata il suo unico immenso amore e musa indiscussa di quella tragedia che li vide amanti. "Grazie per aver rotto l'incantesimo, grazie amici per avermi portato via dall'inferno dei sabba, grazie per aver riscattato la mia reputazione." Iniziò con queste ripetute espressioni di gratitudine il ritorno di Peirina alla sua vera identità insieme a un pianto sommesso, non di dolore ma di felicità. "In diversi provarono a liberarmi", proseguì con voce bella e pacata" ,soprattutto nel seicento ma nessuno ci riuscì. Il primo fu Salvator Rosa nel 1660, un pittore napoletano, soprannominato il principe delle tenebre, affascinato dalla nostra storia di streghe ma subito messo in fuga dalle prepotenze del mago che l'aveva minacciato di trasformarlo in un viscido serpente . Poi fu la volta di Sybilla Merian, la farfalla monarca che vi ha condotto fin qui e la cui vera identità doveva restare avvolta di mistero finchè non si apriva questo alto muro che mi teneva prigioniera. Sybilla era diventata una nostra protetta, in lei abbiamo visto quello che avremmo voluto essere anche noi circa un secolo prima, donne di un Rinascimento proteso a scoprire l'autonomia dell'individuo, la libertà della ragione dalla fede e pronte anche a combattere il tiranno. La sua emancipazione non poteva essere interrotta per riscattare la nostra reputazione e per questo le suggerimmo di andarsene, Triora in quel momento non era per lei, la meta giusta era l'America del Sud, sapevamo che lì, nella scoperta di un mondo animale e vegetale ancora sconosciuto, avrebbe trovato la felicità." Peirina parlava con lo sguardo dei tempi in cui era vissuta ed era bello ascoltarla mentre muoveva la sua bocca infantile soprattutto quando si riferiva a certe aspirazioni della sua epoca facendo intendere che alcuni modelli ideali gettarono i semi negli interstizi della coscienza e del tempo. "Dicci di più, narraci la tua storia ", chiese Viane affascinata da questa donna che sembrava più consapevole e moderna di quanto si potesse immaginare. "Ero la figlia di un pittore", iniziò a raccontare lei, nato nel 1530 e morto di dolore per la mia scomparsa nel 1593. Fu lui il primo a vedere in me la poetessa, fu lui ad essermi maestro, guida e consigliere, fu lui che fino all'ultimo si battè per discolparmi dall'accusa di essere una strega. Entrambi ci facevamo ispirare dalla natura, io le dedicavo versi , lui la ritraeva stravolgendola. Mio padre dipingeva quadri a doppio senso." "Vorrai dire con la tecnica del "capriccio" ?", domandò Viane sempre protesa a indagare sull'arte e i suoi splendori. "Sì il "capriccio" se così oggi chiamate quel meraviglioso universo artistico che seduceva al primo sguardo. In paese però non era ben visto. Cominciò a girare la voce che fosse un bislacco per via di quei suoi dipinti stravaganti, non capivano la sua ironia e certe sue caricature vennero fraintese tanto da creare intorno a sè più nemici che amici. Fu lui ad invitare qui Bartolomeo Passerotti, l'autore dell'opera che avete appena scoperto ma in verità, prima di essa vi era un suo dipinto. Era il ritratto di un uomo con la testa ornata da un cereale che qui non si era mai visto e subito si sparse la voce che si trattasse di una diavoleria. In realtà era una scoperta fatta da alcune donne di Triora che per caso, senza saperlo, avevano incrociato alcune piantine dalle quali nacque un seme che, tramutato in farina, dava al pane un sapore magico tanto che tutti iniziarono a volerne sempre di più . Quel dipinto venne subito rimosso e bruciato ma mio padre che conosceva bene Passerotti lo chiamò a dipingerne un altro più misterioso del suo. Ed è lì che, ancora oggi, è racchiuso il segreto delle donne di Triora. Quando il prezzo del grano cominciò a traballare alcuni possidenti, gelosi ed interessati, iniziarono a dare la caccia alle streghe ed io, essendo la figlia di quel pittore ribelle che aveva ritratto un uomo con la testa avvolta da un cereale misterioso, venni subito imputata". A un certo punto si interruppe e un'ombra dura calò sul suo viso come se risvegliandosi da quel letargo stesse rivedendo tutto l'orrore di quei momenti funesti . "Che c'è Peirina?", disse sempre più curiosa Viane rapita da quelle vicissitudini che come una porta girevole ruotavano intorno ai suoi occhi . "C'è che in seguito a quell'infamia non potei rivedere più l'uomo che amavo. C'eravamo conosciuti qui in questo castello, una notte d'estate, durante la rappresentazione di un suo play e fu subito amore, l'incanto della poesia che rende l'universo più sopportabile e lieve ci unì senza che ce ne accorgessimo. Si chiamava William ed era un poeta. Veniva da molto lontano parlava inglese, la lingua di mia madre,una nobildonna di Oxford che mi lasciò ancora in tenera età, i suoi canti erano sublimi, lui sapeva spalancare al primo sguardo le cose ultime e prime della vita. Si fermò nel suo racconto e gli occhi le si invasero di malinconia e di rimpianto finchè con l'ultimo filo di speranza iniziò a chiedersi: "Chissà dov'è, chissà se i suoi versi restarono per me o entrarono nel cuore di altre donne? Vorrei rivedere il suo volto, il suo sorriso luminoso" Fu allora che Brando prese coraggio e schiarendosi la voce la rassicurò: " Peirina, William è qui e giura d'amarti ancora come allora , più di allora, ma non puoi vederlo. "Oh Brando vorrei vederlo un solo istante", chiese lei sospirando. " Non si può Peirina", rispose lui guardando quel volto che splendeva di un vivace splendore. Dalla montagna si alzò una musica, una sorta di dialogo notturno tra due strumenti immaginari il cui timbro dell'uno e dell'altro sviluppò un'atmosfera di dolcezza calda e affettuosa. In quell'allegro sotto forma di sonata che rifuggiva cristallina ed elegante lei recitò: "Il mio amore te l'ho già dato prima che me lo chiedessi, eppure vorrei dovertelo dare di nuovo". Il silenzio durò due minuti finchè si sentì un rumor leggero di passi e una voce che prima lontana e poi vicina ricamò nell'aria un altro verso noto: "Felice sono io che amo e son riamato dove l'amor non cambia nè può esser ripudiato" . Non ce la fece William, non riuscì a rispettare quel patto stipulato con Isotta, era troppo grande quell'amore. Voleva riabbracciare la sua poetessa dall'aria così libera, le cui labbra morbide e avvolgenti sapevano dei frutti di bosco di Triora, voleva accarezzare, anche solo per un momento, la sua pelle color miele,voleva nuovamente provare quel brivido che accelera il respiro , l'attimo in cui tutto prende luce come la più bella delle costellazioni. Uscendo dal suo nascondiglio corse verso di lei e guardandola fissamente coi suoi occhi languidi , la strinse forte a sè, la baciò con tutto l'ardore di chi quell'ìstante l'aveva a lungo sospirato. Insieme stretti per mano volarono verso la luna avvolti nella medesima gioia d'amore. (continua) .
A Grimaldi nel frattempo si festeggiava e l'idea che la vita possa sorprendere, anche quando ormai è subentrata la rassegnazione, stava per insinuarsi tra gli abitanti del minuscolo paese e dintorni. "E' un mistero, il signor Piero è tornato a camminare", si bisbigliava nei vicoli, risonanti solo dei passi delle persone curiose, nei bar e perfino tra le barche, mentre nel mare liscio alcuni pescatori sorvegliavano le loro lenze che scendevano diritte nel buio dell'acqua. Qualcuno sorrideva, altri si guardavano increduli, altri ancora se ne uscivano con un rassegnato: "c'est la vie". Tuttavia quel fatto idilliaco aveva rimesso in giro un certo buon umore innescando, anche tra i più scettici, una predisposizione alla positività immaginando che chissà, forse, quello che si credeva impossibile ad un tratto poteva trasformarsi in possibile. Piero era esultante e mentre Viane proseguiva il suo misterioso viaggio nel fantastico mondo di Triora lui si ritrovava, con amici e parenti, nella sua bella villa dove erano anche accorse le tre amiche della sua sposa, informate che presto sarebbe giunta anche lei. Sofia arrivò per prima, tutta in bianco e rosa, con il volto raggiante di gioia ombreggiato da una grande paglia ancora estiva sulla quale grappoli di uva artificiale evocavano discreti i vigneti di Dolceacqua in cui alcuni suoi parenti producevano un profumato vinello, color rubino, chiamato Rossese e con il quale, proprio quella sera, l'intero borgo brindò. Quasi al tramonto, intanto che il cielo si infiammava di tutte le tonalità che vanno dall'arancio al rosso e poi ancora dal rosso all'arancio fino a divenire un unico colore, nel giardino, allestito a festa, giunsero anche Emma e Francesca, ancora incredule per quanto era successo a Piero e trepidanti per l'imminente rilascio di Viane annunciato perfino dai giornali locali. Si guardavano intorno, con la solita affettuosa malizia, disorientate come se d'un tratto si fossero accorte che la vita ha in serbo dei misteri capaci di soppiantare il calcolo e la stessa ragione . Poco più lontano, nella valle Argentina, dove il silenzio è persona, Viane e Brando, attraverso le parole di Peirina, entravano nei fatti segreti del 1587. La dolce figura femminile era a loro apparsa nello sventolio di un'ampia gonna ricamata e con la massa di capelli color notte mossi da un vento antico, si mostrava turbata ma trionfante. Procedeva lenta ruotando ad ogni passo la soffice gonna e mentre un fascio di luce bianca l'avvolgeva i suoi occhi e tutta la sua persona esprimevano la pacatezza e la soavità di chi si ridesta in nome dell'amore. William nascosto, come esigeva il sortilegio imposto da Isotta, l'ascoltava e chissà cosa avrebbe pagato per vederla, riabbracciarla e dirle, con il timbro melodioso della sua voce d'attore, che lei era stata il suo unico immenso amore e musa indiscussa di quella tragedia che li vide amanti. "Grazie per aver rotto l'incantesimo, grazie amici per avermi portato via dall'inferno dei sabba, grazie per aver riscattato la mia reputazione." Iniziò con queste ripetute espressioni di gratitudine il ritorno di Peirina alla sua vera identità insieme a un pianto sommesso, non di dolore ma di felicità. "In diversi provarono a liberarmi", proseguì con voce bella e pacata" ,soprattutto nel seicento ma nessuno ci riuscì. Il primo fu Salvator Rosa nel 1660, un pittore napoletano, soprannominato il principe delle tenebre, affascinato dalla nostra storia di streghe ma subito messo in fuga dalle prepotenze del mago che l'aveva minacciato di trasformarlo in un viscido serpente . Poi fu la volta di Sybilla Merian, la farfalla monarca che vi ha condotto fin qui e la cui vera identità doveva restare avvolta di mistero finchè non si apriva questo alto muro che mi teneva prigioniera. Sybilla era diventata una nostra protetta, in lei abbiamo visto quello che avremmo voluto essere anche noi circa un secolo prima, donne di un Rinascimento proteso a scoprire l'autonomia dell'individuo, la libertà della ragione dalla fede e pronte anche a combattere il tiranno. La sua emancipazione non poteva essere interrotta per riscattare la nostra reputazione e per questo le suggerimmo di andarsene, Triora in quel momento non era per lei, la meta giusta era l'America del Sud, sapevamo che lì, nella scoperta di un mondo animale e vegetale ancora sconosciuto, avrebbe trovato la felicità." Peirina parlava con lo sguardo dei tempi in cui era vissuta ed era bello ascoltarla mentre muoveva la sua bocca infantile soprattutto quando si riferiva a certe aspirazioni della sua epoca facendo intendere che alcuni modelli ideali gettarono i semi negli interstizi della coscienza e del tempo. "Dicci di più, narraci la tua storia ", chiese Viane affascinata da questa donna che sembrava più consapevole e moderna di quanto si potesse immaginare. "Ero la figlia di un pittore", iniziò a raccontare lei, nato nel 1530 e morto di dolore per la mia scomparsa nel 1593. Fu lui il primo a vedere in me la poetessa, fu lui ad essermi maestro, guida e consigliere, fu lui che fino all'ultimo si battè per discolparmi dall'accusa di essere una strega. Entrambi ci facevamo ispirare dalla natura, io le dedicavo versi , lui la ritraeva stravolgendola. Mio padre dipingeva quadri a doppio senso." "Vorrai dire con la tecnica del "capriccio" ?", domandò Viane sempre protesa a indagare sull'arte e i suoi splendori. "Sì il "capriccio" se così oggi chiamate quel meraviglioso universo artistico che seduceva al primo sguardo. In paese però non era ben visto. Cominciò a girare la voce che fosse un bislacco per via di quei suoi dipinti stravaganti, non capivano la sua ironia e certe sue caricature vennero fraintese tanto da creare intorno a sè più nemici che amici. Fu lui ad invitare qui Bartolomeo Passerotti, l'autore dell'opera che avete appena scoperto ma in verità, prima di essa vi era un suo dipinto. Era il ritratto di un uomo con la testa ornata da un cereale che qui non si era mai visto e subito si sparse la voce che si trattasse di una diavoleria. In realtà era una scoperta fatta da alcune donne di Triora che per caso, senza saperlo, avevano incrociato alcune piantine dalle quali nacque un seme che, tramutato in farina, dava al pane un sapore magico tanto che tutti iniziarono a volerne sempre di più . Quel dipinto venne subito rimosso e bruciato ma mio padre che conosceva bene Passerotti lo chiamò a dipingerne un altro più misterioso del suo. Ed è lì che, ancora oggi, è racchiuso il segreto delle donne di Triora. Quando il prezzo del grano cominciò a traballare alcuni possidenti, gelosi ed interessati, iniziarono a dare la caccia alle streghe ed io, essendo la figlia di quel pittore ribelle che aveva ritratto un uomo con la testa avvolta da un cereale misterioso, venni subito imputata". A un certo punto si interruppe e un'ombra dura calò sul suo viso come se risvegliandosi da quel letargo stesse rivedendo tutto l'orrore di quei momenti funesti . "Che c'è Peirina?", disse sempre più curiosa Viane rapita da quelle vicissitudini che come una porta girevole ruotavano intorno ai suoi occhi . "C'è che in seguito a quell'infamia non potei rivedere più l'uomo che amavo. C'eravamo conosciuti qui in questo castello, una notte d'estate, durante la rappresentazione di un suo play e fu subito amore, l'incanto della poesia che rende l'universo più sopportabile e lieve ci unì senza che ce ne accorgessimo. Si chiamava William ed era un poeta. Veniva da molto lontano parlava inglese, la lingua di mia madre,una nobildonna di Oxford che mi lasciò ancora in tenera età, i suoi canti erano sublimi, lui sapeva spalancare al primo sguardo le cose ultime e prime della vita. Si fermò nel suo racconto e gli occhi le si invasero di malinconia e di rimpianto finchè con l'ultimo filo di speranza iniziò a chiedersi: "Chissà dov'è, chissà se i suoi versi restarono per me o entrarono nel cuore di altre donne? Vorrei rivedere il suo volto, il suo sorriso luminoso" Fu allora che Brando prese coraggio e schiarendosi la voce la rassicurò: " Peirina, William è qui e giura d'amarti ancora come allora , più di allora, ma non puoi vederlo. "Oh Brando vorrei vederlo un solo istante", chiese lei sospirando. " Non si può Peirina", rispose lui guardando quel volto che splendeva di un vivace splendore. Dalla montagna si alzò una musica, una sorta di dialogo notturno tra due strumenti immaginari il cui timbro dell'uno e dell'altro sviluppò un'atmosfera di dolcezza calda e affettuosa. In quell'allegro sotto forma di sonata che rifuggiva cristallina ed elegante lei recitò: "Il mio amore te l'ho già dato prima che me lo chiedessi, eppure vorrei dovertelo dare di nuovo". Il silenzio durò due minuti finchè si sentì un rumor leggero di passi e una voce che prima lontana e poi vicina ricamò nell'aria un altro verso noto: "Felice sono io che amo e son riamato dove l'amor non cambia nè può esser ripudiato" . Non ce la fece William, non riuscì a rispettare quel patto stipulato con Isotta, era troppo grande quell'amore. Voleva riabbracciare la sua poetessa dall'aria così libera, le cui labbra morbide e avvolgenti sapevano dei frutti di bosco di Triora, voleva accarezzare, anche solo per un momento, la sua pelle color miele,voleva nuovamente provare quel brivido che accelera il respiro , l'attimo in cui tutto prende luce come la più bella delle costellazioni. Uscendo dal suo nascondiglio corse verso di lei e guardandola fissamente coi suoi occhi languidi , la strinse forte a sè, la baciò con tutto l'ardore di chi quell'ìstante l'aveva a lungo sospirato. Insieme stretti per mano volarono verso la luna avvolti nella medesima gioia d'amore. (continua) .
