"Dunque io sono un tipo sarcastico come Biron il personaggio chiave di Pene d'amor perdute la commedia, di William Shakespeare, che ho tante volte letto e riletto. E' questo quello che si pensa di me?E' questo che mi vuole far intendere il cervo nobile dalle pupille ovali e dai palchi di velluto? Ma chi sarà mai lui di così importante per accusarmi di ironico cinismo? Questo ed altro ancora si stava chiedendo Brando dopo aver letto le parole incise su quel vecchio albero di frassino circondato da felci e altre erbe. Le labbra gli si piegarono in una smorfia di disappunto, poi con l'aria che si faceva sempre più carezzevole e leggera lui iniziò a far andare la testa alla sua vita sballata nella quale era più comodo negare le proprie passioni e fuggire se stessi. Viane, nel frattempo, richiamata dai potenti bramiti del cervo vagabondo, era anche lei giunta fuori dal casolare color lampone e mentre intorno tutto rimaneva avvolto da una luce rosa arancione si accostò a Brando aprendogli il suo animo: " Il frassino è un albero dalle proprietà magiche", disse dopo aver letto anch'ella le sorprendenti parole incise, " lo so perchè fin da bambina ne avevo uno nel mio giardino. Divenuto adulto venne abbattuto senza rispettare la diceria inglese che avverte in tal caso di chiedergli il permesso . Da quell'istante nella mia famiglia accadde di tutto, io rimasi incinta di un ragazzo che non amavo e il bambino che portavo in grembo, per volere dei miei genitori, appena nato lo diedi in adozione. Da allora sono piena di rimorsi. Pensa, oggi quel figlio avrebbe più o meno la tua età". Arrivò un silenzio metafisico e quel cervo che sembrava scomparso nel cielo ritornò per qualche istante vicino a loro acquattandosi . Li fissò a lungo dolcemente poi, quasi intuendo di essere riuscito a far nascere tra i due qualcosa di più intimo, sparì velocissimo nuovamente nel nulla rilasciando una scia luminosa come se di lì a poco dovesse accadere un altro prodigio. "Sai Viane io ti voglio parlare di un disagio", iniziò a imbastire Brando rientrato con la sua prigioniera nell'essicatoio," magari mi sbaglio ma sento che tu mi puoi capire. Io non so chi sono. A volte mi piaccio, altre no. A volte credo di amare altre di odiare. A volte credo nella purezza dell'anima altre nego che esista. A volte non so neppure se esiste la felicità. Altre mi accorgo che la giustizia è solo una parola . Non vivo bene perchè mi è difficile trovare dei valori ed anche se riuscissi a far uscire il poeta che c'è in me mi chiedo :che posto mai potrei avere in questa società che nulla ha di poetico?" Mentre tra i due il dialogo restava quasi sospeso e Viane cercava risposte ai tormenti del ragazzo da una finestra socchiusa arrivò un vento repentino seguito da una nuvola di foglietti di carta scritta a mano . "Di che si tratta ?", chiese Viane a Brando che con bramosia desiderava conoscerne il contenuto, "Non so, aspetta che leggo", rispose lui dando voce a versi melodiosi. Intanto Viane, sempre più ansiosa, ne rincorreva altri che a poco a poco si adagiavano per terra formando un soffice tappeto. "Oh, santo cielo", urlò raccogliendoli, " ma qui c' è stato consegnato un tesoro. Sono poesie, sono tantissime, forse cento, anzi duecento e sono tutte firmate Peirina. "Quindi aveva ragione Isotta Stella neanche Peirina era una strega", affermò Brando sempre più stupito e felice, "forse stiamo assistendo a un altro sortilegio . Forse la profezia del mago che decretava che sarebbero dovuti passare altri cento anni prima di poter riscattare la reputazione delle altre donne ritenute streghe non si avvererà poichè io e te ci riusciremo ora . Poi raccogliendo tutti i fogli sparsi nella grande stanza provò un sentimento di commozione e poi di incanto. Dentro quei versi ben scolpiti pulsava la natura, dentro quelle rime si sentiva l'aria pura come se giungesse da una radura muschiosa, dentro quelle pause pulsava la metrica del cuore. Viane capì che in tutto questo progetto di riabilitazione anche loro stavano trovando delle risposte e senza esitazione rivolgendosi nuovamente a Brando lo avvertì che erano tutti e due sulla strada della verità e che il giusto o l'ingiusto non esistono riferiti solo a noi e forse erano lì per imparare