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lunedì 8 dicembre 2014

La nuova Viane

                                    Le salite della vita, acquarello  di Maurizio Spada

Piero non aveva pace. Pensava e ripensava alla sua Viane, ai momenti felici trascorsi insieme e a tutti quei loro sogni, non uno ma mille, ancora da realizzare. "L'avranno rapita o l'avranno uccisa?" Era questa la frase che continuava a ronzargli nella testa insieme a un' altra altrettanto crudele: "Forse mi ha semplicemente abbandonato". Quest'ultima ipotesi, priva di consistenza ma non impossibile, sembrava insinuarsi attraverso certi atteggiamenti ambigui delle amiche di Viane, soprattuto  quelli di Francesca che, giunta a casa di Piero insieme ad Emma e Sofia, gli teneva la mano guardandolo con occhio compassionevole quasi a ricordargli che, a suo avviso, quel matrimonio con Viane fosse una fanciullaggine, una ragazzata che non contava nulla. Finalmente a non dar credito a queste superficiali considerazioni, dettate da valori che non appartenevano nè a lui nè alla sua sposa, ci pensarono i due giovani poliziotti che già il giorno precedente gli avevano fatto visita. Suonarono al portone della bella villa e subito dopo essere entrati in scena nel salone dove regnava un clima di nervosa attesa affermarono: " Signor Piero, abbiamo le prove,sua moglie è stata rapita". Francesca, Emma e Sofia davanti a questa dichiarazione scattarono in piedi abbandonando quasi contemporaneamente il comodo divano di lino turchese nel quale erano adagiate e, mettendosi in cerchio intorno a Piero come per proteggerlo, si apprestarono a diventare tutte orecchi. "Greco non l'abbiamo ancora trovato", proseguì a raccontare con aria seria e preoccupata quello che in apparenza sembrava essere tra i due agenti di grado superiore,"in compenso siamo riusciti a sapere chi ce l'ha in mano anche se non si sa dove. " Gli occhi del giovane in divisa si incrociarono prima con quelli ansiosi di Piero, poi con quelli delle tre donne che lo attorniavano, infine con quelli esterefatti e curiosi della fedele Mariarosa che entrava nel salotto reggendo tra le mani  un luccicante vassoio d'argento sul quale le tazzine da caffè in porcellana di Limoges e le alzate in vetro, colme di calissons alla rosa, presero a danzare mentre lei quasi sveniva. Fuori il cielo, nel quale erano sospese alcune nuvole bianche, incominciò a impallidire a poco a poco come tutti loro. "Signor Piero non si preoccupi, vedrà che la troviamo", esclamò schiarendosi la voce l'altro poliziotto posando gli occhi  prima su Francesca e poi su Emma dalle quali sembrava affascinato. "Vedrà, vedrà che la ritroviamo", rimarcò nuovamente quasi a voler farsi bello con quel cerchio di gentildonne raffinate da cui Piero era circondato, " abbiamo un nome", ripresero a dire come in coro i due poi, sempre il più autorevole aggiunse: " Il nome l'ha fatto uno di quei tipi che il giorno del suo matrimonio, come lei ci aveva raccontato, l'aveva minacciato. Era seduto a un bar di Pont Saint Louis, lo pedinavamo da un po' perchè ha combinato diversi guai. Gli abbiamo offerto un paio di birre e alla fine ha parlato. Prima ha cofessato i suoi rapporti con Greco poi ha messo in fila nome, cognome e soprannome di tutti quelli che lui ingaggia per  risolvere i suoi  affari alla maniera che intende lui. Tutti dilettanti, signor Piero e questo un po' ci fa impensierire. Comunque pare che ora Viane sia nelle mani di uno solo della squadra a servizio