domenica 1 febbraio 2015
I misteri del castello
Papillon, acquerello su carta di Maurizio Spada
La grande farfalla monarca, fiera nella sua livrea arancione, ingigantita per volere di Isotta, danzava nel cielo come una leggiadra ballerina accompagnata da un molto allegro quartetto d'archi in sol maggiore. Ruotava e modificava il volo d'attacco, in cui l'ala entra nell'aria, quasi con trasgressione, disegnando figure fantastiche. "Guarda Viane quello è un elfo", urlava sbalordito Brando girandosi indietro, "oh, adesso c'è un cavallo alato, ora una sirena". Anche Viane si perdeva tra quei soavi miraggi aerei creati dall'artistica farfallina facendosi, di volta in volta, avvolgere da un impeto di gioia e da una muta beatitudine. Tutti e due vedevano quello che un tempo non avrebbero mai potuto scorgere se non in un sogno . L'aria aromatica che giungeva dal mare li travolgeva. Era là, il mare a strisce turchine e verde bottiglia, era lì il suo fondo graziosamente ondulato e l'aria sembrava essere solo mossa da quel lieve e grandioso sussurro che diceva parole di bontà. "Come ti chiami?", domandò Viane alla magica farfalla mentre lei seguendo una sua immaginaria musica ne abbandonava il velo di mistero fino a farsi trascinare nella lentezza di un andante. "Sybilla", rispose , "e vengo da molto lontano. Per fortuna sono una grande viaggiatrice e con le mie numerose tecniche di volo sono capace di compiere anche più di duemila chilometri". "Dunque non sei di qui?", chiese con curiosità Viane. "No, ma..".Sybilla si schiarì la vocina flebile e atterrando su un campo di soffice camomilla iniziò a narrare la sua storia personale. " Statemi a sentire", disse scrollando prima un'ala e poi l'altra per far scendere dalla sua livrea Viane e Brando, " Beh, ormai vi è chiaro, qui a Triora le donne non erano ben viste nei secoli passati e quando ci sono capitata nel 1690 sono divenuta anch'io vittima di una magia." "Nel 1690?", esclamarono stupiti i suoi interlocutori. "Che ci facevi qui in quella data? Ma chi sei in verità?, aggiunse Viane sempre più confusa. Sybilla sospirò per qualche istante quindi parlò: "Io sono un' entomologa ma sono nota soprattutto per le mie doti di pittrice naturalista, in particolare mi sono dedicata allo studio delle farfalle tropicali dipingendole su delle tavole che ancora oggi fanno il giro del mondo insieme a quelle dove compaiono iguane,serpenti, ragni , ananas, manioche e papaie . Le mie origini sono tedesche ma ho vissuto anche nell'America del Sud e precisamente nella Guyana, oggi Suriname. Lì, in quella colonia olandese abitata da indigeni amerindi, ho fatto l'esploratrice, scoprendo tutta una specie di animali e vegetali del tutto sconosciute in Europa". "Vieni al dunque", la esortò Brando con la sua solita impazienza, "che centra tutto questo con Triora e con quello che sei adesso? Com'è che conosci Isotta, Peirina e forse anche William, il nostro amico cervo?". "Ah miei cari, vorrei svelarvi tante cose ma per ora non posso e chi sono veramente lo scoprirete strada facendo. Io venni qui per caso circa un secolo dopo la data del processo dell'Inquisizione. All'epoca ero diretta in Olanda , il mio matrimonio era andato a rotoli, volevo ritirarmi in un castello dove già viveva una comunità di ricercatori protestanti per compiere alcuni studi sulle farfalle tropicali ma, per motivi che non posso rivelarvi, mi ritrovai a Triora. Ero una donna molto curiosa e determinata e un amico inglese, beh un po' di più di un amico, anch'esso grande naturalista e già residente a Ventimiglia, mi aveva indotta a spingermi fin qui poichè, a suo avviso, in questa valle vi erano delle piante e degli insetti ancora sconosciuti. Volevo dipingerli, studiarli, selezionarli e riportarli nell'opera che più avanti, quando andai nella Guyana, avrei portato a termine . Giunsi in questo borgo con tanti sogni e tante speranze, figuratevi che la mia passione erano i bruchi ed io li andavo a scovare ovunque specialmente sotto i massi. Un giorno però anch'io mi imbattei nel terribile mago a voi noto. Avevo quasi sollevato la pietra che ben conoscete, quella con l'impronta del cervo. Stavo per leggere la data che vi era impressa, il discusso anno 1587, quando una voce mi esortò a fermarmi. Non sapevo che in quel modo avrei liberato Isotta Stella, cosa che quel mago osteggiava. Lui mi apparve nelle vesti di una vespa e pungendomi mi allontanò dal masso. Passò qualche istante, in cui rimasi stordita per il dolore,e mi risvegliai nelle vesti di una farfalla monarca mentre una voce mi intimava di andarmene e di non mettere mai più piede a Triora poichè, ogni qual volta l'avessi fatto, sarei stata tramutata in farfalla, l'insetto di satana come si diceva in quell'era piena di superstizioni popolari e di ignoranza in materia naturalistica . La cosa non mi dispiaceva anzi quella mia metamorfosi, seppur passeggera, poteva servirmi per il trattato che stavo scrivendo ma delle donne, radunate sotto un albero di noci, me lo sconsigliarono. C'erano anche Isotta e Peirina, mi raccontarono la loro triste storia e poi mi dissero di andarmene poichè io all'epoca dovevo restare chi in realtà ero. Si commossero per le mie imprese, a loro modo erano delle naturaliste, così con quella complicità tutta femminile vollero sacrificarsi a mio favore . Sono passati diversi secoli da quel giorno e per fortuna ora ,col vostro aiuto, sarà fatta giustizia. Io riposavo nel cimitero di Amsterdam ma Isotta , coi suoi nuovi poteri da fatina, mi ha ridestata portandomi nuovamente qui per darvi una mano ." La storia mise un po' di ansia sia a Viane sia a Brando timorosi di non farcela a uscire indenni da questa avventura dove forse a loro volta potevano diventare vittime di quel magaccio senza scrupoli ed essere trasformati in chissà quale animale. "Mamma mia", pronunciò Viane guardando negli occhi prima Sybilla e poi Brando, "che storia senza fine è questa, mi si sta gelando il cuore " Salirono nuovamente sulla livrea della farfalla e aggrappandosi alle sue stupende ali macchiate di bianco tra volteggi di ogni genere giunsero al castello di Triora. Ormai era sera e tutto intorno sembrava tingersi di paura e di sospetto. Sybilla li aveva appena lasciati ricordando ai suoi amici prudenza e circospezione. Erano soli e Brando sentiva la mancanza del suo William anche se ,dentro di sè, sapeva che presto gli sarebbe apparso, lui era uno da colpi di scena. "Brando, Brando, che si fa adesso, non abbiamo neppure una torcia e qui è tutto buio e diroccato", disse Viane provando un senso di inadeguatezza a quella che pareva una vicenda sempre più pericolosa. "Fra poco ci sarà la luna ", rispose Brando e poi in terra ci sono disegnate delle frecce, non ci perderemo e prima o poi troveremo Peirina". Intanto ogni tanto si udiva il verso di una civetta, poi lo strisciare di qualche serpentello e dietro di lui la corsa di una colonia di gatti neri alla ricerca di cibo, oltre allo squittio di grossi topi che, qua e là, entravano e uscivano dai muri del castello. Sembrava di essere in un luogo lugubre e allo stesso tempo sacro ma soprattutto vietato. "Brando, guarda lì", lo richiamò Viane mentre lui con lo sguardo cercava il suo William da ogni parte."Su questa parete c'è un dipinto, e raffigura delle donne nell'atto di macinare un chicco che non è grano. Aspetta un attimo , c'è la data. Oh, ancora !587".Viane per quache istante rimase impietrita, poi curiosa come sempre di ogni genere di pittura iniziò ad esaminare l'opera. L'accarezzò per stabilirne lo stato, la guardò da lontano e poi da vicino finchè, con l'entusiasmo di un intenditore, esclamò:" C'è una firma, è quella di Bartolomeo Passerotti. Era un importante pittore bolognese della metà del cinquecento, chissà cosa ci faceva da queste parti e chissà quale mistero è racchiuso in questo dipinto? Forse è in questi volti femminili e in questa descrittiva scena il segreto di Triora. Delle donne avevano scoperto un nuovo seme alternativo al grano ma, poichè l'economia del paese era basata su questo cereale, nessuno doveva saperlo e così per liberarsene le accusarono di stregoneria inventandosi una carestia mai avvenuta." "Certo, hai ragione deve essere andata proprio così", rispose il ragazzo appoggiando la sua teoria,"ci siamo allora, abbiamo risolto parte dell'enigma. Ma dimmi secondo te quel seme che mai sarà?" Si avvicinarono insieme al singolare dipinto ambientato nel forno di un paese con donne negli abiti dell'epoca e tra tonde pagnotte e farine videro che quel seme, pronto per la macina, assomigliava a quello che avevano perso e che Isotta ora custodiva gelosamente. Stavano per immaginare che presto il mistero gli sarebbe stato svelato quando una voce li fece sobbalzare. "Chiamatela, dite che sono con voi". "Ma questa è la voce di William", disse Brando felice di riaverlo accanto. "Sono qui ragazzi, Isotta ha fatto uno dei suoi sortilegi e solo per stanotte, in barba al mago, sono tornato ad essere quello che ero anche se Peirina non mi deve ancora vedere". Viane e Brando salirono per una scala traballante e giunti in cima alla torre provarono ad urlare il nome di Peirina ma nulla e nessuno si sentiva e si vedeva. "Pronunciate questi versi ", li esortò ancora William con il cuore a mille mentre se ne stava nascosto dietro una colonna , "Chiamami amore e sarà il mio nuovo battesimo: ecco, non mi chiamo più Romeo". Li pronunciò Brando con tutta la tenerezza che possedeva. Seguì un silenzio senza fine poi da dietro un alto muro vacillante giunse una bellissima voce che, prima in italiano e poi in inglese, rispose :" Chi sei tu che così avvolto nella notte inciampi nei miei pensieri? What man art thou that thus bescreen'd in night
So stumblest on my counsel?". (continua) .
La grande farfalla monarca, fiera nella sua livrea arancione, ingigantita per volere di Isotta, danzava nel cielo come una leggiadra ballerina accompagnata da un molto allegro quartetto d'archi in sol maggiore. Ruotava e modificava il volo d'attacco, in cui l'ala entra nell'aria, quasi con trasgressione, disegnando figure fantastiche. "Guarda Viane quello è un elfo", urlava sbalordito Brando girandosi indietro, "oh, adesso c'è un cavallo alato, ora una sirena". Anche Viane si perdeva tra quei soavi miraggi aerei creati dall'artistica farfallina facendosi, di volta in volta, avvolgere da un impeto di gioia e da una muta beatitudine. Tutti e due vedevano quello che un tempo non avrebbero mai potuto scorgere se non in un sogno . L'aria aromatica che giungeva dal mare li travolgeva. Era là, il mare a strisce turchine e verde bottiglia, era lì il suo fondo graziosamente ondulato e l'aria sembrava essere solo mossa da quel lieve e grandioso sussurro che diceva parole di bontà. "Come ti chiami?", domandò Viane alla magica farfalla mentre lei seguendo una sua immaginaria musica ne abbandonava il velo di mistero fino a farsi trascinare nella lentezza di un andante. "Sybilla", rispose , "e vengo da molto lontano. Per fortuna sono una grande viaggiatrice e con le mie numerose tecniche di volo sono capace di compiere anche più di duemila chilometri". "Dunque non sei di qui?", chiese con curiosità Viane. "No, ma..".Sybilla si schiarì la vocina flebile e atterrando su un campo di soffice camomilla iniziò a narrare la sua storia personale. " Statemi a sentire", disse scrollando prima un'ala e poi l'altra per far scendere dalla sua livrea Viane e Brando, " Beh, ormai vi è chiaro, qui a Triora le donne non erano ben viste nei secoli passati e quando ci sono capitata nel 1690 sono divenuta anch'io vittima di una magia." "Nel 1690?", esclamarono stupiti i suoi interlocutori. "Che ci facevi qui in quella data? Ma chi sei in verità?, aggiunse Viane sempre più confusa. Sybilla sospirò per qualche istante quindi parlò: "Io sono un' entomologa ma sono nota soprattutto per le mie doti di pittrice naturalista, in particolare mi sono dedicata allo studio delle farfalle tropicali dipingendole su delle tavole che ancora oggi fanno il giro del mondo insieme a quelle dove compaiono iguane,serpenti, ragni , ananas, manioche e papaie . Le mie origini sono tedesche ma ho vissuto anche nell'America del Sud e precisamente nella Guyana, oggi Suriname. Lì, in quella colonia olandese abitata da indigeni amerindi, ho fatto l'esploratrice, scoprendo tutta una specie di animali e vegetali del tutto sconosciute in Europa". "Vieni al dunque", la esortò Brando con la sua solita impazienza, "che centra tutto questo con Triora e con quello che sei adesso? Com'è che conosci Isotta, Peirina e forse anche William, il nostro amico cervo?". "Ah miei cari, vorrei svelarvi tante cose ma per ora non posso e chi sono veramente lo scoprirete strada facendo. Io venni qui per caso circa un secolo dopo la data del processo dell'Inquisizione. All'epoca ero diretta in Olanda , il mio matrimonio era andato a rotoli, volevo ritirarmi in un castello dove già viveva una comunità di ricercatori protestanti per compiere alcuni studi sulle farfalle tropicali ma, per motivi che non posso rivelarvi, mi ritrovai a Triora. Ero una donna molto curiosa e determinata e un amico inglese, beh un po' di più di un amico, anch'esso grande naturalista e già residente a Ventimiglia, mi aveva indotta a spingermi fin qui poichè, a suo avviso, in questa valle vi erano delle piante e degli insetti ancora sconosciuti. Volevo dipingerli, studiarli, selezionarli e riportarli nell'opera che più avanti, quando andai nella Guyana, avrei portato a termine . Giunsi in questo borgo con tanti sogni e tante speranze, figuratevi che la mia passione erano i bruchi ed io li andavo a scovare ovunque specialmente sotto i massi. Un giorno però anch'io mi imbattei nel terribile mago a voi noto. Avevo quasi sollevato la pietra che ben conoscete, quella con l'impronta del cervo. Stavo per leggere la data che vi era impressa, il discusso anno 1587, quando una voce mi esortò a fermarmi. Non sapevo che in quel modo avrei liberato Isotta Stella, cosa che quel mago osteggiava. Lui mi apparve nelle vesti di una vespa e pungendomi mi allontanò dal masso. Passò qualche istante, in cui rimasi stordita per il dolore,e mi risvegliai nelle vesti di una farfalla monarca mentre una voce mi intimava di andarmene e di non mettere mai più piede a Triora poichè, ogni qual volta l'avessi fatto, sarei stata tramutata in farfalla, l'insetto di satana come si diceva in quell'era piena di superstizioni popolari e di ignoranza in materia naturalistica . La cosa non mi dispiaceva anzi quella mia metamorfosi, seppur passeggera, poteva servirmi per il trattato che stavo scrivendo ma delle donne, radunate sotto un albero di noci, me lo sconsigliarono. C'erano anche Isotta e Peirina, mi raccontarono la loro triste storia e poi mi dissero di andarmene poichè io all'epoca dovevo restare chi in realtà ero. Si commossero per le mie imprese, a loro modo erano delle naturaliste, così con quella complicità tutta femminile vollero sacrificarsi a mio favore . Sono passati diversi secoli da quel giorno e per fortuna ora ,col vostro aiuto, sarà fatta giustizia. Io riposavo nel cimitero di Amsterdam ma Isotta , coi suoi nuovi poteri da fatina, mi ha ridestata portandomi nuovamente qui per darvi una mano ." La storia mise un po' di ansia sia a Viane sia a Brando timorosi di non farcela a uscire indenni da questa avventura dove forse a loro volta potevano diventare vittime di quel magaccio senza scrupoli ed essere trasformati in chissà quale animale. "Mamma mia", pronunciò Viane guardando negli occhi prima Sybilla e poi Brando, "che storia senza fine è questa, mi si sta gelando il cuore " Salirono nuovamente sulla livrea della farfalla e aggrappandosi alle sue stupende ali macchiate di bianco tra volteggi di ogni genere giunsero al castello di Triora. Ormai era sera e tutto intorno sembrava tingersi di paura e di sospetto. Sybilla li aveva appena lasciati ricordando ai suoi amici prudenza e circospezione. Erano soli e Brando sentiva la mancanza del suo William anche se ,dentro di sè, sapeva che presto gli sarebbe apparso, lui era uno da colpi di scena. "Brando, Brando, che si fa adesso, non abbiamo neppure una torcia e qui è tutto buio e diroccato", disse Viane provando un senso di inadeguatezza a quella che pareva una vicenda sempre più pericolosa. "Fra poco ci sarà la luna ", rispose Brando e poi in terra ci sono disegnate delle frecce, non ci perderemo e prima o poi troveremo Peirina". Intanto ogni tanto si udiva il verso di una civetta, poi lo strisciare di qualche serpentello e dietro di lui la corsa di una colonia di gatti neri alla ricerca di cibo, oltre allo squittio di grossi topi che, qua e là, entravano e uscivano dai muri del castello. Sembrava di essere in un luogo lugubre e allo stesso tempo sacro ma soprattutto vietato. "Brando, guarda lì", lo richiamò Viane mentre lui con lo sguardo cercava il suo William da ogni parte."Su questa parete c'è un dipinto, e raffigura delle donne nell'atto di macinare un chicco che non è grano. Aspetta un attimo , c'è la data. Oh, ancora !587".Viane per quache istante rimase impietrita, poi curiosa come sempre di ogni genere di pittura iniziò ad esaminare l'opera. L'accarezzò per stabilirne lo stato, la guardò da lontano e poi da vicino finchè, con l'entusiasmo di un intenditore, esclamò:" C'è una firma, è quella di Bartolomeo Passerotti. Era un importante pittore bolognese della metà del cinquecento, chissà cosa ci faceva da queste parti e chissà quale mistero è racchiuso in questo dipinto? Forse è in questi volti femminili e in questa descrittiva scena il segreto di Triora. Delle donne avevano scoperto un nuovo seme alternativo al grano ma, poichè l'economia del paese era basata su questo cereale, nessuno doveva saperlo e così per liberarsene le accusarono di stregoneria inventandosi una carestia mai avvenuta." "Certo, hai ragione deve essere andata proprio così", rispose il ragazzo appoggiando la sua teoria,"ci siamo allora, abbiamo risolto parte dell'enigma. Ma dimmi secondo te quel seme che mai sarà?" Si avvicinarono insieme al singolare dipinto ambientato nel forno di un paese con donne negli abiti dell'epoca e tra tonde pagnotte e farine videro che quel seme, pronto per la macina, assomigliava a quello che avevano perso e che Isotta ora custodiva gelosamente. Stavano per immaginare che presto il mistero gli sarebbe stato svelato quando una voce li fece sobbalzare. "Chiamatela, dite che sono con voi". "Ma questa è la voce di William", disse Brando felice di riaverlo accanto. "Sono qui ragazzi, Isotta ha fatto uno dei suoi sortilegi e solo per stanotte, in barba al mago, sono tornato ad essere quello che ero anche se Peirina non mi deve ancora vedere". Viane e Brando salirono per una scala traballante e giunti in cima alla torre provarono ad urlare il nome di Peirina ma nulla e nessuno si sentiva e si vedeva. "Pronunciate questi versi ", li esortò ancora William con il cuore a mille mentre se ne stava nascosto dietro una colonna , "Chiamami amore e sarà il mio nuovo battesimo: ecco, non mi chiamo più Romeo". Li pronunciò Brando con tutta la tenerezza che possedeva. Seguì un silenzio senza fine poi da dietro un alto muro vacillante giunse una bellissima voce che, prima in italiano e poi in inglese, rispose :" Chi sei tu che così avvolto nella notte inciampi nei miei pensieri? What man art thou that thus bescreen'd in night
So stumblest on my counsel?". (continua) .