anche questo. Spiegava ciò al ragazzo immerso in quel sogno di bellezza dove il bosco, il cielo, il prato e il volo di un uccello gli giungevano come i suoni sommessi del pianoforte attraverso il poetico parlare di Peirina e frattanto anche lei sentiva che la sua esistenza si stava ribaltando riscoprendo, attraverso i suoi ultimi incontri, tutto quel buono che si portava dentro e che a volte aveva rifiutato. Cominciava a farsi buio e la chiara argentea Venere, in basso a occidente, splendeva col suo delicato scintillio mentre il tenebroso Arturo, in alto a oriente, cangiava con le sue rosse fiamme. Sembrava il solito meravigloso spettacolo regalato a chi guarda il cielo dall'alto di Triora ma non era così. Una processione di donne si preparava a salire fino al Monte delle Forche cantavano inni d'amore, vestivano di bianco e assomigliavano a delle ninfe. Camminavano, con un gesto leggiadro, spargendo ovunque manciate di semi . Quella notte si preparava ad essere speciale come recitava una delle poesie scritte da Peirina. "Verrà una notte nera senza luce, senza acqua e senza fuoco". A mezzanotte Viane e Brando si misero in cammino dovevano compiere la missione, dovevano far tornare il sorriso su quella montagna incantata. Il cervo si presentò all'ora giusta, era più maestoso del solito guardava verso la luna e vi si infilò. (continua) .
martedì 23 dicembre 2014
Viane, Brando e il cervo nobile
Tranquillità, acquarello su carta di M. Spada
"Dunque io sono un tipo sarcastico come Biron il personaggio chiave di Pene d'amor perdute la commedia, di William Shakespeare, che ho tante volte letto e riletto. E' questo quello che si pensa di me?E' questo che mi vuole far intendere il cervo nobile dalle pupille ovali e dai palchi di velluto? Ma chi sarà mai lui di così importante per accusarmi di ironico cinismo? Questo ed altro ancora si stava chiedendo Brando dopo aver letto le parole incise su quel vecchio albero di frassino circondato da felci e altre erbe. Le labbra gli si piegarono in una smorfia di disappunto, poi con l'aria che si faceva sempre più carezzevole e leggera lui iniziò a far andare la testa alla sua vita sballata nella quale era più comodo negare le proprie passioni e fuggire se stessi. Viane, nel frattempo, richiamata dai potenti bramiti del cervo vagabondo, era anche lei giunta fuori dal casolare color lampone e mentre intorno tutto rimaneva avvolto da una luce rosa arancione si accostò a Brando aprendogli il suo animo: " Il frassino è un albero dalle proprietà magiche", disse dopo aver letto anch'ella le sorprendenti parole incise, " lo so perchè fin da bambina ne avevo uno nel mio giardino. Divenuto adulto venne abbattuto senza rispettare la diceria inglese che avverte in tal caso di chiedergli il permesso . Da quell'istante nella mia famiglia accadde di tutto, io rimasi incinta di un ragazzo che non amavo e il bambino che portavo in grembo, per volere dei miei genitori, appena nato lo diedi in adozione. Da allora sono piena di rimorsi. Pensa, oggi quel figlio avrebbe più o meno la tua età". Arrivò un silenzio metafisico e quel cervo che sembrava scomparso nel cielo ritornò per qualche istante vicino a loro acquattandosi . Li fissò a lungo dolcemente poi, quasi intuendo di essere riuscito a far nascere tra i due qualcosa di più intimo, sparì velocissimo nuovamente nel nulla rilasciando una scia luminosa come se di lì a poco dovesse accadere un altro prodigio. "Sai Viane io ti voglio parlare di un disagio", iniziò a imbastire Brando rientrato con la sua prigioniera nell'essicatoio," magari mi sbaglio ma sento che tu mi puoi capire. Io non so chi sono. A volte mi piaccio, altre no. A volte credo di amare altre di odiare. A volte credo nella purezza dell'anima altre nego che esista. A volte non so neppure se esiste la felicità. Altre mi accorgo che la giustizia è solo una parola . Non vivo bene perchè mi è difficile trovare dei valori ed anche se riuscissi a far uscire il poeta che c'è in me mi chiedo :che posto mai potrei avere in questa società che nulla ha di poetico?" Mentre tra i due il dialogo restava quasi sospeso e Viane cercava risposte ai tormenti del ragazzo da una finestra socchiusa arrivò un vento repentino seguito da una nuvola di foglietti