di Greco, un certo Brando, detto la Volpe. E' un ragazzotto che bazzica spesso qui in zona ma è incensurato e fino ad ora non aveva mai dato grossi problemi." Passò un secondo, poi ne passò un altro e in quel salone  che si affacciava sull'ordinato giardino con le aiuole di vari colori giunse un intenso profumo di lavanda, come a voler sedare la rabbia che regnava intorno con Piero  che nulla serviva a calmarlo, neppure quel sublime sentore. "E allora sbrigatevi, andate a cercarla !", urlò sgranando i grandi occhi azzurri , "Io nelle mie condizioni posso fare ben poco diversamente avrei già scandagliato tutto il Ponente".
Viane nel frattempo attendeva con impazienza insieme a Brando che nel cielo comparisse la luna per recarsi in Ciàn der prève e ritornare in quella dimensione misteriosa dove il sogno si confondeva con la realtà. Il pomeriggio intanto trascorse nell'attesa di trovare una risposta a quanto stava accadendo ad entrambi e col seme rimasto nelle loro mani si aggirarono fuori dal casale per individuare un luogo dove interrarlo. Sembrava l'avessero scovato quando ad un tratto tutti e due, distratti dall'arrivo dell'uomo che gli consegnava il cibo, dovettero rientrare nel casolare facendoselo sfuggire dalle mani. " Lo sapevo, dovevamo  essere più rapidi", disse Brando con voce alterata dopo che l'altro complice del rapimento  si era velocemente allontanato. "Certo, ma tu mi devi spiegare perchè credi tanto a tutte queste magie", le chiese Viane fissandolo profondamente, "E' come se tu conoscessi i segreti che aleggiano in questo luogo. Dimmi dove ci troviamo oppure dovrò pensare che tu sei un mago". "Ma quale mago! Io sono solo un poeta è per questo che vedo e sento più di tanti altri", rispose lui," lo sai che non posso palesarti il nome di questo piccolo paese e poi , in questo luogo, vige una regola . Chi vi arriva per caso non deve sapere dove si trova ma lo deve scoprire lasciandosi trasportare di carrugio in carrugio oppure glielo deve svelare la prima donna che incontrerà. Qui gli abitanti sono in prevalenza femmine, stringono amicizia solo tra di loro e governano l'intera valle togliendo qualsiasi forma di potere agli uomini . E' una rivincita che si sono prese dopo che, in tempi lontani, molte  vennero mandate al rogo. Il pane che hai mangiato e che ti ha stupito per il suo sapore inconsueto viene panificato in questi forni solo da mani femminili, da loro dipende l'intera economia del villaggio e del territorio circostante. Lo sfornano una volta alla settimana e dopo avergli inciso una sorta di croce al centro lo fanno distribuire seguendo un rito che a me non è mai stato svelato. Insomma questo è un paese dove vige il matriarcato uno scotto che gli uomini devono pagare per quello che hanno combinato nel 1587. Altro non ti dico. " Stavano per litigare poi Viane ebbe come un presentimento e, ricordando quanto era accaduto la notte precedente e il suo incontro con Isotta, iniziò a pensare ancora una volta che il suo rapimento era un'occasione di rinascita, un nuovo modo di rapportarsi con la sua femminilità, perchè giunge un momento nella vita in cui non solo bisogna sapere cosa fare ma anche chi essere. Arrivò lo scuro della sera con qualche ulalato di lupi e il verso di uccelli notturni  quindi si creò un generale silenzio arcano, il cervo dagli occhi umani si presentò ancora alla vecchia porta dell'essicatoio. Un nuovo misterioso incontro li attendeva. (continua)                                            