martedì 20 gennaio 2015
Sulle ali di una farfalla
Bella la vita sulla spiaggia di Cannes, acquarello di M:Spada
William era uno di parola e la lettera di Viane giunse a Piero nel giro di poche ore. Era in giardino, l'aria portava di quando in quando il profumo della lavanda che sventolava sulle ordinate aiuole e alcune vocine di uccelli si davano a vicenda risposte argute, lui era lì fremente e pensieroso poichè a breve sarebbero giunti i poliziotti con delle novità. " Greco è stato avvistato sulla spiaggia di Cannes", gli avevano comunicato la sera precedente con una telefonata dal comando di polizia della Mortola inferiore, "veniamo da lei domani mattina, abbiamo bisogno della sua collaborazione". Mentre nella mente di Piero già si faceva strada la fine dell' assurda disavventura capitata a lui e Viane dal mare salì un sussurro monotono e smorzato insieme ad una nebbia fatata che per qualche istante lo addormentò. Non durò a lungo quell'incantesimo, solo il tempo necessario per permettere a William di calarsi dal cielo toccarlo dolcemente con la bacchetta dei sortilegi che gli aveva consegnato Isotta Stella e abbandonare sulle sue ginocchia la missiva presa in consegna da Viane."Che succede, che succede?, urlò ridestandosi mentre un brivido gli corse lungo la schiena, " Mi sono assopito, certo forse per via dei farmaci che prendo ed ho anche sognato. Ora ricordo. Mi aggiravo tra i teatri di Londra ma non in quelli di oggi, in quelli che andavano di moda nel tardo cinquecento a forma circolare in legno e con il palcoscenico formato da una piattaforma sopraelevata e poi due porte sostenute da due colonne e un balcone. Proprio lì ho assistito alla rappresentazione di una toccante scena d'amore . Sì, ho anche sognato una data , mi sembra 1599 e il teatro si chiamava Globe. Ora che ci penso era il più famoso per le rappresentazioni shakespeariane e i personaggi che sbucavano dal balcone interpretavano Romeo e Giulietta." Parlò così tra sè e sè per qualche istante senza capire più nulla, come succede a chi si risveglia da un sogno di cui non ha chiaro il senso, finchè un fruscio, quasi simile a quello di una foglia smossa dal vento, lo riportò alla realtà. Abbassò i suoi immensi occhi azzurri, che in un giorno felice fecero innamorare Viane, e sulle sue gambe vide uno scritto accarezzato da una delicata arietta del mattino pronta a giocare con due fogli di un' impalpabile carta azzurrina . "Di che si tratta", si chiese subito Piero cercando di bloccare quel movimento dispettoso procurato dall'odioso venticello che gli impediva di leggere il contenuto di quelle pagine arrivate da chissà dove . "E' la sua calligrafia, è la sua, anche la carta da lettere è la sua, la acquistò l'ultima volta che ci recammo a Londra in un'importante cartoleria. Impossibile!. Ma non è possibile. Mariarosa, Mariarosa, vieni qui". La sua fedele governante alle prese con un innaffiatoio d'ottone nella vicina limonaia corse in giardino e mentre lui interrompendosi di botto incominciò a leggere la lasciò per un lungo istante sconcertata e commossa. "Mio caro Piero, il tuo amore senza saperlo mi ha portato a scoprire un mondo straordinario", iniziava con la dolcezza di sempre la lettera che portava la firma di Viane. "ti penso e non te ne avere se ti confesso che in tutto questo trambusto che sta succedendo intorno a noi io ho trovato le risposte ai miei dubbi e alle mie esitazioni sul senso delle mie scelte di vita. Questo rapimento ormai sta per giungere al finale che tutti speriamo. Presto sarò da te grazie al pentimento del giovane sequestratore ingaggiato da chi tu sai . Lui è un poeta, anche se non crede di esserlo. Legge, scrive versi, frequenta quasi di nascosto le compagnie teatrali ma nessuno lo sa poichè per i suoi amici è solo "la volpe". Un po' questo ragazzo mi assomiglia, forse come quel figlio che ho lasciato andare e che ora vaga senza sapere nulla di me con un nome che neppure conosco. Con lui sono entrata nella magia della vita ed è questa la cosa più strana ma insieme la più bella che mi sia capitata accettando, per la prima volta di lasciarmi andare. Non succcedono a tutti simili rivolgimenti di esistenza ma incomincio a immaginare che invece possono capitare a chi crede nel fantastico, a chi non va sempre diritto per la stessa strada, a chi crede che i sogni non sono solo bolle d'aria che si rompono appena le tocchiamo. Tu lo sai , per natura io sono una sognatrice e anche il nostro incontro mi era stato annunciato. All'epoca mi eri apparso in sogno sulla gualdrappa di un cavallo con un castello sullo sfondo come quel Guidoriccio da Fogliano all'assedio di Montemassi dipinto da Simone Martini nel trecento. Ho sempre fantasticato su quell'affascinante condottiero tanto da pensare che l'uomo che avrei sposato sarebbe stato uguale a lui. Così è stato fin dal primo istante in cui ti ho visto perchè anche senza muoverti mi hai subito comunicato la forza che ti porti dentro per affrontare le vere battaglie, quelle della vita. Mi trovo in un luogo dove la magia è di casa, in un paese che sicuramente conosci ma che non avresti mai immaginato potesse cambiare il nostro destino. Tornerò da te non appena compiuta una missione, non cedere ai ricatti di Greco, difendi le nostre terre poichè il seme che vi crescerà farà felice il mondo. Un bacio grosso, tua Viane". Piero con la lettera ancora calda tra le mani iniziò a versare lacrime di gioia e senza neppure accorgersene si sollevò dalla carrozzina baciando e abbracciando Mariarosa. "Che fa signor Piero", le urlò spaventata lei,"stia fermo lei non può muoversi". Mariarosa lo minacciò prima con lo sguardo, poi con le parole ma ormai non c'era più nulla da dire, nè da fare. Piero era diritto in piedi e vi rimase per alcuni istanti finchè provò a camminare. "Signor Piero si fermi, cosa le succede, santo cielo si fermi altrimenti cade". La devota governante non fece in tempo a pronunciare questa frase che lui cadde sul serio rotolando dolcemente su un cuscinetto di soffice trifoglio. Sgranando le sue incredule pupille emise un gemito di gioia e dopo essersi sollevato lentamente ricominciò a camminare. "Mariarosa io cammino! E' tutto un sogno, il più bello della mia vita, aveva ragione Viane quando mi diceva che per guarire bisogna crederci, ha ancora ragione ora quando mi scrive che bisogna lasciarsi andare perchè nulla sappiamo dell'oggi e del domani." Gridava con ardore ripetendo a se stesso che l'amore fa trionfare su ogni delusione, su ogni disgusto della vita. Intanto anche a Triora stava per accadere l'inverosimile, Viane e Brando ignari di quel meraviglioso che era appena accaduto dall'altra parte dei monti si preparavano a compiere l'importante missione che avrebbe spazzato l'infamia che aleggiava sul fantasma di Peirina e su quello delle altre donne condannate al titolo di streghe. "Brando io penso che i maghi sono solo degli uomini malvagi che si nascondono dietro il potere della magia", disse Viane mentre Brando con in mano una bussola preparava il piano che gli ronzava nella mente per mettersi sulle tracce di Peirina. "E' stupefacente come tu sia abile nel rigirare le parole, come dice Polonio nell'Amleto", gli rispose Brando". Discorrevano tra loro quasi a mezza voce memori del fatto che nominando la parola mago potesse ripresentarsi quel vile pipistrello e così, senza che avessero neppure il tempo di immaginarlo, fu. " Eccomi qui. Sarei quindi un uomo malvagio ?", chiese il topaccio spargendo nel casolare quella sua polvere bianca dall'odore disgustoso. "Ah no caro, questa volta i conti li fai con me", lo avvertì una voce. Isotta Stella comparve nelle vesti di una fata e spruzzando negli occhi del pipistrello un liquido accecante più potente della luce del giorno lo disorientò facendolo repentinamente zittire e infine scappare. "Viane, Brando salite sulle ali di questa farfalla e andate al castello, Peirina vi attende per essere liberata. Cercate il suo simulacro nascosto in un anfratto, pronunciate il suo nome e lei vi apparirà". La coppia si aggrappò alle tenere ali di una gigante farfalla monarca e sollevandosi nell'immensità del cielo capì il senso della parola libertà. Di lassù si vedevano le punte delle montagne ma anche il mare aperto dove si stendeva grandioso e infinito a strisce verdi, azzurre, gialle e grigie sempre più sottili, leggermente increspate fino alla sfumatura dell'orizzonte. Lì iniziava la libertà.(continua) .
William era uno di parola e la lettera di Viane giunse a Piero nel giro di poche ore. Era in giardino, l'aria portava di quando in quando il profumo della lavanda che sventolava sulle ordinate aiuole e alcune vocine di uccelli si davano a vicenda risposte argute, lui era lì fremente e pensieroso poichè a breve sarebbero giunti i poliziotti con delle novità. " Greco è stato avvistato sulla spiaggia di Cannes", gli avevano comunicato la sera precedente con una telefonata dal comando di polizia della Mortola inferiore, "veniamo da lei domani mattina, abbiamo bisogno della sua collaborazione". Mentre nella mente di Piero già si faceva strada la fine dell' assurda disavventura capitata a lui e Viane dal mare salì un sussurro monotono e smorzato insieme ad una nebbia fatata che per qualche istante lo addormentò. Non durò a lungo quell'incantesimo, solo il tempo necessario per permettere a William di calarsi dal cielo toccarlo dolcemente con la bacchetta dei sortilegi che gli aveva consegnato Isotta Stella e abbandonare sulle sue ginocchia la missiva presa in consegna da Viane."Che succede, che succede?, urlò ridestandosi mentre un brivido gli corse lungo la schiena, " Mi sono assopito, certo forse per via dei farmaci che prendo ed ho anche sognato. Ora ricordo. Mi aggiravo tra i teatri di Londra ma non in quelli di oggi, in quelli che andavano di moda nel tardo cinquecento a forma circolare in legno e con il palcoscenico formato da una piattaforma sopraelevata e poi due porte sostenute da due colonne e un balcone. Proprio lì ho assistito alla rappresentazione di una toccante scena d'amore . Sì, ho anche sognato una data , mi sembra 1599 e il teatro si chiamava Globe. Ora che ci penso era il più famoso per le rappresentazioni shakespeariane e i personaggi che sbucavano dal balcone interpretavano Romeo e Giulietta." Parlò così tra sè e sè per qualche istante senza capire più nulla, come succede a chi si risveglia da un sogno di cui non ha chiaro il senso, finchè un fruscio, quasi simile a quello di una foglia smossa dal vento, lo riportò alla realtà. Abbassò i suoi immensi occhi azzurri, che in un giorno felice fecero innamorare Viane, e sulle sue gambe vide uno scritto accarezzato da una delicata arietta del mattino pronta a giocare con due fogli di un' impalpabile carta azzurrina . "Di che si tratta", si chiese subito Piero cercando di bloccare quel movimento dispettoso procurato dall'odioso venticello che gli impediva di leggere il contenuto di quelle pagine arrivate da chissà dove . "E' la sua calligrafia, è la sua, anche la carta da lettere è la sua, la acquistò l'ultima volta che ci recammo a Londra in un'importante cartoleria. Impossibile!. Ma non è possibile. Mariarosa, Mariarosa, vieni qui". La sua fedele governante alle prese con un innaffiatoio d'ottone nella vicina limonaia corse in giardino e mentre lui interrompendosi di botto incominciò a leggere la lasciò per un lungo istante sconcertata e commossa. "Mio caro Piero, il tuo amore senza saperlo mi ha portato a scoprire un mondo straordinario", iniziava con la dolcezza di sempre la lettera che portava la firma di Viane. "ti penso e non te ne avere se ti confesso che in tutto questo trambusto che sta succedendo intorno a noi io ho trovato le risposte ai miei dubbi e alle mie esitazioni sul senso delle mie scelte di vita. Questo rapimento ormai sta per giungere al finale che tutti speriamo. Presto sarò da te grazie al pentimento del giovane sequestratore ingaggiato da chi tu sai . Lui è un poeta, anche se non crede di esserlo. Legge, scrive versi, frequenta quasi di nascosto le compagnie teatrali ma nessuno lo sa poichè per i suoi amici è solo "la volpe". Un po' questo ragazzo mi assomiglia, forse come quel figlio che ho lasciato andare e che ora vaga senza sapere nulla di me con un nome che neppure conosco. Con lui sono entrata nella magia della vita ed è questa la cosa più strana ma insieme la più bella che mi sia capitata accettando, per la prima volta di lasciarmi andare. Non succcedono a tutti simili rivolgimenti di esistenza ma incomincio a immaginare che invece possono capitare a chi crede nel fantastico, a chi non va sempre diritto per la stessa strada, a chi crede che i sogni non sono solo bolle d'aria che si rompono appena le tocchiamo. Tu lo sai , per natura io sono una sognatrice e anche il nostro incontro mi era stato annunciato. All'epoca mi eri apparso in sogno sulla gualdrappa di un cavallo con un castello sullo sfondo come quel Guidoriccio da Fogliano all'assedio di Montemassi dipinto da Simone Martini nel trecento. Ho sempre fantasticato su quell'affascinante condottiero tanto da pensare che l'uomo che avrei sposato sarebbe stato uguale a lui. Così è stato fin dal primo istante in cui ti ho visto perchè anche senza muoverti mi hai subito comunicato la forza che ti porti dentro per affrontare le vere battaglie, quelle della vita. Mi trovo in un luogo dove la magia è di casa, in un paese che sicuramente conosci ma che non avresti mai immaginato potesse cambiare il nostro destino. Tornerò da te non appena compiuta una missione, non cedere ai ricatti di Greco, difendi le nostre terre poichè il seme che vi crescerà farà felice il mondo. Un bacio grosso, tua Viane". Piero con la lettera ancora calda tra le mani iniziò a versare lacrime di gioia e senza neppure accorgersene si sollevò dalla carrozzina baciando e abbracciando Mariarosa. "Che fa signor Piero", le urlò spaventata lei,"stia fermo lei non può muoversi". Mariarosa lo minacciò prima con lo sguardo, poi con le parole ma ormai non c'era più nulla da dire, nè da fare. Piero era diritto in piedi e vi rimase per alcuni istanti finchè provò a camminare. "Signor Piero si fermi, cosa le succede, santo cielo si fermi altrimenti cade". La devota governante non fece in tempo a pronunciare questa frase che lui cadde sul serio rotolando dolcemente su un cuscinetto di soffice trifoglio. Sgranando le sue incredule pupille emise un gemito di gioia e dopo essersi sollevato lentamente ricominciò a camminare. "Mariarosa io cammino! E' tutto un sogno, il più bello della mia vita, aveva ragione Viane quando mi diceva che per guarire bisogna crederci, ha ancora ragione ora quando mi scrive che bisogna lasciarsi andare perchè nulla sappiamo dell'oggi e del domani." Gridava con ardore ripetendo a se stesso che l'amore fa trionfare su ogni delusione, su ogni disgusto della vita. Intanto anche a Triora stava per accadere l'inverosimile, Viane e Brando ignari di quel meraviglioso che era appena accaduto dall'altra parte dei monti si preparavano a compiere l'importante missione che avrebbe spazzato l'infamia che aleggiava sul fantasma di Peirina e su quello delle altre donne condannate al titolo di streghe. "Brando io penso che i maghi sono solo degli uomini malvagi che si nascondono dietro il potere della magia", disse Viane mentre Brando con in mano una bussola preparava il piano che gli ronzava nella mente per mettersi sulle tracce di Peirina. "E' stupefacente come tu sia abile nel rigirare le parole, come dice Polonio nell'Amleto", gli rispose Brando". Discorrevano tra loro quasi a mezza voce memori del fatto che nominando la parola mago potesse ripresentarsi quel vile pipistrello e così, senza che avessero neppure il tempo di immaginarlo, fu. " Eccomi qui. Sarei quindi un uomo malvagio ?", chiese il topaccio spargendo nel casolare quella sua polvere bianca dall'odore disgustoso. "Ah no caro, questa volta i conti li fai con me", lo avvertì una voce. Isotta Stella comparve nelle vesti di una fata e spruzzando negli occhi del pipistrello un liquido accecante più potente della luce del giorno lo disorientò facendolo repentinamente zittire e infine scappare. "Viane, Brando salite sulle ali di questa farfalla e andate al castello, Peirina vi attende per essere liberata. Cercate il suo simulacro nascosto in un anfratto, pronunciate il suo nome e lei vi apparirà". La coppia si aggrappò alle tenere ali di una gigante farfalla monarca e sollevandosi nell'immensità del cielo capì il senso della parola libertà. Di lassù si vedevano le punte delle montagne ma anche il mare aperto dove si stendeva grandioso e infinito a strisce verdi, azzurre, gialle e grigie sempre più sottili, leggermente increspate fino alla sfumatura dell'orizzonte. Lì iniziava la libertà.(continua) .