di carta scritta a mano . "Di che si tratta ?", chiese Viane a Brando che con bramosia desiderava conoscerne il contenuto, "Non so, aspetta che leggo", rispose lui dando voce a versi melodiosi. Intanto Viane, sempre più ansiosa, ne rincorreva altri che a poco a poco si adagiavano per terra formando un soffice tappeto. "Oh, santo cielo", urlò raccogliendoli, " ma qui c' è stato consegnato un tesoro. Sono poesie, sono tantissime, forse cento, anzi duecento e sono tutte firmate Peirina. "Quindi aveva ragione Isotta Stella neanche Peirina era una strega", affermò Brando sempre più stupito e felice, "forse stiamo assistendo a un altro sortilegio . Forse la profezia del mago che decretava che sarebbero dovuti passare altri cento anni prima di poter riscattare la reputazione delle altre donne ritenute streghe non si avvererà poichè io e te ci riusciremo ora . Poi raccogliendo tutti i fogli sparsi nella grande stanza provò un sentimento di commozione e poi di incanto. Dentro quei versi ben scolpiti pulsava la natura, dentro quelle rime si sentiva l'aria pura come se giungesse da una radura muschiosa, dentro quelle pause pulsava la metrica del cuore. Viane capì che in tutto questo progetto di riabilitazione anche loro stavano trovando delle risposte e senza esitazione rivolgendosi nuovamente a Brando lo avvertì che erano tutti e due sulla strada della verità e che il giusto o l'ingiusto non esistono riferiti solo a noi e forse erano lì per imparare anche questo. Spiegava ciò al ragazzo immerso in quel sogno di bellezza dove il bosco, il cielo, il prato e il volo di un uccello gli giungevano come i suoni sommessi del pianoforte attraverso il poetico parlare di Peirina e frattanto anche lei sentiva che la sua esistenza si stava ribaltando riscoprendo, attraverso i suoi ultimi incontri, tutto quel buono che si portava dentro e che a volte aveva rifiutato. Cominciava a farsi buio e la chiara argentea Venere, in basso a occidente, splendeva col suo delicato scintillio mentre il tenebroso Arturo, in alto a oriente, cangiava con le sue rosse fiamme. Sembrava il solito meravigloso spettacolo regalato a chi guarda il cielo dall'alto di Triora ma non era così. Una processione di donne si preparava a salire fino al Monte delle Forche cantavano inni d'amore, vestivano di bianco e assomigliavano a delle ninfe. Camminavano, con un gesto leggiadro, spargendo ovunque manciate di semi . Quella notte si preparava ad essere speciale come recitava una delle poesie scritte da Peirina. "Verrà una notte nera senza luce, senza acqua e senza fuoco". A mezzanotte Viane e Brando si misero in cammino dovevano compiere la missione, dovevano far tornare il sorriso su quella montagna incantata. Il cervo si presentò all'ora giusta, era più maestoso del solito guardava verso la luna e vi si infilò. (continua) .
"Dunque io sono un tipo sarcastico come Biron il personaggio chiave di Pene d'amor perdute la commedia, di William Shakespeare, che ho tante volte letto e riletto. E' questo quello che si pensa di me?E' questo che mi vuole far intendere il cervo nobile dalle pupille ovali e dai palchi di velluto? Ma chi sarà mai lui di così importante per accusarmi di ironico cinismo? Questo ed altro ancora si stava chiedendo Brando dopo aver letto le parole incise su quel vecchio albero di frassino circondato da felci e altre erbe. Le labbra gli si piegarono in una smorfia di disappunto, poi con l'aria che si faceva sempre più carezzevole e leggera lui iniziò a far andare la testa alla sua vita sballata nella quale era più comodo negare le proprie passioni e fuggire se stessi. Viane, nel frattempo, richiamata dai potenti bramiti del cervo vagabondo, era anche lei giunta fuori dal casolare color lampone e mentre intorno tutto rimaneva avvolto da una luce rosa arancione si accostò a Brando aprendogli il suo animo: " Il frassino è un albero dalle proprietà magiche", disse dopo aver letto anch'ella le sorprendenti parole incise, " lo so perchè fin da bambina ne avevo uno nel mio giardino. Divenuto adulto venne abbattuto senza rispettare la diceria inglese che avverte in tal caso di chiedergli il permesso . Da quell'istante nella mia famiglia accadde di tutto, io rimasi incinta di un ragazzo che non amavo e il