domenica 23 novembre 2014

Il posto delle streghe

                                           La montagna misteriosa , acquarello di M. Spada

Mentre tutti si domandavano ancora dove potesse essere finita Viane percorrendo la pista del rapimento, supposta da Piero, lei e Brando entravano in un'altra dimensione come se forze magiche si fossero  impossessate dei loro destini dando appuntamento in luoghi oscuri ed erbosi nei quali alla notte, sotto lo sguardo indiscreto della luna, si compivano sortilegi di ogni genere. "Chi ha parlato?", chiese Brando alterato dopo che quella voce, che sembrava giungere dagli inferi, aveva dato appuntamento a lui e Viane in una località  ancora indefinita. "Chi ha parlato?", ripetè scrutando le pieghe del volto di Viane che incredula si guardava intorno tenendo occhi e orecchie tese come se, di lì a un tratto, quella voce proseguisse dando altre indicazioni. "Dimmi dove ci troviamo Brando,dimmelo!", ricominciò a chiedere Viane rivolgendosi al ragazzo, quasi che l'identificazione di quel sito avesse potuto darle la chiave per scoprire il senso di quell'appuntamento: " Non intendo rivelartelo", ribadì sempre più impaurito Brando , " se te lo svelo ti ho già spiegato che mi ammazzano. Posso solamente dirti ciò che so fin da bambino:  i noci sono gli alberi prediletti dalle streghe ". Fu allora che in un guazzabuglio di steli striscianti sul terreno Viane, su un masso ricoperto di tenero muschio, vide  brillare una data :1587. Le sue mani a quel punto iniziarono a ripulire il masso e più sotto comparvero disegni di croci, teschi, ruscelli, falò e un cervo maestoso dagli occhi così profondi da assomigliare a quelli di una persona . "Vieni a vedere cosa c'è qui!" Urlò Viane, "dimmi, ti dice qualcosa questa data?". "Non so,forse, ma..". Brando sapeva molto più di qualcosa intorno a quell'anno scolpito sulla pietra scoperta, quasi per magia, da Viane. La madre gliene aveva parlato quando, ancora fanciullo, voleva addentrarsi tra quei monti con l'intento di dissuaderlo, tuttavia preferì tacere e non rivelare a Viane i misteri che aleggiavano in quella valle tenebrosa dove a lui, in un sentimento quasi d'esilio, si era rivelata la poesia.
Intanto a Grimaldi Piero, dopo il lungo rivoltarsi della notte, si era svegliato ricordando di aver fatto arruffati sogni  ma in particolare ne rammentava uno intriso di quella magia che fa confondere e che a volte si spera diventi realtà. Si trovava con la moglie in un bosco nei pressi  di un laghetto con alberi centenari nei cui tronchi abitavano spiritosi folletti, bellissime ninfe,timide fatine. Parlavano a turno raccontando le loro lunghe vite impresse nei cerchi della corteccia e delle crudeltà a cui avevano assistito finchè uno di essi, un noce dalle fronde possenti,  muovendo le sue foglie come in una danza diede il via a una profezia : "Venti donne salveranno Viane e una, nota per una grave ingiustizia subita all'epoca dell'Inquisizione,  le consegnerà il seme miracoloso che nutrirà il mondo e che un giorno pianterete insieme. Tu tornerai a camminare e se lo vorrai potrai anche volare." Piero si svegliò proprio in quell'istante in cui gli era parso veramente  di volare. Le sue gambe sembravano divenute leggere come ali e in un cielo limpido e sereno, spinto dalla forza magica delle venti donne, si innalzava tenendo per mano la sua amata, così bella, così sua come mai lo era stata. Volavano, volavano, volavano creando cerchi  intorno a soffici nuvole bianche mentre il sole li guardava sorridendo.Sotto di loro, in un campo di frumento e di papaveri,  una folla di giovani e bambini li applaudiva e li ringraziava. "Fosse  tutto vero", esclamò Piero tra sè e sè  mettendo insieme solo per un attimo tutto il bello racchiuso nel suo sogno, visto che ormai ne faceva solo di severi o che venivano a rinfacciargli le amarezze delle sue condizioni, ma un campanello lo riportò alla vita reale. "Signor Piero di là c'è la polizia", lo avvertì Mariarosa dopo aver bussato con insistenza alla porta della sua camera, " vogliono parlare con lei, pare abbiano trovato qualche indizio circa quel Greco. Accidenti quel furbo è forse già in Francia". Passò qualche istante, il tempo di rimettersi sulla carrozzella e di risentire il peso di quelle gambe inutili, e Piero sbucò nel suo salotto trafelato e ancora confuso da quella strana nottata. "E allora, cosa avete scoperto", azzardò a domandare incuriosito e allo stesso tempo preoccupato ai due poliziotti che stavano in piedi come due pali fissandolo con sguardo pensieroso, intriso di pietà e di sospetti. " Greco è scomparso, non si trova da nessuna parte", lo informò quello che tra i due sembrava avere più autorità. Poi, poichè il collega a suo fianco indugiava tra i quadri del soggiorno, proseguì: "Però abbiamo saputo che ha un giro di ragazzi che lui assolda per coprirlo nei suoi sporchi affari. Indaghiamo quindi su di loro e chissà che non si venga a capo di questo intrigo". Intanto che