domenica 11 gennaio 2015
William e la missiva d'amore
Chiesa campestre, acquerello di Maurizio Spada
Per entrambi quella notte fu l'inizio di un idillio solitario alla scoperta della vita , una sorta di iniziazione che ne svelava tutti i suoi misteri : l'amore, l'amicizia, il dolore, l'ingiustizia, la disperazione ma anche la gioia che li spingeva a cercare nelle loro passioni il senso del proprio cammino . Si ritrovarono così nel casolare senza sapere, ancora una volta, se veramente erano stati sulla luna anche se questo ormai per tutti e due era irrilevante poichè le loro notti, governate da un pensiero magico, continuavano ad essere fonte di illuminazioni che si confondevano tra il sogno e la realtà. "Viane, vuoi vedere che l' azione gloriosa che stiamo preparando farà parlare il mondo di noi ? Dobbiamo sconfiggere la menzogna. Io voglio urlare a tutti che la vita è poesia". Brando parlò così a Viane come se non fosse più la donna appena rapita ma la compagna di un viaggio alla ricerca dell'io più profondo. Lei incominciò a ridere di un piccolo riso incantato e sul suo volto lo sguardo di Brando non trovò che una solidarietà esaltante. "Sarò con te", rispose Viane , "ora possiamo contare anche sul cervo". "Ma allora siamo andati veramente insieme sulla luna ?",domandò il ragazzo posando nuovamente i suoi occhi confusi su di lei. "Certo, certo che ci siamo stati", lo rassicurò Viane, " ed ora è venuto il momento di agire. Il primo nostro compito è liberare Peirina dall'incantesimo subito, dimostreremo così che l'amore e la poesia sono in cima agli ideali della vita. A proposito, quel cervo, anzi quel giovane inglese che sulla luna ci ha aperto il suo cuore parlandoci di lei e del loro sentimento chi mai sarà?". "Io ci sarei arrivato", rispose Brando con una specie di ansietà," ma voglio prendere tempo, dovrà dirmelo lui se è chi ho nella mente. A quel punto io avrò compreso che la mia indole è quella del poeta, altro che quella della "volpe" come mi dipingevano certi compagni scapestrati. Non sono un furbo e non mi compiaccio più di esserlo e anche il denaro a che mi serve se poi mi sento un nulla". Pronunciò queste ultime parole quasi con orgoglio e provando un senso di liberazione si rannicchiò in un angolo, poi, con carta e penna, iniziò a scrivere versi così intensi e puri tanto da non capire neppure lui da che parte gli giungesse tutta quell'ondata di parole dal ritmo antico . Anche Viane prese carta e penna e, con espressione profondamente meditativa e ispirata, preparò una lettera indirizzata a Piero. Rassicurandolo che presto sarebbe tornata gli raccontò dei suoi incontri, dei suoi nuovi scopi e soprattutto di quel seme che, secondo una certa Isotta Stella di Triora, avrebbe salvato il mondo. "Brando, tu pensi che il cervo sarebbe in grado di consegnare questa lettera a Piero?". Rivolse questo interrogativo interrompendo per un istante l'estasi del poeta in erba e lui, sollevando appena lo sguardo dal foglio vergato, le rispose:" Non lo so, a Triora tutto è possibile e il cervo secondo il mio intuito nasconde un cuore grande". "Senti un attimo", lo interruppe lei, "quel mago che con i suoi poteri gli ha inflitto una condanna perpetua dov'è? Perchè non si fa vivo anche con noi? Oh brutto codardo!". Urlò questo termine ma se ne pentì immediatamente. Dalla finestra si udì un fruscio e un gigantesco pipistrello si posò prima sui capelli di lei poi su quelli di Brando sbraitando: " Sono io il mago e presto ve lo dimostrerò". Gridava Viane spalancando gli occhi con orrore, gridava Brando e insieme si misero a correre fuori dall'essicatoio ma mentre quel topaccio alato si posava nuovamente sulla chioma di Viane inorridita comparve il cervo. Tre fendenti con le sue corna ramose provviste di pugnali e il pipistrello cadde a terra ferito ma non morto. "Stai attento cervo", sentenziò l'uccellaccio nero del malaugurio rimuovendo le sue ali malandate, "se non rispetterai i miei voleri profanerò la tua tomba, brucierò tutti i tuoi scritti, racconterò al mondo tutte le tue bugie, ti ridicolizzerò di fronte ai tuoi numerosi ammiratori. Dirò che eri un attore da quattro soldi, uno che nei suoi anni bui fece perdere le sue tracce perchè non aveva più neanche un'ispirazione. La ritrovasti nel piccolo paese di Triora perchè ti eri innamorato ma io ti condannai a cercarla altrove . Nessuno qui seppe mai chi veramente eri. Detesto i poeti come te. Io non sono mai stato un sognatore, io non contemplo, agisco . Ai tempi questa valle era il granaio di Genova e molti potenti avevano interesse che tale restasse. Mi venne chiesto di trovare dei finti colpevoli per giustificare il fenomeno della carestia ed io lo feci, non me ne pento. Mi pagarono ben bene e così, con l'inganno e la menzogna sono diventato ricco senza tanta fatica, senza alcun rimorso e ancora me la godo. Addio cervo, addio stupido Bardo!" Si alzò in volo un po' malconcio ma ancora gongolante e spandendo qua e là una polverina bianca scomparve rivelando una crudeltà sottile. "Bardo?", si chiese Brando imbrogliandosi per qualche istante in quel soprannome a lui familiare. Riprese a parlare dopo aver fatto quattro conti e rivolgendosi al cervo soggiunse : " King Men ora svelaci chi veramente sei?". Fece questa domanda anticipando tra sè e sè quello che sperava e nelle sue pupille, dopo tanto sgomento, comparve una specie di interrogazione fiduciosa. "Sei nato a Stratford sull'Avon? Sei tu il massimo poeta nazionale e portavoce dello spirito inglese? Sei tu l'uomo che attraverso le sue opere ha inondato le biblioteche del mondo? Insomma, sei tu l'autore di eleganti e giocose commedie che io ho letto con voracità e di quell'incantevole tragedia intitolata Romeo e Giulietta con cui ogni sera mi addormento?". Ci fu silenzio, poi il cervo nobile abbassando i suoi palchi spezzati dalla recente collutazione si rivelò: "Ragazzo, sotto queste mie sembianze come già ti avevo fatto intendere sulla luna dove torno ad essere quello che in realtà sono, c'è il tuo William, William Shakespeare". " William Shakespeare?", ripetè Brando sillabando quel nome piano, piano e come se stesse entrando nei frammenti di una fiaba gli chiese di fornirgli una prova. "E' giusto che tu voglia sincerarti della mia identità ragazzo, ascoltami un attimo." Il cervo si schiarì la voce poi assumendo i toni di un attore recitò, prima in inglese e poi in italiano, versi che non avrebbero messo in discussione la sua dichiarazione. "With love's light wings did I o'erperch these walls, sulle ali leggere dell'amore ho superato queste mura...". " Basta fermati", non dire altro disse Brando, "For stony limits cannot hold love out, non ci sono limiti di pietra che possono impedire il passo all'amore". Duettarono per qualche istante i meravigliosi versi di Romeo e Giulietta finchè con una riverenza Viane si accostò al cervo consegnandogli la lettera per Piero quasi si sentisse la Juliet della sua tragedia . Lui, infilandosi tra le pieghe delle nuvole , scomparve oltre il cielo infinito portando con sè quella missiva d'amore. Nei soffi delicati dell'aria del mattino si preparava una nuova avventura. (continua) .
Per entrambi quella notte fu l'inizio di un idillio solitario alla scoperta della vita , una sorta di iniziazione che ne svelava tutti i suoi misteri : l'amore, l'amicizia, il dolore, l'ingiustizia, la disperazione ma anche la gioia che li spingeva a cercare nelle loro passioni il senso del proprio cammino . Si ritrovarono così nel casolare senza sapere, ancora una volta, se veramente erano stati sulla luna anche se questo ormai per tutti e due era irrilevante poichè le loro notti, governate da un pensiero magico, continuavano ad essere fonte di illuminazioni che si confondevano tra il sogno e la realtà. "Viane, vuoi vedere che l' azione gloriosa che stiamo preparando farà parlare il mondo di noi ? Dobbiamo sconfiggere la menzogna. Io voglio urlare a tutti che la vita è poesia". Brando parlò così a Viane come se non fosse più la donna appena rapita ma la compagna di un viaggio alla ricerca dell'io più profondo. Lei incominciò a ridere di un piccolo riso incantato e sul suo volto lo sguardo di Brando non trovò che una solidarietà esaltante. "Sarò con te", rispose Viane , "ora possiamo contare anche sul cervo". "Ma allora siamo andati veramente insieme sulla luna ?",domandò il ragazzo posando nuovamente i suoi occhi confusi su di lei. "Certo, certo che ci siamo stati", lo rassicurò Viane, " ed ora è venuto il momento di agire. Il primo nostro compito è liberare Peirina dall'incantesimo subito, dimostreremo così che l'amore e la poesia sono in cima agli ideali della vita. A proposito, quel cervo, anzi quel giovane inglese che sulla luna ci ha aperto il suo cuore parlandoci di lei e del loro sentimento chi mai sarà?". "Io ci sarei arrivato", rispose Brando con una specie di ansietà," ma voglio prendere tempo, dovrà dirmelo lui se è chi ho nella mente. A quel punto io avrò compreso che la mia indole è quella del poeta, altro che quella della "volpe" come mi dipingevano certi compagni scapestrati. Non sono un furbo e non mi compiaccio più di esserlo e anche il denaro a che mi serve se poi mi sento un nulla". Pronunciò queste ultime parole quasi con orgoglio e provando un senso di liberazione si rannicchiò in un angolo, poi, con carta e penna, iniziò a scrivere versi così intensi e puri tanto da non capire neppure lui da che parte gli giungesse tutta quell'ondata di parole dal ritmo antico . Anche Viane prese carta e penna e, con espressione profondamente meditativa e ispirata, preparò una lettera indirizzata a Piero. Rassicurandolo che presto sarebbe tornata gli raccontò dei suoi incontri, dei suoi nuovi scopi e soprattutto di quel seme che, secondo una certa Isotta Stella di Triora, avrebbe salvato il mondo. "Brando, tu pensi che il cervo sarebbe in grado di consegnare questa lettera a Piero?". Rivolse questo interrogativo interrompendo per un istante l'estasi del poeta in erba e lui, sollevando appena lo sguardo dal foglio vergato, le rispose:" Non lo so, a Triora tutto è possibile e il cervo secondo il mio intuito nasconde un cuore grande". "Senti un attimo", lo interruppe lei, "quel mago che con i suoi poteri gli ha inflitto una condanna perpetua dov'è? Perchè non si fa vivo anche con noi? Oh brutto codardo!". Urlò questo termine ma se ne pentì immediatamente. Dalla finestra si udì un fruscio e un gigantesco pipistrello si posò prima sui capelli di lei poi su quelli di Brando sbraitando: " Sono io il mago e presto ve lo dimostrerò". Gridava Viane spalancando gli occhi con orrore, gridava Brando e insieme si misero a correre fuori dall'essicatoio ma mentre quel topaccio alato si posava nuovamente sulla chioma di Viane inorridita comparve il cervo. Tre fendenti con le sue corna ramose provviste di pugnali e il pipistrello cadde a terra ferito ma non morto. "Stai attento cervo", sentenziò l'uccellaccio nero del malaugurio rimuovendo le sue ali malandate, "se non rispetterai i miei voleri profanerò la tua tomba, brucierò tutti i tuoi scritti, racconterò al mondo tutte le tue bugie, ti ridicolizzerò di fronte ai tuoi numerosi ammiratori. Dirò che eri un attore da quattro soldi, uno che nei suoi anni bui fece perdere le sue tracce perchè non aveva più neanche un'ispirazione. La ritrovasti nel piccolo paese di Triora perchè ti eri innamorato ma io ti condannai a cercarla altrove . Nessuno qui seppe mai chi veramente eri. Detesto i poeti come te. Io non sono mai stato un sognatore, io non contemplo, agisco . Ai tempi questa valle era il granaio di Genova e molti potenti avevano interesse che tale restasse. Mi venne chiesto di trovare dei finti colpevoli per giustificare il fenomeno della carestia ed io lo feci, non me ne pento. Mi pagarono ben bene e così, con l'inganno e la menzogna sono diventato ricco senza tanta fatica, senza alcun rimorso e ancora me la godo. Addio cervo, addio stupido Bardo!" Si alzò in volo un po' malconcio ma ancora gongolante e spandendo qua e là una polverina bianca scomparve rivelando una crudeltà sottile. "Bardo?", si chiese Brando imbrogliandosi per qualche istante in quel soprannome a lui familiare. Riprese a parlare dopo aver fatto quattro conti e rivolgendosi al cervo soggiunse : " King Men ora svelaci chi veramente sei?". Fece questa domanda anticipando tra sè e sè quello che sperava e nelle sue pupille, dopo tanto sgomento, comparve una specie di interrogazione fiduciosa. "Sei nato a Stratford sull'Avon? Sei tu il massimo poeta nazionale e portavoce dello spirito inglese? Sei tu l'uomo che attraverso le sue opere ha inondato le biblioteche del mondo? Insomma, sei tu l'autore di eleganti e giocose commedie che io ho letto con voracità e di quell'incantevole tragedia intitolata Romeo e Giulietta con cui ogni sera mi addormento?". Ci fu silenzio, poi il cervo nobile abbassando i suoi palchi spezzati dalla recente collutazione si rivelò: "Ragazzo, sotto queste mie sembianze come già ti avevo fatto intendere sulla luna dove torno ad essere quello che in realtà sono, c'è il tuo William, William Shakespeare". " William Shakespeare?", ripetè Brando sillabando quel nome piano, piano e come se stesse entrando nei frammenti di una fiaba gli chiese di fornirgli una prova. "E' giusto che tu voglia sincerarti della mia identità ragazzo, ascoltami un attimo." Il cervo si schiarì la voce poi assumendo i toni di un attore recitò, prima in inglese e poi in italiano, versi che non avrebbero messo in discussione la sua dichiarazione. "With love's light wings did I o'erperch these walls, sulle ali leggere dell'amore ho superato queste mura...". " Basta fermati", non dire altro disse Brando, "For stony limits cannot hold love out, non ci sono limiti di pietra che possono impedire il passo all'amore". Duettarono per qualche istante i meravigliosi versi di Romeo e Giulietta finchè con una riverenza Viane si accostò al cervo consegnandogli la lettera per Piero quasi si sentisse la Juliet della sua tragedia . Lui, infilandosi tra le pieghe delle nuvole , scomparve oltre il cielo infinito portando con sè quella missiva d'amore. Nei soffi delicati dell'aria del mattino si preparava una nuova avventura. (continua) .