bambino che portavo in grembo, per volere dei miei genitori, appena nato lo diedi in adozione. Da allora sono piena di rimorsi. Pensa, oggi quel figlio avrebbe più o meno la tua età". Arrivò un silenzio metafisico e quel cervo che sembrava scomparso nel cielo ritornò per qualche istante vicino a loro acquattandosi . Li fissò a lungo dolcemente poi, quasi intuendo di essere riuscito a far nascere tra i due qualcosa di più intimo, sparì velocissimo nuovamente nel nulla rilasciando una scia luminosa come se di lì a poco dovesse accadere un altro prodigio. "Sai Viane io ti voglio parlare di un disagio", iniziò a imbastire Brando rientrato con la sua prigioniera nell'essicatoio," magari mi sbaglio ma sento che tu mi puoi capire. Io non so chi sono. A volte mi piaccio, altre no. A volte credo di amare altre di odiare. A volte credo nella purezza dell'anima altre nego che esista. A volte non so neppure se esiste la felicità. Altre mi accorgo che la giustizia è solo una parola . Non vivo bene perchè mi è difficile trovare dei valori ed anche se riuscissi a far uscire il poeta che c'è in me mi chiedo :che posto mai potrei avere in questa società che nulla ha di poetico?" Mentre tra i due il dialogo restava quasi sospeso e Viane cercava risposte ai tormenti del ragazzo da una finestra socchiusa arrivò un vento repentino seguito da una nuvola di foglietti di carta scritta a mano . "Di che si tratta ?", chiese Viane a Brando che con bramosia desiderava conoscerne il contenuto, "Non so, aspetta che leggo", rispose lui dando voce a versi melodiosi. Intanto Viane, sempre più ansiosa, ne rincorreva altri che a poco a poco si adagiavano per terra formando un soffice tappeto. "Oh, santo cielo", urlò raccogliendoli, " ma qui c' è stato consegnato un tesoro. Sono poesie, sono tantissime, forse cento, anzi duecento e sono tutte firmate Peirina. "Quindi aveva ragione Isotta Stella neanche Peirina era una strega", affermò Brando sempre più stupito e felice, "forse stiamo assistendo a un altro sortilegio . Forse la profezia del mago che decretava che sarebbero dovuti passare altri cento anni prima di poter riscattare la reputazione delle altre donne ritenute streghe non si avvererà poichè io e te ci riusciremo ora . Poi raccogliendo tutti i fogli sparsi nella grande stanza provò un sentimento di commozione e poi di incanto. Dentro quei versi ben scolpiti pulsava la natura, dentro quelle rime si sentiva l'aria pura come se giungesse da una radura muschiosa, dentro quelle pause pulsava la metrica del cuore. Viane capì che in tutto questo progetto di riabilitazione anche loro stavano trovando delle risposte e senza esitazione rivolgendosi nuovamente a Brando lo avvertì che erano tutti e due sulla strada della verità e che il giusto o l'ingiusto non esistono riferiti solo a noi e forse erano lì per imparare anche questo. Spiegava ciò al ragazzo immerso in quel sogno di bellezza dove il bosco, il cielo, il prato e il volo di un uccello gli giungevano come i suoni sommessi del pianoforte attraverso il poetico parlare di Peirina e frattanto anche lei sentiva che la sua esistenza si stava ribaltando riscoprendo, attraverso i suoi ultimi incontri, tutto quel buono che si portava dentro e che a volte aveva rifiutato. Cominciava a farsi buio e la chiara argentea Venere, in basso a occidente, splendeva col suo delicato scintillio mentre il tenebroso Arturo, in alto a oriente, cangiava con le sue rosse fiamme. Sembrava il solito meravigloso spettacolo regalato a chi guarda il cielo dall'alto di Triora ma non era così. Una processione di donne si preparava a salire fino al Monte delle Forche cantavano inni d'amore, vestivano di bianco e assomigliavano a delle ninfe. Camminavano, con un gesto leggiadro, spargendo ovunque manciate di semi . Quella notte si preparava ad essere speciale come recitava una delle poesie scritte da Peirina. "Verrà una notte nera senza luce, senza acqua e senza fuoco". A mezzanotte Viane e Brando si misero in cammino dovevano compiere la missione, dovevano far tornare il sorriso su quella montagna incantata. Il cervo si presentò all'ora giusta, era più maestoso del solito guardava verso la luna e vi si infilò. (continua) .
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