l'indagine pareva giunta a una svolta decisiva nella valle misteriosa Viane e Brando si apprestavano a consumare il pasto, consegnato da un ragazzotto della banda che in un attimo si era dileguato. "Mangiamo insieme e togliti il cappuccio!" Propose Viane fissando il giovane che stava uscendo dal casale per nascondersi in un angolo. "No", rispose secco  lui, "altrimenti quando sarai libera riconoscendomi mi denuncerai". Fu un attimo e Viane con destrezza afferrò quel cappuccio che gli nascondeva il volto e glielo sfilò. Aveva i capelli rossi come i suoi e un viso talmente dolce e buono da far pensare che forse in quella banda di spostati ci fosse proprio finito per caso. Per pochi istanti i due guardandosi nel fondo degli occhi limpidi ebbero la sensazione quasi di conoscersi. Chissà dove? Quando? Ma sì è lei. Ma sì è lui. No, è solo una sensazione. No è impossibile. Tutto questo parevano chiedersi reciprocamente in quel lampo in cui nei loro occhi sembravano incrociarsi le loro vite ma poi, poichè il ragazzo si mostrava adombrato per quell'atto subito da Viane, lei cercò di rabbonirlo invitandolo a sedersi per terra in un letto di foglie di granoturco."Dai mangiamo insieme", ripetè  passandogli benevolmente le mani tra i capelli e addentando un pezzo di pane percepì il profumo di una farina antica. "E' un pane di qui ", le spiegò Brando smettendo di fare il muso lungo, " ma non posso dirti altro altrimenti capiresti troppe cose". La giornata passò in fretta con entrambi in uno stato di strana aspettativa per via di quella notte che li attendeva e che li avrebbe visti in giro per il bosco dove forse  sarebbe stato loro rivelato chissà quale segreto. La curiosità era talmente grande da far scordare la paura che a turno li assaliva. Intanto Brando, con in mano una bussola e nell'altra un vecchia mappa, studiava percorsi puntando il dito su luoghi proibiti dai quali era meglio stare alla larga. Ad un tratto sussultò puntando l'indice su un rio che si immetteva in un pericoloso torrente, definito da alcuni un crocevia di potenti energie sviluppate dalle presenze di corsi d'acqua."Cosa hai trovato?", le domandò Viane osservando quel dito fermo sulla vecchia cartina fisica dove si intrecciavano fiumi, montagne e laghi dal nome misterioso. " Qui si trova il monte delle Forche", rispose lui, "ma non aver paura perchè lassù noi non ci andremo mai".  A mezzanotte in punto però successe un fatto incredibile: davanti alla porta del vecchio essicatoio si presentò un cervo che in tutto per tutto ricordava quello disegnato sul masso scovato da Viane. Li guardava con occhi languidi quasi ad attendere che lo seguissero lungo quella strada che conduceva al monte delle Forche. "Parla", disse con lo stupore di una bambina Viane accennando un piccolo riso incantato. "Ma cosa vai dicendo", ribadì quasi seccato Brando. "Ti ho detto che parla e mi ha chiesto di seguirlo". "Non ci vorrà condurre a Lagodegnu? Io là non ci vado , ho paura è un luogo di streghe cattive, fanno sortilegi terribili si racconta che ammazzino anche i bambini ". E invece ci andarono, e anche in fretta, perchè, non si sa come, ma quel cervo guidandoli per borghi, carrugi e case diroccate li condusse proprio in quel posto. Sotto un possente noce venti donne vestite di nero gettavano sassolini all'interno di un cerchio e subito dopo lanciavano dodici conchiglie in una ciotola colma di sabbia. Parlavano tra loro un idioma antico ,quasi incomprensibile e tra le mani reggevano un libro di sorte. Una cantava un inno di liberazione e vedendo apparire il lato chiaro dei quattro gusci delle conchiglie appena gettate nella sabbia capì che Viane e Brando erano i loro prescelti. "Vi aspettavamo", disse la più bella, "le quattro conchiglie hanno detto sì. Ora non abbiamo più dubbi, sarete voi a togliere il fango dalla nostra memoria. Mi chiamo Isotta Stella e molti, molti anni fa ho subito una grande ingiustizia che mi spinse al suicidio. Voi riscatterete me e le altre diciannove donne rinchiuse ingiustamente in case dell'orrore. Vi consegnamo i nostri poteri a patto che ne facciate buon uso, primo fra questi sarà ripristinare un antico seme che noi vi consegneremo. Ora andate, ma ci rivedremo presto". Poi, rivolgendosi al ragazzo e attizzando un braciere dove ardeva legno d'alloro, la più giovane aggiunse: "Tu un giorno diverrai un poeta ma stai attento a non fare un passo falso. Vedo una nube sul tuo cammino ma, se ti piegherai ai nostri voleri, si dissiperà". Ci fu un urlo, poi un alternarsi di voli d'uccelli orripilanti, di tigri impazzite che si avventavano su giudici baffuti, prelati panciuti e signorotti di campagna in costume antico, a turno uscivano imprecando da una fossa scavata al centro del conciliabolo ed erano gli stessi apparsi nel sogno di Viane. Infine si alzò un vento così forte da scompigliare tutta la montagna e Viane e Brando correndo a più non posso si ritrovarono nuovamente nel vecchio essicatoio di castagne. (continua)