domenica 4 gennaio 2015
King's Men
Verso il monte, acquarello di Maurizio Spada
Ci sono cose che si scoprono solo guardando la luna, a Viane e a Brando gli si rivelarono proprio così. "Guarda Brando il cervo ci fa segno di seguirlo dentro la luna." disse con la sua voce d'argento Viane sgranando gli occhioni verdi rapiti da quell'evento straodinario. "Non è possibile. Ah no, ora lo vedo anch'io. Il cervo muove la testa, i suoi occhi parlano, ha lanciato un bramito, ci vuole trascinare con sè. Oh e ora che succederà? Ma poi come si fa ad entrare dentro la luna?" Non fece a tempo a domandarselo che con una piroletta vi si trovò dentro insieme a Viane. "Ma chi si immaginava un posto così fantastico e un'aria così leggera. Oh che bello osservare le nuvole da qui. Guarda Viane le posso toccare, sono soffici , sono mie". Gioiva Brando di fronte a questa inaspettata visione e da vero poeta si mise per qualche istante in silenziosa contemplazione percependo profumi forse inesistitenti, cogliendo tutte le sfumature del blu che il cielo offre in quelle notti d'estate in cui si contano le stelle a mille. "Ma il cervo, dov'è il cervo?", chiese ridestandosi da quella breve estasi in cui la sua vita sembrava capovolgersi e tutto incanalarsi verso la strada dell'evoluzione. "Dov'è?", domandò un'altra volta rivolgendosi a Viane che intanto si era seduta su una duna rosata costellata di fiori che a intemittenza si illuminavano mostrando una corolla di petali giallo canarino. Poco più in là riapparve il cervo o meglio quello che prima era tale.Camminava lento e possente ma aveva perso il simbolo della sua regalità, anzi, a dir il vero, non solo era privo dei suoi palchi vellutati era proprio tutto fuorchè un cervo. "Sono io il cervo", disse con la voce avvolgente di un attore un bel giovane con indosso abiti rinascimentali e sfoggiando un bel cipiglio. Più Brando lo osservava e più non si capacitava di quella tasformazione. Davanti a loro ora c'era un Sir con tanto di gorgiera a mola di mulino di pregiatissimo pizzo al collo, una giacchetta cosparsa di gioielli cuciti a effetto "cassaforte", dei ridicoli calzoni a calzamaglia e dei flosci stivali. "Tu il cervo?", gli chiese sorpreso osservandolo dalla testa ai piedi mentre quello si sistemava le buffe maniche della giacca che partendo strette dalle spalle si allargavano gradualmente fino al gomito assumendo una curiosa forma a imbuto , "Tu sei un uomo in carne ed ossa. Da che parte vieni?" Poi con occhi ostili, simili alle meteore di un cielo turbato, aggiunse: " Ti stai forse prendendo gioco di me, anzi di noi? ". Ci fu un silenzio cupo così come solo sulla luna si può immaginare avvenga. Tutto si fermò, persino i fiori che brillavano sulla duna rosata smisero di accendersi e spegnersi . Si stava per compiere la solennità di un incantesimo. " Not from the stars do I my judgment pluck , io non traggo i miei giudizi dalle stelle.." iniziò a raccontare il giovanotto. "Ma tu parli inglese, sei inglese allora?", gli domandò Brando con sussiego come se ad un tratto in quelle parole avesse riconosciuto un qualcuno a lui noto, molto noto. "Ebbene sì, sono inglese ma questo poco importa", rispose con un sorriso ironico il tipetto aggiustandosi la smisurata gorgiera , " ora invece voglio svelarvi perchè qui sulla luna sono un umano come voi e in terra sono un cervo. Era il 1587 quando giunsi a Triora con la mia compagnia di teatranti, avevo ventitrè anni e durante una rappresentazione al castello mi innamorai di una ragazza di Badalucco dai lunghi capelli color miele . Era diversa dalle donne che fino ad allora avevo conosciuto, non solo nel fisico minuto e delicato ma anche nell'animo. Ci incontravamo di nascosto e una sera, dopo esserci detti mille volte buona notte, ci giurammo eterno amore. Lei non sapeva che io ero già sposato e forse non era importante neanche che glielo rivelassi poichè tra di noi c'era qualcosa di più dell'amore , c'era la poesia. But from thine eyes my knowledge I derive, è dai tuoi occhi che traggo il mio sapere, le dicevo". "Vai avanti, vai avanti", incalzò Brando, "raccontaci allora perchè sei stato ridotto in cervo." "Ormai sapete che qui a Triora molte donne all'epoca vennero incolpate di stregoneria e tra queste ci fu anche lei, la mia Peirina". "Peirina?", esclamarono in coro Brando e Viane , "Ma tu allora fai parte della magia inflitta da quel mago che aveva trasformato tutte le innocenti in streghe profetizzandone la liberazione solo attraverso riti molto lontani". "Proprio così", rispose il giovanotto aggiustandosi nuovamente il colletto dell'elegante giacca ricamata con fili dorati che sotto i riflessi della luna risplendevano rendendolo quasi divino ,"io mi schierai tra i pochi che credevano nell' innocenza delle fanciulle del paese e soprattutto di Peirina così venni immediatamente allontanato insieme a tutta la mia compagnia. Mi fu soprattutto proibito di vedere per l'ultima volta Peirina che intanto era stata rinchiusa nella casa del Meggio ma io trasgredii gli ordini e mentre una notte salivo su uno dei balconi venni fatto prigioniero e consegnato al vicario dell'inquisitore di Genova. Lui comprendendo che ero inglese e che quindi non avevo reali interessi pecuniari con quella storia che tutti sapevano determinata da una manovra economica dei proprietari terrieri mi assolse pretendendo in cambio tutti i gioielli che portavo cuciti sulla giacca. Tuttavia un illustre mago di Triora, mentre mi trovavo al castello per radunare i miei averi, mi sbarrò la strada e ricordandomi che ero fuggito dal mio paese poichè ero stato accusato da un certo Sir Thomas Lucy di aver cacciato di frode un cervo nella sua tenuta mi inflisse la maledizione di trasformarmi in cervo ogni volta che avrei messo piede nella Valle Argentina. Così io qui non venni più ma ora, poichè voglio restituire dignità a Peirina ho deciso di ritornarci e quindi finchè con il vostro aiuto non la riscatterò vagherò su questa terra nelle vesti di un cervo". Ci fu un vento strano intorno e una libellula con il volto di una delicata fanciulla prese a svolazzare spargendo foglietti di carta scritta a mano. "E' Peirina", dichiarò Brando dopo averne raccolto uno in cui riconosceva alcuni dei suoi versi già letti . "Forse", rispose l'elegante commediante che intanto gli strizzava un occhio. "Ma tu alla fine chi sei ? " Ribadì Brando , "Come ti chiami?". "Sono un commediante te lo ripeto. Un commediante di successo. Ma il mio nome lo conoscerai più avanti per ora chiamami King's Men ". "King's Men? ", chiese Brando sempre più curioso ma anche sempre più vicino alla soluzione di questa misteriosa identità. "Sì questo era il nome della compagnia con cui giravo nei teatri di Londra. Quando venni qui a Triora invece fingevo di dirigere una compagnia di dilettanti . Non volevo farmi riconoscere. Per me quelli erano gli anni bui, soffrivo di un certo mal di vivere, in verità avevo avuto qualche guaio per aver veramente cacciato un cervo e non andavo d'accordo con mia moglie". Iniziò a piovere e King's Men, li invitò a seguirli dentro una piccola casa il cui tetto era curiosamente fatto solo di libri. "E' qui che abiti quando non vieni sulla terra ?", gli chiese Brando guardandosi intorno. "Sì ma ci starò ancora per poco . Giusto il tempo di liberare Peirina e le altre donne dal sortilegio di quel mago che le aveva ridotte per sempre al destino di streghe. Quel giorno, dopo averti consegnato un romance ancora inedito e donato i miei palchi regali, il mio compito in questa valle sarà finito e io tornerò a riposare nella mia terra . Mi manca sai ? La mia lapide è lì. Mi piace anche stare qui ma nessuno sa chi sono. E pensare che se mai lo scoprissero..". La disse a mezza voce quest'ultima frase ma immediatamente se la rimangiò. Stava albeggiando, il cielo era uniformemente azzurro, le nuvole toglievano il loro velo dal monte delle Forche e Viane e Brando erano ormai pronti per la loro missione. Tornarono sulla terra sospinti dal vento insieme a King's Men che, dopo aver abbandonato il suo dorato mantello con appuntati dei Nobili vistosissimi galloni, ritornò ad assumere le sembianze di un cervo. (continua) .
Ci sono cose che si scoprono solo guardando la luna, a Viane e a Brando gli si rivelarono proprio così. "Guarda Brando il cervo ci fa segno di seguirlo dentro la luna." disse con la sua voce d'argento Viane sgranando gli occhioni verdi rapiti da quell'evento straodinario. "Non è possibile. Ah no, ora lo vedo anch'io. Il cervo muove la testa, i suoi occhi parlano, ha lanciato un bramito, ci vuole trascinare con sè. Oh e ora che succederà? Ma poi come si fa ad entrare dentro la luna?" Non fece a tempo a domandarselo che con una piroletta vi si trovò dentro insieme a Viane. "Ma chi si immaginava un posto così fantastico e un'aria così leggera. Oh che bello osservare le nuvole da qui. Guarda Viane le posso toccare, sono soffici , sono mie". Gioiva Brando di fronte a questa inaspettata visione e da vero poeta si mise per qualche istante in silenziosa contemplazione percependo profumi forse inesistitenti, cogliendo tutte le sfumature del blu che il cielo offre in quelle notti d'estate in cui si contano le stelle a mille. "Ma il cervo, dov'è il cervo?", chiese ridestandosi da quella breve estasi in cui la sua vita sembrava capovolgersi e tutto incanalarsi verso la strada dell'evoluzione. "Dov'è?", domandò un'altra volta rivolgendosi a Viane che intanto si era seduta su una duna rosata costellata di fiori che a intemittenza si illuminavano mostrando una corolla di petali giallo canarino. Poco più in là riapparve il cervo o meglio quello che prima era tale.Camminava lento e possente ma aveva perso il simbolo della sua regalità, anzi, a dir il vero, non solo era privo dei suoi palchi vellutati era proprio tutto fuorchè un cervo. "Sono io il cervo", disse con la voce avvolgente di un attore un bel giovane con indosso abiti rinascimentali e sfoggiando un bel cipiglio. Più Brando lo osservava e più non si capacitava di quella tasformazione. Davanti a loro ora c'era un Sir con tanto di gorgiera a mola di mulino di pregiatissimo pizzo al collo, una giacchetta cosparsa di gioielli cuciti a effetto "cassaforte", dei ridicoli calzoni a calzamaglia e dei flosci stivali. "Tu il cervo?", gli chiese sorpreso osservandolo dalla testa ai piedi mentre quello si sistemava le buffe maniche della giacca che partendo strette dalle spalle si allargavano gradualmente fino al gomito assumendo una curiosa forma a imbuto , "Tu sei un uomo in carne ed ossa. Da che parte vieni?" Poi con occhi ostili, simili alle meteore di un cielo turbato, aggiunse: " Ti stai forse prendendo gioco di me, anzi di noi? ". Ci fu un silenzio cupo così come solo sulla luna si può immaginare avvenga. Tutto si fermò, persino i fiori che brillavano sulla duna rosata smisero di accendersi e spegnersi . Si stava per compiere la solennità di un incantesimo. " Not from the stars do I my judgment pluck , io non traggo i miei giudizi dalle stelle.." iniziò a raccontare il giovanotto. "Ma tu parli inglese, sei inglese allora?", gli domandò Brando con sussiego come se ad un tratto in quelle parole avesse riconosciuto un qualcuno a lui noto, molto noto. "Ebbene sì, sono inglese ma questo poco importa", rispose con un sorriso ironico il tipetto aggiustandosi la smisurata gorgiera , " ora invece voglio svelarvi perchè qui sulla luna sono un umano come voi e in terra sono un cervo. Era il 1587 quando giunsi a Triora con la mia compagnia di teatranti, avevo ventitrè anni e durante una rappresentazione al castello mi innamorai di una ragazza di Badalucco dai lunghi capelli color miele . Era diversa dalle donne che fino ad allora avevo conosciuto, non solo nel fisico minuto e delicato ma anche nell'animo. Ci incontravamo di nascosto e una sera, dopo esserci detti mille volte buona notte, ci giurammo eterno amore. Lei non sapeva che io ero già sposato e forse non era importante neanche che glielo rivelassi poichè tra di noi c'era qualcosa di più dell'amore , c'era la poesia. But from thine eyes my knowledge I derive, è dai tuoi occhi che traggo il mio sapere, le dicevo". "Vai avanti, vai avanti", incalzò Brando, "raccontaci allora perchè sei stato ridotto in cervo." "Ormai sapete che qui a Triora molte donne all'epoca vennero incolpate di stregoneria e tra queste ci fu anche lei, la mia Peirina". "Peirina?", esclamarono in coro Brando e Viane , "Ma tu allora fai parte della magia inflitta da quel mago che aveva trasformato tutte le innocenti in streghe profetizzandone la liberazione solo attraverso riti molto lontani". "Proprio così", rispose il giovanotto aggiustandosi nuovamente il colletto dell'elegante giacca ricamata con fili dorati che sotto i riflessi della luna risplendevano rendendolo quasi divino ,"io mi schierai tra i pochi che credevano nell' innocenza delle fanciulle del paese e soprattutto di Peirina così venni immediatamente allontanato insieme a tutta la mia compagnia. Mi fu soprattutto proibito di vedere per l'ultima volta Peirina che intanto era stata rinchiusa nella casa del Meggio ma io trasgredii gli ordini e mentre una notte salivo su uno dei balconi venni fatto prigioniero e consegnato al vicario dell'inquisitore di Genova. Lui comprendendo che ero inglese e che quindi non avevo reali interessi pecuniari con quella storia che tutti sapevano determinata da una manovra economica dei proprietari terrieri mi assolse pretendendo in cambio tutti i gioielli che portavo cuciti sulla giacca. Tuttavia un illustre mago di Triora, mentre mi trovavo al castello per radunare i miei averi, mi sbarrò la strada e ricordandomi che ero fuggito dal mio paese poichè ero stato accusato da un certo Sir Thomas Lucy di aver cacciato di frode un cervo nella sua tenuta mi inflisse la maledizione di trasformarmi in cervo ogni volta che avrei messo piede nella Valle Argentina. Così io qui non venni più ma ora, poichè voglio restituire dignità a Peirina ho deciso di ritornarci e quindi finchè con il vostro aiuto non la riscatterò vagherò su questa terra nelle vesti di un cervo". Ci fu un vento strano intorno e una libellula con il volto di una delicata fanciulla prese a svolazzare spargendo foglietti di carta scritta a mano. "E' Peirina", dichiarò Brando dopo averne raccolto uno in cui riconosceva alcuni dei suoi versi già letti . "Forse", rispose l'elegante commediante che intanto gli strizzava un occhio. "Ma tu alla fine chi sei ? " Ribadì Brando , "Come ti chiami?". "Sono un commediante te lo ripeto. Un commediante di successo. Ma il mio nome lo conoscerai più avanti per ora chiamami King's Men ". "King's Men? ", chiese Brando sempre più curioso ma anche sempre più vicino alla soluzione di questa misteriosa identità. "Sì questo era il nome della compagnia con cui giravo nei teatri di Londra. Quando venni qui a Triora invece fingevo di dirigere una compagnia di dilettanti . Non volevo farmi riconoscere. Per me quelli erano gli anni bui, soffrivo di un certo mal di vivere, in verità avevo avuto qualche guaio per aver veramente cacciato un cervo e non andavo d'accordo con mia moglie". Iniziò a piovere e King's Men, li invitò a seguirli dentro una piccola casa il cui tetto era curiosamente fatto solo di libri. "E' qui che abiti quando non vieni sulla terra ?", gli chiese Brando guardandosi intorno. "Sì ma ci starò ancora per poco . Giusto il tempo di liberare Peirina e le altre donne dal sortilegio di quel mago che le aveva ridotte per sempre al destino di streghe. Quel giorno, dopo averti consegnato un romance ancora inedito e donato i miei palchi regali, il mio compito in questa valle sarà finito e io tornerò a riposare nella mia terra . Mi manca sai ? La mia lapide è lì. Mi piace anche stare qui ma nessuno sa chi sono. E pensare che se mai lo scoprissero..". La disse a mezza voce quest'ultima frase ma immediatamente se la rimangiò. Stava albeggiando, il cielo era uniformemente azzurro, le nuvole toglievano il loro velo dal monte delle Forche e Viane e Brando erano ormai pronti per la loro missione. Tornarono sulla terra sospinti dal vento insieme a King's Men che, dopo aver abbandonato il suo dorato mantello con appuntati dei Nobili vistosissimi galloni, ritornò ad assumere le sembianze di un cervo. (continua) .
martedì 23 dicembre 2014
Viane, Brando e il cervo nobile
Tranquillità, acquarello su carta di M. Spada
"Dunque io sono un tipo sarcastico come Biron il personaggio chiave di Pene d'amor perdute la commedia, di William Shakespeare, che ho tante volte letto e riletto. E' questo quello che si pensa di me?E' questo che mi vuole far intendere il cervo nobile dalle pupille ovali e dai palchi di velluto? Ma chi sarà mai lui di così importante per accusarmi di ironico cinismo? Questo ed altro ancora si stava chiedendo Brando dopo aver letto le parole incise su quel vecchio albero di frassino circondato da felci e altre erbe. Le labbra gli si piegarono in una smorfia di disappunto, poi con l'aria che si faceva sempre più carezzevole e leggera lui iniziò a far andare la testa alla sua vita sballata nella quale era più comodo negare le proprie passioni e fuggire se stessi. Viane, nel frattempo, richiamata dai potenti bramiti del cervo vagabondo, era anche lei giunta fuori dal casolare color lampone e mentre intorno tutto rimaneva avvolto da una luce rosa arancione si accostò a Brando aprendogli il suo animo: " Il frassino è un albero dalle proprietà magiche", disse dopo aver letto anch'ella le sorprendenti parole incise, " lo so perchè fin da bambina ne avevo uno nel mio giardino. Divenuto adulto venne abbattuto senza rispettare la diceria inglese che avverte in tal caso di chiedergli il permesso . Da quell'istante nella mia famiglia accadde di tutto, io rimasi incinta di un ragazzo che non amavo e il bambino che portavo in grembo, per volere dei miei genitori, appena nato lo diedi in adozione. Da allora sono piena di rimorsi. Pensa, oggi quel figlio avrebbe più o meno la tua età". Arrivò un silenzio metafisico e quel cervo che sembrava scomparso nel cielo ritornò per qualche istante vicino a loro acquattandosi . Li fissò a lungo dolcemente poi, quasi intuendo di essere riuscito a far nascere tra i due qualcosa di più intimo, sparì velocissimo nuovamente nel nulla rilasciando una scia luminosa come se di lì a poco dovesse accadere un altro prodigio. "Sai Viane io ti voglio parlare di un disagio", iniziò a imbastire Brando rientrato con la sua prigioniera nell'essicatoio," magari mi sbaglio ma sento che tu mi puoi capire. Io non so chi sono. A volte mi piaccio, altre no. A volte credo di amare altre di odiare. A volte credo nella purezza dell'anima altre nego che esista. A volte non so neppure se esiste la felicità. Altre mi accorgo che la giustizia è solo una parola . Non vivo bene perchè mi è difficile trovare dei valori ed anche se riuscissi a far uscire il poeta che c'è in me mi chiedo :che posto mai potrei avere in questa società che nulla ha di poetico?" Mentre tra i due il dialogo restava quasi sospeso e Viane cercava risposte ai tormenti del ragazzo da una finestra socchiusa arrivò un vento repentino seguito da una nuvola di foglietti di carta scritta a mano . "Di che si tratta ?", chiese Viane a Brando che con bramosia desiderava conoscerne il contenuto, "Non so, aspetta che leggo", rispose lui dando voce a versi melodiosi. Intanto Viane, sempre più ansiosa, ne rincorreva altri che a poco a poco si adagiavano per terra formando un soffice tappeto. "Oh, santo cielo", urlò raccogliendoli, " ma qui c' è stato consegnato un tesoro. Sono poesie, sono tantissime, forse cento, anzi duecento e sono tutte firmate Peirina. "Quindi aveva ragione Isotta Stella neanche Peirina era una strega", affermò Brando sempre più stupito e felice, "forse stiamo assistendo a un altro sortilegio . Forse la profezia del mago che decretava che sarebbero dovuti passare altri cento anni prima di poter riscattare la reputazione delle altre donne ritenute streghe non si avvererà poichè io e te ci riusciremo ora . Poi raccogliendo tutti i fogli sparsi nella grande stanza provò un sentimento di commozione e poi di incanto. Dentro quei versi ben scolpiti pulsava la natura, dentro quelle rime si sentiva l'aria pura come se giungesse da una radura muschiosa, dentro quelle pause pulsava la metrica del cuore. Viane capì che in tutto questo progetto di riabilitazione anche loro stavano trovando delle risposte e senza esitazione rivolgendosi nuovamente a Brando lo avvertì che erano tutti e due sulla strada della verità e che il giusto o l'ingiusto non esistono riferiti solo a noi e forse erano lì per imparare anche questo. Spiegava ciò al ragazzo immerso in quel sogno di bellezza dove il bosco, il cielo, il prato e il volo di un uccello gli giungevano come i suoni sommessi del pianoforte attraverso il poetico parlare di Peirina e frattanto anche lei sentiva che la sua esistenza si stava ribaltando riscoprendo, attraverso i suoi ultimi incontri, tutto quel buono che si portava dentro e che a volte aveva rifiutato. Cominciava a farsi buio e la chiara argentea Venere, in basso a occidente, splendeva col suo delicato scintillio mentre il tenebroso Arturo, in alto a oriente, cangiava con le sue rosse fiamme. Sembrava il solito meravigloso spettacolo regalato a chi guarda il cielo dall'alto di Triora ma non era così. Una processione di donne si preparava a salire fino al Monte delle Forche cantavano inni d'amore, vestivano di bianco e assomigliavano a delle ninfe. Camminavano, con un gesto leggiadro, spargendo ovunque manciate di semi . Quella notte si preparava ad essere speciale come recitava una delle poesie scritte da Peirina. "Verrà una notte nera senza luce, senza acqua e senza fuoco". A mezzanotte Viane e Brando si misero in cammino dovevano compiere la missione, dovevano far tornare il sorriso su quella montagna incantata. Il cervo si presentò all'ora giusta, era più maestoso del solito guardava verso la luna e vi si infilò. (continua) .
"Dunque io sono un tipo sarcastico come Biron il personaggio chiave di Pene d'amor perdute la commedia, di William Shakespeare, che ho tante volte letto e riletto. E' questo quello che si pensa di me?E' questo che mi vuole far intendere il cervo nobile dalle pupille ovali e dai palchi di velluto? Ma chi sarà mai lui di così importante per accusarmi di ironico cinismo? Questo ed altro ancora si stava chiedendo Brando dopo aver letto le parole incise su quel vecchio albero di frassino circondato da felci e altre erbe. Le labbra gli si piegarono in una smorfia di disappunto, poi con l'aria che si faceva sempre più carezzevole e leggera lui iniziò a far andare la testa alla sua vita sballata nella quale era più comodo negare le proprie passioni e fuggire se stessi. Viane, nel frattempo, richiamata dai potenti bramiti del cervo vagabondo, era anche lei giunta fuori dal casolare color lampone e mentre intorno tutto rimaneva avvolto da una luce rosa arancione si accostò a Brando aprendogli il suo animo: " Il frassino è un albero dalle proprietà magiche", disse dopo aver letto anch'ella le sorprendenti parole incise, " lo so perchè fin da bambina ne avevo uno nel mio giardino. Divenuto adulto venne abbattuto senza rispettare la diceria inglese che avverte in tal caso di chiedergli il permesso . Da quell'istante nella mia famiglia accadde di tutto, io rimasi incinta di un ragazzo che non amavo e il bambino che portavo in grembo, per volere dei miei genitori, appena nato lo diedi in adozione. Da allora sono piena di rimorsi. Pensa, oggi quel figlio avrebbe più o meno la tua età". Arrivò un silenzio metafisico e quel cervo che sembrava scomparso nel cielo ritornò per qualche istante vicino a loro acquattandosi . Li fissò a lungo dolcemente poi, quasi intuendo di essere riuscito a far nascere tra i due qualcosa di più intimo, sparì velocissimo nuovamente nel nulla rilasciando una scia luminosa come se di lì a poco dovesse accadere un altro prodigio. "Sai Viane io ti voglio parlare di un disagio", iniziò a imbastire Brando rientrato con la sua prigioniera nell'essicatoio," magari mi sbaglio ma sento che tu mi puoi capire. Io non so chi sono. A volte mi piaccio, altre no. A volte credo di amare altre di odiare. A volte credo nella purezza dell'anima altre nego che esista. A volte non so neppure se esiste la felicità. Altre mi accorgo che la giustizia è solo una parola . Non vivo bene perchè mi è difficile trovare dei valori ed anche se riuscissi a far uscire il poeta che c'è in me mi chiedo :che posto mai potrei avere in questa società che nulla ha di poetico?" Mentre tra i due il dialogo restava quasi sospeso e Viane cercava risposte ai tormenti del ragazzo da una finestra socchiusa arrivò un vento repentino seguito da una nuvola di foglietti di carta scritta a mano . "Di che si tratta ?", chiese Viane a Brando che con bramosia desiderava conoscerne il contenuto, "Non so, aspetta che leggo", rispose lui dando voce a versi melodiosi. Intanto Viane, sempre più ansiosa, ne rincorreva altri che a poco a poco si adagiavano per terra formando un soffice tappeto. "Oh, santo cielo", urlò raccogliendoli, " ma qui c' è stato consegnato un tesoro. Sono poesie, sono tantissime, forse cento, anzi duecento e sono tutte firmate Peirina. "Quindi aveva ragione Isotta Stella neanche Peirina era una strega", affermò Brando sempre più stupito e felice, "forse stiamo assistendo a un altro sortilegio . Forse la profezia del mago che decretava che sarebbero dovuti passare altri cento anni prima di poter riscattare la reputazione delle altre donne ritenute streghe non si avvererà poichè io e te ci riusciremo ora . Poi raccogliendo tutti i fogli sparsi nella grande stanza provò un sentimento di commozione e poi di incanto. Dentro quei versi ben scolpiti pulsava la natura, dentro quelle rime si sentiva l'aria pura come se giungesse da una radura muschiosa, dentro quelle pause pulsava la metrica del cuore. Viane capì che in tutto questo progetto di riabilitazione anche loro stavano trovando delle risposte e senza esitazione rivolgendosi nuovamente a Brando lo avvertì che erano tutti e due sulla strada della verità e che il giusto o l'ingiusto non esistono riferiti solo a noi e forse erano lì per imparare anche questo. Spiegava ciò al ragazzo immerso in quel sogno di bellezza dove il bosco, il cielo, il prato e il volo di un uccello gli giungevano come i suoni sommessi del pianoforte attraverso il poetico parlare di Peirina e frattanto anche lei sentiva che la sua esistenza si stava ribaltando riscoprendo, attraverso i suoi ultimi incontri, tutto quel buono che si portava dentro e che a volte aveva rifiutato. Cominciava a farsi buio e la chiara argentea Venere, in basso a occidente, splendeva col suo delicato scintillio mentre il tenebroso Arturo, in alto a oriente, cangiava con le sue rosse fiamme. Sembrava il solito meravigloso spettacolo regalato a chi guarda il cielo dall'alto di Triora ma non era così. Una processione di donne si preparava a salire fino al Monte delle Forche cantavano inni d'amore, vestivano di bianco e assomigliavano a delle ninfe. Camminavano, con un gesto leggiadro, spargendo ovunque manciate di semi . Quella notte si preparava ad essere speciale come recitava una delle poesie scritte da Peirina. "Verrà una notte nera senza luce, senza acqua e senza fuoco". A mezzanotte Viane e Brando si misero in cammino dovevano compiere la missione, dovevano far tornare il sorriso su quella montagna incantata. Il cervo si presentò all'ora giusta, era più maestoso del solito guardava verso la luna e vi si infilò. (continua) .
lunedì 15 dicembre 2014
La confessione di Brando
Un fico d'India tra i rovi, acquarello di M. Spada
Passando per un soffice groviglio di felci, di gramigne, di ellebori,di capelveneri e di erbacee di ogni genere Viane e Brando, con una nuova e più forte ansietà in cuore, giunsero in riva ad un laghetto qua e là dorato dai riflessi della luna piena dove le case, sparse intorno sul fondo della valle, si riflettevano a guisa di silenzioso presepe. Dopo qualche momento il tenero cervo rosso, che fin lì li aveva guidati, scomparve dietro la montagna. Fu in quel silenzio abbandonato, che durava intorno a loro, che si riaffacciarono visioni fantastiche e che una donna, distante forse venti passi, con gli stessi occhi vivaci e languidi del cervo fece cenno di seguirla quasi fosse una sostanza fatua . Camminava adagio, adagio rilasciando una luce radiosa come quella di una cometa conducendo Viane e Brando qua e là per vicoli,straducce, traverse finchè arrivarono in una zona tutta diroccata che pareva stagnare in una oscurità perenne. "Vi attendevo", disse fermandosi davanti alla ferritoia di una finestra scavata nella roccia, " sono Isotta Stella, non mi riconoscete? Non sono più la strega che avevate conosciuto, i miei occhi ora sprizzano amore ed ho ripreso le antiche sembianze della donna che, con la salvaguardia del suo casato, tentò di far assolvere le giovani che in tempi lontani vennero accusate di stregoneria. Viane muovendo la pietra che ha rinvenuto vicino all'essicatoio ha realizzato la profezia che un mago inquisitore della zona aveva fatta e vergata su un libro di magia. In esso c'era scritto:"Chi smuoverà il grande sasso della montagna Argentina leggendo la data impressa dalla zampata di un cervo rimuoverà anche il passato togliendo il titolo di strega solo a una di loro che non lo meritava. Le altre dovranno attendere altri cento anni finchè un'altra donna le salverà dalla loro condizione". "Ecco ",aggiunse ," io non ero una strega ma non lo sono neanche le altre ventinove donne ancora vittime di codesto ingrato sortilegio emesso da questo mago assoldato da potenti signori che a caso accusavano le contadine di piogge acide, pestilenze e altre diavoleire ". Il volto di Viane si illuminò di un'ammirazione raggiante, quasi questa meravigliosa metamorfosi fosse capitata a lei, e sentendosi l'artefice dell' evento appena descritto si avvicinò a Isotta cercando di abbracciarla. "No, è ancora troppo presto", la scostò lei aggiungendo, " verrà il tempo in cui vi svelerò cose che non conoscete anche su di voi e sul perchè siete entrati a far parte di questa dimensione. Intanto dovete aiutarmi a salvare le altre ragazze infangate dal titolo di streghe. Se questo accadrà la montagna tornerà a sorridere e questo posto ridiventerà il granaio della repubblica di Genova. Il seme che avete smarrito ieri è tornato da me e lo interrerete solo quando avrete capito il senso di questo incontro con il passato. Ora vi lascio con una filastrocca: un seme per il corvo, uno per la cornacchia, uno che morirà, un quarto che crescerà". Fu breve quella notte ma intensa e ancora a Brando e Viane non fu chiaro quali fossero i confini del sogno e quali quelli della realtà. Tuttavia entrambi provarono un senso di comune sollievo al punto di essere colti da uno stato di estasi per via di quella donna che da strega si era mutata in fata auspicando lo stesso evento per altre ventinove fanciulle, erroneamente conferite di quel titolo spregievole di cui a distanza di secoli ancora si chiacchierava. Sembrava intanto che questa assoluzione fosse ormai così vicina da far succedere in tutto il circondario solo fatti belli e pieni di allegria: Peirina compariva nelle vesti di una musa della poesia suggerendo versi antichi , Irene in quelle della musica mentre faceva risuonare nella valle le note di un'arpa, Fatima in quelle dell'arte mostrando ai forestieri di passaggio vedute della zona dipinte sulle pietre che si incontravano lungo i percorsi boschivi . Era quasi mattina e fuori dal casolare si alzò un profumo di pane e di foglie di castagno, così come succede tra le strade del posto dove Viane era prigioniera. "Brando! Ho sognato o è la verità, perchè questa notte ero con te nella Valle Argentina?"Lo provocò lei eccitandolo al racconto. Aveva capito forse già dove si trovava e questa volta ne attendeva la conferma."E' la verità", confermò in un baleno lui con una voce che quasi non gli apparteneva, " anch'io ho fatto incubi e poi meravigliosi sogni dove ero con te e Isotta Stella. Beh, ormai te lo rivelo , non posso e non voglio più tenermi il peso di questo assurdo segreto, sei a Triora, il paese delle streghe". I suoi pensieri a un tratto cambiarono, parlava e ragionava così, e forse non ci credeva tanto a quello che gli stava accadendo, ma ad un tratto, mentre fu colto dal bisogno di prendere carta e penna per scivere delle parole che gli erano sgorgate dal cuore, udì fuori dalla porta il rumore delle corna del cervo amico che tentavano di aprirla. Si alzò quasi di corsa dal suo scompigliato giaciglio, guardò fuori e, mentre l'animale misterioso spariva dietro un albero di frassino, vi lesse incisa sulla corteccia questa frase : "Il re caccia al cervo e io inseguo me stesso". Peirina sapeva che lui amava Shakespeare. (continua) .
Passando per un soffice groviglio di felci, di gramigne, di ellebori,di capelveneri e di erbacee di ogni genere Viane e Brando, con una nuova e più forte ansietà in cuore, giunsero in riva ad un laghetto qua e là dorato dai riflessi della luna piena dove le case, sparse intorno sul fondo della valle, si riflettevano a guisa di silenzioso presepe. Dopo qualche momento il tenero cervo rosso, che fin lì li aveva guidati, scomparve dietro la montagna. Fu in quel silenzio abbandonato, che durava intorno a loro, che si riaffacciarono visioni fantastiche e che una donna, distante forse venti passi, con gli stessi occhi vivaci e languidi del cervo fece cenno di seguirla quasi fosse una sostanza fatua . Camminava adagio, adagio rilasciando una luce radiosa come quella di una cometa conducendo Viane e Brando qua e là per vicoli,straducce, traverse finchè arrivarono in una zona tutta diroccata che pareva stagnare in una oscurità perenne. "Vi attendevo", disse fermandosi davanti alla ferritoia di una finestra scavata nella roccia, " sono Isotta Stella, non mi riconoscete? Non sono più la strega che avevate conosciuto, i miei occhi ora sprizzano amore ed ho ripreso le antiche sembianze della donna che, con la salvaguardia del suo casato, tentò di far assolvere le giovani che in tempi lontani vennero accusate di stregoneria. Viane muovendo la pietra che ha rinvenuto vicino all'essicatoio ha realizzato la profezia che un mago inquisitore della zona aveva fatta e vergata su un libro di magia. In esso c'era scritto:"Chi smuoverà il grande sasso della montagna Argentina leggendo la data impressa dalla zampata di un cervo rimuoverà anche il passato togliendo il titolo di strega solo a una di loro che non lo meritava. Le altre dovranno attendere altri cento anni finchè un'altra donna le salverà dalla loro condizione". "Ecco ",aggiunse ," io non ero una strega ma non lo sono neanche le altre ventinove donne ancora vittime di codesto ingrato sortilegio emesso da questo mago assoldato da potenti signori che a caso accusavano le contadine di piogge acide, pestilenze e altre diavoleire ". Il volto di Viane si illuminò di un'ammirazione raggiante, quasi questa meravigliosa metamorfosi fosse capitata a lei, e sentendosi l'artefice dell' evento appena descritto si avvicinò a Isotta cercando di abbracciarla. "No, è ancora troppo presto", la scostò lei aggiungendo, " verrà il tempo in cui vi svelerò cose che non conoscete anche su di voi e sul perchè siete entrati a far parte di questa dimensione. Intanto dovete aiutarmi a salvare le altre ragazze infangate dal titolo di streghe. Se questo accadrà la montagna tornerà a sorridere e questo posto ridiventerà il granaio della repubblica di Genova. Il seme che avete smarrito ieri è tornato da me e lo interrerete solo quando avrete capito il senso di questo incontro con il passato. Ora vi lascio con una filastrocca: un seme per il corvo, uno per la cornacchia, uno che morirà, un quarto che crescerà". Fu breve quella notte ma intensa e ancora a Brando e Viane non fu chiaro quali fossero i confini del sogno e quali quelli della realtà. Tuttavia entrambi provarono un senso di comune sollievo al punto di essere colti da uno stato di estasi per via di quella donna che da strega si era mutata in fata auspicando lo stesso evento per altre ventinove fanciulle, erroneamente conferite di quel titolo spregievole di cui a distanza di secoli ancora si chiacchierava. Sembrava intanto che questa assoluzione fosse ormai così vicina da far succedere in tutto il circondario solo fatti belli e pieni di allegria: Peirina compariva nelle vesti di una musa della poesia suggerendo versi antichi , Irene in quelle della musica mentre faceva risuonare nella valle le note di un'arpa, Fatima in quelle dell'arte mostrando ai forestieri di passaggio vedute della zona dipinte sulle pietre che si incontravano lungo i percorsi boschivi . Era quasi mattina e fuori dal casolare si alzò un profumo di pane e di foglie di castagno, così come succede tra le strade del posto dove Viane era prigioniera. "Brando! Ho sognato o è la verità, perchè questa notte ero con te nella Valle Argentina?"Lo provocò lei eccitandolo al racconto. Aveva capito forse già dove si trovava e questa volta ne attendeva la conferma."E' la verità", confermò in un baleno lui con una voce che quasi non gli apparteneva, " anch'io ho fatto incubi e poi meravigliosi sogni dove ero con te e Isotta Stella. Beh, ormai te lo rivelo , non posso e non voglio più tenermi il peso di questo assurdo segreto, sei a Triora, il paese delle streghe". I suoi pensieri a un tratto cambiarono, parlava e ragionava così, e forse non ci credeva tanto a quello che gli stava accadendo, ma ad un tratto, mentre fu colto dal bisogno di prendere carta e penna per scivere delle parole che gli erano sgorgate dal cuore, udì fuori dalla porta il rumore delle corna del cervo amico che tentavano di aprirla. Si alzò quasi di corsa dal suo scompigliato giaciglio, guardò fuori e, mentre l'animale misterioso spariva dietro un albero di frassino, vi lesse incisa sulla corteccia questa frase : "Il re caccia al cervo e io inseguo me stesso". Peirina sapeva che lui amava Shakespeare. (continua) .
Etichette:
Cervo rosso,
Genova,
poesia,
Shakespeare,
Triora
lunedì 8 dicembre 2014
La nuova Viane
Le salite della vita, acquarello di Maurizio Spada
Piero non aveva pace. Pensava e ripensava alla sua Viane, ai momenti felici trascorsi insieme e a tutti quei loro sogni, non uno ma mille, ancora da realizzare. "L'avranno rapita o l'avranno uccisa?" Era questa la frase che continuava a ronzargli nella testa insieme a un' altra altrettanto crudele: "Forse mi ha semplicemente abbandonato". Quest'ultima ipotesi, priva di consistenza ma non impossibile, sembrava insinuarsi attraverso certi atteggiamenti ambigui delle amiche di Viane, soprattuto quelli di Francesca che, giunta a casa di Piero insieme ad Emma e Sofia, gli teneva la mano guardandolo con occhio compassionevole quasi a ricordargli che, a suo avviso, quel matrimonio con Viane fosse una fanciullaggine, una ragazzata che non contava nulla. Finalmente a non dar credito a queste superficiali considerazioni, dettate da valori che non appartenevano nè a lui nè alla sua sposa, ci pensarono i due giovani poliziotti che già il giorno precedente gli avevano fatto visita. Suonarono al portone della bella villa e subito dopo essere entrati in scena nel salone dove regnava un clima di nervosa attesa affermarono: " Signor Piero, abbiamo le prove,sua moglie è stata rapita". Francesca, Emma e Sofia davanti a questa dichiarazione scattarono in piedi abbandonando quasi contemporaneamente il comodo divano di lino turchese nel quale erano adagiate e, mettendosi in cerchio intorno a Piero come per proteggerlo, si apprestarono a diventare tutte orecchi. "Greco non l'abbiamo ancora trovato", proseguì a raccontare con aria seria e preoccupata quello che in apparenza sembrava essere tra i due agenti di grado superiore,"in compenso siamo riusciti a sapere chi ce l'ha in mano anche se non si sa dove. " Gli occhi del giovane in divisa si incrociarono prima con quelli ansiosi di Piero, poi con quelli delle tre donne che lo attorniavano, infine con quelli esterefatti e curiosi della fedele Mariarosa che entrava nel salotto reggendo tra le mani un luccicante vassoio d'argento sul quale le tazzine da caffè in porcellana di Limoges e le alzate in vetro, colme di calissons alla rosa, presero a danzare mentre lei quasi sveniva. Fuori il cielo, nel quale erano sospese alcune nuvole bianche, incominciò a impallidire a poco a poco come tutti loro. "Signor Piero non si preoccupi, vedrà che la troviamo", esclamò schiarendosi la voce l'altro poliziotto posando gli occhi prima su Francesca e poi su Emma dalle quali sembrava affascinato. "Vedrà, vedrà che la ritroviamo", rimarcò nuovamente quasi a voler farsi bello con quel cerchio di gentildonne raffinate da cui Piero era circondato, " abbiamo un nome", ripresero a dire come in coro i due poi, sempre il più autorevole aggiunse: " Il nome l'ha fatto uno di quei tipi che il giorno del suo matrimonio, come lei ci aveva raccontato, l'aveva minacciato. Era seduto a un bar di Pont Saint Louis, lo pedinavamo da un po' perchè ha combinato diversi guai. Gli abbiamo offerto un paio di birre e alla fine ha parlato. Prima ha cofessato i suoi rapporti con Greco poi ha messo in fila nome, cognome e soprannome di tutti quelli che lui ingaggia per risolvere i suoi affari alla maniera che intende lui. Tutti dilettanti, signor Piero e questo un po' ci fa impensierire. Comunque pare che ora Viane sia nelle mani di uno solo della squadra a servizio di Greco, un certo Brando, detto la Volpe. E' un ragazzotto che bazzica spesso qui in zona ma è incensurato e fino ad ora non aveva mai dato grossi problemi." Passò un secondo, poi ne passò un altro e in quel salone che si affacciava sull'ordinato giardino con le aiuole di vari colori giunse un intenso profumo di lavanda, come a voler sedare la rabbia che regnava intorno con Piero che nulla serviva a calmarlo, neppure quel sublime sentore. "E allora sbrigatevi, andate a cercarla !", urlò sgranando i grandi occhi azzurri , "Io nelle mie condizioni posso fare ben poco diversamente avrei già scandagliato tutto il Ponente".
Viane nel frattempo attendeva con impazienza insieme a Brando che nel cielo comparisse la luna per recarsi in Ciàn der prève e ritornare in quella dimensione misteriosa dove il sogno si confondeva con la realtà. Il pomeriggio intanto trascorse nell'attesa di trovare una risposta a quanto stava accadendo ad entrambi e col seme rimasto nelle loro mani si aggirarono fuori dal casale per individuare un luogo dove interrarlo. Sembrava l'avessero scovato quando ad un tratto tutti e due, distratti dall'arrivo dell'uomo che gli consegnava il cibo, dovettero rientrare nel casolare facendoselo sfuggire dalle mani. " Lo sapevo, dovevamo essere più rapidi", disse Brando con voce alterata dopo che l'altro complice del rapimento si era velocemente allontanato. "Certo, ma tu mi devi spiegare perchè credi tanto a tutte queste magie", le chiese Viane fissandolo profondamente, "E' come se tu conoscessi i segreti che aleggiano in questo luogo. Dimmi dove ci troviamo oppure dovrò pensare che tu sei un mago". "Ma quale mago! Io sono solo un poeta è per questo che vedo e sento più di tanti altri", rispose lui," lo sai che non posso palesarti il nome di questo piccolo paese e poi , in questo luogo, vige una regola . Chi vi arriva per caso non deve sapere dove si trova ma lo deve scoprire lasciandosi trasportare di carrugio in carrugio oppure glielo deve svelare la prima donna che incontrerà. Qui gli abitanti sono in prevalenza femmine, stringono amicizia solo tra di loro e governano l'intera valle togliendo qualsiasi forma di potere agli uomini . E' una rivincita che si sono prese dopo che, in tempi lontani, molte vennero mandate al rogo. Il pane che hai mangiato e che ti ha stupito per il suo sapore inconsueto viene panificato in questi forni solo da mani femminili, da loro dipende l'intera economia del villaggio e del territorio circostante. Lo sfornano una volta alla settimana e dopo avergli inciso una sorta di croce al centro lo fanno distribuire seguendo un rito che a me non è mai stato svelato. Insomma questo è un paese dove vige il matriarcato uno scotto che gli uomini devono pagare per quello che hanno combinato nel 1587. Altro non ti dico. " Stavano per litigare poi Viane ebbe come un presentimento e, ricordando quanto era accaduto la notte precedente e il suo incontro con Isotta, iniziò a pensare ancora una volta che il suo rapimento era un'occasione di rinascita, un nuovo modo di rapportarsi con la sua femminilità, perchè giunge un momento nella vita in cui non solo bisogna sapere cosa fare ma anche chi essere. Arrivò lo scuro della sera con qualche ulalato di lupi e il verso di uccelli notturni quindi si creò un generale silenzio arcano, il cervo dagli occhi umani si presentò ancora alla vecchia porta dell'essicatoio. Un nuovo misterioso incontro li attendeva. (continua)
Piero non aveva pace. Pensava e ripensava alla sua Viane, ai momenti felici trascorsi insieme e a tutti quei loro sogni, non uno ma mille, ancora da realizzare. "L'avranno rapita o l'avranno uccisa?" Era questa la frase che continuava a ronzargli nella testa insieme a un' altra altrettanto crudele: "Forse mi ha semplicemente abbandonato". Quest'ultima ipotesi, priva di consistenza ma non impossibile, sembrava insinuarsi attraverso certi atteggiamenti ambigui delle amiche di Viane, soprattuto quelli di Francesca che, giunta a casa di Piero insieme ad Emma e Sofia, gli teneva la mano guardandolo con occhio compassionevole quasi a ricordargli che, a suo avviso, quel matrimonio con Viane fosse una fanciullaggine, una ragazzata che non contava nulla. Finalmente a non dar credito a queste superficiali considerazioni, dettate da valori che non appartenevano nè a lui nè alla sua sposa, ci pensarono i due giovani poliziotti che già il giorno precedente gli avevano fatto visita. Suonarono al portone della bella villa e subito dopo essere entrati in scena nel salone dove regnava un clima di nervosa attesa affermarono: " Signor Piero, abbiamo le prove,sua moglie è stata rapita". Francesca, Emma e Sofia davanti a questa dichiarazione scattarono in piedi abbandonando quasi contemporaneamente il comodo divano di lino turchese nel quale erano adagiate e, mettendosi in cerchio intorno a Piero come per proteggerlo, si apprestarono a diventare tutte orecchi. "Greco non l'abbiamo ancora trovato", proseguì a raccontare con aria seria e preoccupata quello che in apparenza sembrava essere tra i due agenti di grado superiore,"in compenso siamo riusciti a sapere chi ce l'ha in mano anche se non si sa dove. " Gli occhi del giovane in divisa si incrociarono prima con quelli ansiosi di Piero, poi con quelli delle tre donne che lo attorniavano, infine con quelli esterefatti e curiosi della fedele Mariarosa che entrava nel salotto reggendo tra le mani un luccicante vassoio d'argento sul quale le tazzine da caffè in porcellana di Limoges e le alzate in vetro, colme di calissons alla rosa, presero a danzare mentre lei quasi sveniva. Fuori il cielo, nel quale erano sospese alcune nuvole bianche, incominciò a impallidire a poco a poco come tutti loro. "Signor Piero non si preoccupi, vedrà che la troviamo", esclamò schiarendosi la voce l'altro poliziotto posando gli occhi prima su Francesca e poi su Emma dalle quali sembrava affascinato. "Vedrà, vedrà che la ritroviamo", rimarcò nuovamente quasi a voler farsi bello con quel cerchio di gentildonne raffinate da cui Piero era circondato, " abbiamo un nome", ripresero a dire come in coro i due poi, sempre il più autorevole aggiunse: " Il nome l'ha fatto uno di quei tipi che il giorno del suo matrimonio, come lei ci aveva raccontato, l'aveva minacciato. Era seduto a un bar di Pont Saint Louis, lo pedinavamo da un po' perchè ha combinato diversi guai. Gli abbiamo offerto un paio di birre e alla fine ha parlato. Prima ha cofessato i suoi rapporti con Greco poi ha messo in fila nome, cognome e soprannome di tutti quelli che lui ingaggia per risolvere i suoi affari alla maniera che intende lui. Tutti dilettanti, signor Piero e questo un po' ci fa impensierire. Comunque pare che ora Viane sia nelle mani di uno solo della squadra a servizio di Greco, un certo Brando, detto la Volpe. E' un ragazzotto che bazzica spesso qui in zona ma è incensurato e fino ad ora non aveva mai dato grossi problemi." Passò un secondo, poi ne passò un altro e in quel salone che si affacciava sull'ordinato giardino con le aiuole di vari colori giunse un intenso profumo di lavanda, come a voler sedare la rabbia che regnava intorno con Piero che nulla serviva a calmarlo, neppure quel sublime sentore. "E allora sbrigatevi, andate a cercarla !", urlò sgranando i grandi occhi azzurri , "Io nelle mie condizioni posso fare ben poco diversamente avrei già scandagliato tutto il Ponente".
Viane nel frattempo attendeva con impazienza insieme a Brando che nel cielo comparisse la luna per recarsi in Ciàn der prève e ritornare in quella dimensione misteriosa dove il sogno si confondeva con la realtà. Il pomeriggio intanto trascorse nell'attesa di trovare una risposta a quanto stava accadendo ad entrambi e col seme rimasto nelle loro mani si aggirarono fuori dal casale per individuare un luogo dove interrarlo. Sembrava l'avessero scovato quando ad un tratto tutti e due, distratti dall'arrivo dell'uomo che gli consegnava il cibo, dovettero rientrare nel casolare facendoselo sfuggire dalle mani. " Lo sapevo, dovevamo essere più rapidi", disse Brando con voce alterata dopo che l'altro complice del rapimento si era velocemente allontanato. "Certo, ma tu mi devi spiegare perchè credi tanto a tutte queste magie", le chiese Viane fissandolo profondamente, "E' come se tu conoscessi i segreti che aleggiano in questo luogo. Dimmi dove ci troviamo oppure dovrò pensare che tu sei un mago". "Ma quale mago! Io sono solo un poeta è per questo che vedo e sento più di tanti altri", rispose lui," lo sai che non posso palesarti il nome di questo piccolo paese e poi , in questo luogo, vige una regola . Chi vi arriva per caso non deve sapere dove si trova ma lo deve scoprire lasciandosi trasportare di carrugio in carrugio oppure glielo deve svelare la prima donna che incontrerà. Qui gli abitanti sono in prevalenza femmine, stringono amicizia solo tra di loro e governano l'intera valle togliendo qualsiasi forma di potere agli uomini . E' una rivincita che si sono prese dopo che, in tempi lontani, molte vennero mandate al rogo. Il pane che hai mangiato e che ti ha stupito per il suo sapore inconsueto viene panificato in questi forni solo da mani femminili, da loro dipende l'intera economia del villaggio e del territorio circostante. Lo sfornano una volta alla settimana e dopo avergli inciso una sorta di croce al centro lo fanno distribuire seguendo un rito che a me non è mai stato svelato. Insomma questo è un paese dove vige il matriarcato uno scotto che gli uomini devono pagare per quello che hanno combinato nel 1587. Altro non ti dico. " Stavano per litigare poi Viane ebbe come un presentimento e, ricordando quanto era accaduto la notte precedente e il suo incontro con Isotta, iniziò a pensare ancora una volta che il suo rapimento era un'occasione di rinascita, un nuovo modo di rapportarsi con la sua femminilità, perchè giunge un momento nella vita in cui non solo bisogna sapere cosa fare ma anche chi essere. Arrivò lo scuro della sera con qualche ulalato di lupi e il verso di uccelli notturni quindi si creò un generale silenzio arcano, il cervo dagli occhi umani si presentò ancora alla vecchia porta dell'essicatoio. Un nuovo misterioso incontro li attendeva. (continua)
lunedì 1 dicembre 2014
Viane oltre le nuvole
Barche al riposo, acquarello di M. Spads
In una valigia di Fendi, impreziosita dalle iniziali del suo nome, Francesca ci aveva messo tutto il suo mondo. Era più forte di lei non sottrarsi a questo rito tanto che, anche nel mezzo di una catastrofe, non poteva fare a meno di portarsi appresso quasi l'intero guardaroba. Fu così che insieme ad Emma, fornita anche lei di trolley della griffe Vuitton custode di un'infinità di preziosi abitini, a due giorni dalla scomparsa di Viane, si mise in viaggio per raggiungere quanto prima Piero a Grimaldi. Sempre più sospettose e maliziose non si convincevano all'idea che a Viane fosse accaduta una disgrazia e ancor di meno che qualcuno, per non si sa quale oscura ragione, l'avesse rapita e portata chissà dove. Per loro era più facile nuovamente ipotizzare che l'amica, appena visto che la vita familiare non era soltanto un godimento d'amore, ne avesse combinata una delle sue e, pentita di quel suo matrimonio un po' sacrificato, avesse scelto di ritirarsi in un luogo segreto. Di Viane, alla fine, avevano sempre colto il lato più superficiale, tra loro amiche dopo tutto il legante vero e proprio era solo quello shopping compulsivo che a turno le prendeva e quella loro ingarbugliata vita sentimentale dove anche le piccolezze acquistavano una incontrovertibile importanza. L'amicizia si perpetuava su basi abbastanza banali ma a modo loro si volevano bene tanto che ricordando l'ingenua gioia che si esprimeva sul rotondo del viso di Viane il giorno del suo matrimonio si misero quasi a piangere. " Speriamo che la ritrovino in fretta", farfugliarono in coro intravedendo in lontananza il cartello con la freccia per Latte dove finalmente erano giunte e dove sarebbero state accolte da Sofia prima di recarsi tutte insieme nella villa di Piero a Grimaldi. "Non capisco cosa possa esserle accaduto ", riprese a dire Emma mentre Francesca guidando, per non farsi abbagliare dagli accecanti raggi del sole prepotente di Ponente, inforcava un paio di occhiali scuri in stile diva che le erano costati una fortuna, "nella nostra ultima conversazione telefonica già non era più la stessa", aggiunse ancora osservando, con un po' di invidia, i maestosi occhiali di Francesca scovati al Portobello di Londra , "ricordo che a Milano, quando ci siamo incontrate in piazza della Scala pochi giorni antecedenti al suo matrimonio, lei mi venne incontro sfoggiando un'elegante Birkin di Hermès verde foresta. Era felice del suo nuovo costoso acquisto ora, invece, pare fuggire ad ogni forma di desiderio venale. Anche Piero attraverso le sue parole mi è parso diverso da come lo immaginavamo. Ora lo descriveva un gentiluomo di campagna tutto orientato a salvare le sue terre". Emma si tolse l'originale cappellino che aveva sulla testa e sventagliandoselo su e giù a guisa di ventaglio, quasi per riprendersi da una sensazione simile a uno svenimento, posò gli occhi sul paesaggio che veloce scorreva fuori dall'auto. "Fermati", urlò rivolgendosi a Francesca, "voglio annusare questa sottile aria di mare, mi fa rivivere e chissà che non faccia bene pure al mio bambino". Poi, accarezzandosi delicatamente il ventre appena ingrossato per via di quella gravidanza da mamma nubile della quale andava fiera, aggiunse:" Certo sono cambiati! Per me a tutti e due è successo qualcosa di misterioso, qualcosa che non immaginiamo e che va oltre il loro amore. Hanno anche rinviato senza tanti ripensamenti quel viaggio di nozze tanto declamato". Questi pensieri erano preoccupanti come tutti quelli che fanno comprendere le cose troppo tardi e il ricordo della coppia di allegri novelli sposi incominciò piano, piano nelle loro menti a sbiadirsi. Giunte nel villino di Sofia, arrampicato in un punto strategico di Latte e molto simile a un romantico cottage inglese dove danzavano al ritmo di un vento ballerino campanelle candide e stellate di vivi fiori gialli, le domande e gli interrogativi sulla metamorfosi di Viane proseguirono attraverso le considerazioni di Sofia. "Succede, succede a molti che vengono da queste parti", prese a erudirle lei col suo solito fare da filosofa . "chi arriva in questa lingua del Ponente Ligure spesso è vittima di una catarsi . Sarà il vento, che quando è forte attraversa persino l'anima, oppure questo mare o questo cielo blu e infinito a un tratto è come se una voce ti implorasse di fermarti e la tua vita intera improvvisamente prende una svolta senza una specifica ragione. Ci si perde seguendo il volo di un uccello e poi si scoprono spiaggette a forma di triangolo dalla sabbia rosa che si raggiungono solo a piedi nudi. Là dove la solitudine fa uno spazio enorme è facile scegliere la strada che porta verso la libertà". Sofia si fermò un attimo, capiva di narrare cose che ancora non potevano giungere al cuore delle amiche. Ci vuole tempo per assapore l'intimità di un luogo pensò guardandole con affettuosa compassione poi, osservandole con sguardo pensieroso, come si fa scrutando un cielo pieno di nuvole ed insieme il loro cammino, ritornò a fare l'analisi di Viane osservando:" Anche Viane deve essere rimasta sedotta dalla forza di questo mare,dal profumo degli elicrisi che arriva quando meno te lo aspetti insieme a un pennacchiolo argenteo strappato dal vento a un fiore nato per caso su uno scoglio regalando a chi lo riceve una felicità mai trovata e un senso di liberazione." Francesca ed Emma compirono un passo indietro e appartandosi sotto la pergola di un folto glicine bianco si confidarono che anche Sofia era diversa da come solitamente la percepivano in città. Pareva meno angosciata ma molto distante , forse anche troppo, da quel genere di vita che le aveva sempre unite. Ma per loro era inconfutabile: la vera felicità era solo dietro le vetrine di Milano. Intanto poco lontano, in una località non ancora nota, Viane si ritrovava in un mondo sopito lontano dal mare di cui tuttavia, in certi istanti, ne percepiva un leggero sentore, quasi gli spruzzi delle onde si divertissero a raggiungere le vette conferendo al profumo del bosco qualche capricciosa nota salina. Catapultata in un cordone montuoso ignoto lei e Brando non distinguevano più quale fosse il sogno e quale la realtà. Accadde allora che dopo quell'incontro con le streghe si ritrovassero nel loro giaciglio mezzi storditi. "Brando cosa è successo questa notte? Eri anche tu con me sotto un grande noce mentre si compivano sortilegi di ogni tipo?". Iniziò così tra lei e il ragazzo una curiosa conversazione dove entrambi non sapevano più se veramente fossero andati in una località denominata Lagodegnu o l'avessero solo sognato e poi c'era quel cervo guida che entrambi ricordavano per via di quegli occhi dolci e quasi umani . "Certo che c'ero!", rispose senza esitazione Brando, " rammento anche il bel volto luminoso di Isotta che parlava di un seme che ci donerà e che salverà il mondo. Una certa Peirina ha anche profetizzato che io diverrò un grande poeta. Chissà? Se mai questo si avverasse giuro che ti sarò per sempre grato perchè se non avessi partecipato al tuo rapimento questo mio desiderio, che solo tu conosci, non si sarebbe mai realizzato". Si sfregarono gli occhi e nonostante fuori albeggiasse e il cielo fosse macchiato di un rosa tenue, come se un pittore vi avesse intinto ripetutamente qua e là il suo pennello, loro piombarono in un sonno profondo. Si svegliarono con il sole in faccia, intorno a mezzogiorno, trovando nelle loro mani strette a pugno un seme che sembrava una pepita d'oro. Stupiti lo rigirarono più volte tra le dita muovendolo in tutte le possibili direzioni finchè udirono prima un suono lieve, poi un mormorio, infine un coro di voci femminili che dopo aver pronunciato frasi misteriose intimò:" Stanotte vi attendiamo alla Ciàn der préve". (continua)
In una valigia di Fendi, impreziosita dalle iniziali del suo nome, Francesca ci aveva messo tutto il suo mondo. Era più forte di lei non sottrarsi a questo rito tanto che, anche nel mezzo di una catastrofe, non poteva fare a meno di portarsi appresso quasi l'intero guardaroba. Fu così che insieme ad Emma, fornita anche lei di trolley della griffe Vuitton custode di un'infinità di preziosi abitini, a due giorni dalla scomparsa di Viane, si mise in viaggio per raggiungere quanto prima Piero a Grimaldi. Sempre più sospettose e maliziose non si convincevano all'idea che a Viane fosse accaduta una disgrazia e ancor di meno che qualcuno, per non si sa quale oscura ragione, l'avesse rapita e portata chissà dove. Per loro era più facile nuovamente ipotizzare che l'amica, appena visto che la vita familiare non era soltanto un godimento d'amore, ne avesse combinata una delle sue e, pentita di quel suo matrimonio un po' sacrificato, avesse scelto di ritirarsi in un luogo segreto. Di Viane, alla fine, avevano sempre colto il lato più superficiale, tra loro amiche dopo tutto il legante vero e proprio era solo quello shopping compulsivo che a turno le prendeva e quella loro ingarbugliata vita sentimentale dove anche le piccolezze acquistavano una incontrovertibile importanza. L'amicizia si perpetuava su basi abbastanza banali ma a modo loro si volevano bene tanto che ricordando l'ingenua gioia che si esprimeva sul rotondo del viso di Viane il giorno del suo matrimonio si misero quasi a piangere. " Speriamo che la ritrovino in fretta", farfugliarono in coro intravedendo in lontananza il cartello con la freccia per Latte dove finalmente erano giunte e dove sarebbero state accolte da Sofia prima di recarsi tutte insieme nella villa di Piero a Grimaldi. "Non capisco cosa possa esserle accaduto ", riprese a dire Emma mentre Francesca guidando, per non farsi abbagliare dagli accecanti raggi del sole prepotente di Ponente, inforcava un paio di occhiali scuri in stile diva che le erano costati una fortuna, "nella nostra ultima conversazione telefonica già non era più la stessa", aggiunse ancora osservando, con un po' di invidia, i maestosi occhiali di Francesca scovati al Portobello di Londra , "ricordo che a Milano, quando ci siamo incontrate in piazza della Scala pochi giorni antecedenti al suo matrimonio, lei mi venne incontro sfoggiando un'elegante Birkin di Hermès verde foresta. Era felice del suo nuovo costoso acquisto ora, invece, pare fuggire ad ogni forma di desiderio venale. Anche Piero attraverso le sue parole mi è parso diverso da come lo immaginavamo. Ora lo descriveva un gentiluomo di campagna tutto orientato a salvare le sue terre". Emma si tolse l'originale cappellino che aveva sulla testa e sventagliandoselo su e giù a guisa di ventaglio, quasi per riprendersi da una sensazione simile a uno svenimento, posò gli occhi sul paesaggio che veloce scorreva fuori dall'auto. "Fermati", urlò rivolgendosi a Francesca, "voglio annusare questa sottile aria di mare, mi fa rivivere e chissà che non faccia bene pure al mio bambino". Poi, accarezzandosi delicatamente il ventre appena ingrossato per via di quella gravidanza da mamma nubile della quale andava fiera, aggiunse:" Certo sono cambiati! Per me a tutti e due è successo qualcosa di misterioso, qualcosa che non immaginiamo e che va oltre il loro amore. Hanno anche rinviato senza tanti ripensamenti quel viaggio di nozze tanto declamato". Questi pensieri erano preoccupanti come tutti quelli che fanno comprendere le cose troppo tardi e il ricordo della coppia di allegri novelli sposi incominciò piano, piano nelle loro menti a sbiadirsi. Giunte nel villino di Sofia, arrampicato in un punto strategico di Latte e molto simile a un romantico cottage inglese dove danzavano al ritmo di un vento ballerino campanelle candide e stellate di vivi fiori gialli, le domande e gli interrogativi sulla metamorfosi di Viane proseguirono attraverso le considerazioni di Sofia. "Succede, succede a molti che vengono da queste parti", prese a erudirle lei col suo solito fare da filosofa . "chi arriva in questa lingua del Ponente Ligure spesso è vittima di una catarsi . Sarà il vento, che quando è forte attraversa persino l'anima, oppure questo mare o questo cielo blu e infinito a un tratto è come se una voce ti implorasse di fermarti e la tua vita intera improvvisamente prende una svolta senza una specifica ragione. Ci si perde seguendo il volo di un uccello e poi si scoprono spiaggette a forma di triangolo dalla sabbia rosa che si raggiungono solo a piedi nudi. Là dove la solitudine fa uno spazio enorme è facile scegliere la strada che porta verso la libertà". Sofia si fermò un attimo, capiva di narrare cose che ancora non potevano giungere al cuore delle amiche. Ci vuole tempo per assapore l'intimità di un luogo pensò guardandole con affettuosa compassione poi, osservandole con sguardo pensieroso, come si fa scrutando un cielo pieno di nuvole ed insieme il loro cammino, ritornò a fare l'analisi di Viane osservando:" Anche Viane deve essere rimasta sedotta dalla forza di questo mare,dal profumo degli elicrisi che arriva quando meno te lo aspetti insieme a un pennacchiolo argenteo strappato dal vento a un fiore nato per caso su uno scoglio regalando a chi lo riceve una felicità mai trovata e un senso di liberazione." Francesca ed Emma compirono un passo indietro e appartandosi sotto la pergola di un folto glicine bianco si confidarono che anche Sofia era diversa da come solitamente la percepivano in città. Pareva meno angosciata ma molto distante , forse anche troppo, da quel genere di vita che le aveva sempre unite. Ma per loro era inconfutabile: la vera felicità era solo dietro le vetrine di Milano. Intanto poco lontano, in una località non ancora nota, Viane si ritrovava in un mondo sopito lontano dal mare di cui tuttavia, in certi istanti, ne percepiva un leggero sentore, quasi gli spruzzi delle onde si divertissero a raggiungere le vette conferendo al profumo del bosco qualche capricciosa nota salina. Catapultata in un cordone montuoso ignoto lei e Brando non distinguevano più quale fosse il sogno e quale la realtà. Accadde allora che dopo quell'incontro con le streghe si ritrovassero nel loro giaciglio mezzi storditi. "Brando cosa è successo questa notte? Eri anche tu con me sotto un grande noce mentre si compivano sortilegi di ogni tipo?". Iniziò così tra lei e il ragazzo una curiosa conversazione dove entrambi non sapevano più se veramente fossero andati in una località denominata Lagodegnu o l'avessero solo sognato e poi c'era quel cervo guida che entrambi ricordavano per via di quegli occhi dolci e quasi umani . "Certo che c'ero!", rispose senza esitazione Brando, " rammento anche il bel volto luminoso di Isotta che parlava di un seme che ci donerà e che salverà il mondo. Una certa Peirina ha anche profetizzato che io diverrò un grande poeta. Chissà? Se mai questo si avverasse giuro che ti sarò per sempre grato perchè se non avessi partecipato al tuo rapimento questo mio desiderio, che solo tu conosci, non si sarebbe mai realizzato". Si sfregarono gli occhi e nonostante fuori albeggiasse e il cielo fosse macchiato di un rosa tenue, come se un pittore vi avesse intinto ripetutamente qua e là il suo pennello, loro piombarono in un sonno profondo. Si svegliarono con il sole in faccia, intorno a mezzogiorno, trovando nelle loro mani strette a pugno un seme che sembrava una pepita d'oro. Stupiti lo rigirarono più volte tra le dita muovendolo in tutte le possibili direzioni finchè udirono prima un suono lieve, poi un mormorio, infine un coro di voci femminili che dopo aver pronunciato frasi misteriose intimò:" Stanotte vi attendiamo alla Ciàn der préve". (continua)
Iscriviti a:
Post (Atom)











