Passando per un soffice groviglio di felci, di gramigne, di ellebori,di capelveneri e di erbacee di ogni genere Viane e Brando, con una nuova e più forte ansietà in cuore, giunsero in riva ad un laghetto qua e là dorato dai riflessi della luna piena dove le case, sparse intorno sul fondo della valle, si riflettevano a guisa di silenzioso presepe. Dopo qualche momento il tenero cervo rosso, che fin lì li aveva guidati, scomparve dietro la montagna. Fu in quel silenzio abbandonato, che durava intorno a loro, che si riaffacciarono visioni fantastiche e che una donna, distante forse venti passi, con gli stessi occhi vivaci e languidi del cervo fece cenno di seguirla quasi fosse una sostanza fatua . Camminava adagio, adagio rilasciando una luce radiosa come quella di una cometa conducendo Viane e Brando qua e là per vicoli,straducce, traverse finchè arrivarono in una zona tutta diroccata che pareva stagnare in una oscurità perenne. "Vi attendevo", disse fermandosi davanti alla ferritoia di una finestra scavata nella roccia, " sono Isotta Stella, non mi riconoscete? Non sono più la strega che avevate conosciuto, i miei occhi ora sprizzano amore ed ho ripreso le antiche sembianze della donna che, con la salvaguardia del suo casato, tentò di far assolvere le giovani che in tempi lontani vennero accusate di stregoneria. Viane muovendo la pietra che ha rinvenuto vicino all'essicatoio ha realizzato la profezia che un mago inquisitore della zona aveva fatta e vergata su un libro di magia. In esso c'era scritto:"Chi smuoverà il grande sasso della montagna Argentina leggendo la data impressa dalla zampata di un cervo rimuoverà anche il passato togliendo il titolo di strega solo a una di loro che non lo meritava. Le altre dovranno attendere altri cento anni finchè un'altra donna le salverà dalla loro condizione". "Ecco ",aggiunse ," io non ero una strega ma non lo sono neanche le altre ventinove donne ancora vittime di codesto ingrato sortilegio emesso da questo mago assoldato da potenti signori che a caso accusavano le contadine di piogge acide, pestilenze e altre diavoleire ". Il volto di Viane si illuminò di un'ammirazione raggiante, quasi questa meravigliosa metamorfosi fosse capitata a lei, e sentendosi l'artefice dell' evento appena descritto si avvicinò a Isotta cercando di abbracciarla. "No, è ancora troppo presto", la scostò lei aggiungendo, " verrà il tempo in cui vi svelerò cose che non conoscete anche su di voi e sul perchè siete entrati a far parte di questa dimensione. Intanto dovete aiutarmi a salvare le altre ragazze infangate dal titolo di streghe. Se questo accadrà la montagna tornerà a sorridere e questo posto ridiventerà il granaio della repubblica di Genova. Il seme che avete smarrito ieri è tornato da me e lo interrerete solo quando avrete capito il senso di questo incontro con il passato. Ora vi lascio con una filastrocca: un seme per il corvo, uno per la cornacchia, uno che morirà, un quarto che crescerà". Fu breve quella notte ma intensa e ancora a Brando e Viane non fu chiaro quali fossero i confini del sogno e quali quelli della realtà. Tuttavia entrambi provarono un senso di comune sollievo al punto di essere colti da uno stato di estasi per via di quella donna che da strega si era mutata in fata auspicando lo stesso evento per altre ventinove fanciulle, erroneamente conferite di quel titolo spregievole di cui a distanza di secoli ancora si chiacchierava. Sembrava intanto che questa assoluzione fosse ormai così vicina da far succedere in tutto il circondario solo fatti belli e pieni di allegria: Peirina compariva nelle vesti di una musa della poesia suggerendo versi antichi , Irene in quelle della musica mentre faceva risuonare nella valle le note di un'arpa, Fatima in quelle dell'arte mostrando ai forestieri di passaggio vedute della zona dipinte sulle pietre che si incontravano lungo i percorsi boschivi . Era quasi mattina e fuori dal casolare si alzò un profumo di pane e di foglie di castagno, così come succede tra le strade del posto dove Viane era prigioniera. "Brando! Ho sognato o è la verità, perchè questa notte ero con te nella Valle Argentina?"Lo provocò lei eccitandolo al racconto. Aveva capito forse già dove si trovava e questa volta ne attendeva la conferma."E' la verità", confermò in un baleno lui con una voce che quasi non gli apparteneva, " anch'io ho fatto incubi e poi meravigliosi sogni dove ero con te e Isotta Stella. Beh, ormai te lo rivelo , non posso e non voglio più tenermi il peso di questo assurdo segreto, sei a Triora, il paese delle streghe". I suoi pensieri a un tratto cambiarono, parlava e ragionava così, e forse non ci credeva tanto a quello che gli stava accadendo, ma ad un tratto, mentre fu colto dal bisogno di prendere carta e penna per scivere delle parole che gli erano sgorgate dal cuore, udì fuori dalla porta il rumore delle corna del cervo amico che tentavano di aprirla. Si alzò quasi di corsa dal suo scompigliato giaciglio, guardò fuori e, mentre l'animale misterioso spariva dietro un albero di frassino, vi lesse incisa sulla corteccia questa frase : "Il re caccia al cervo e io inseguo me stesso". Peirina sapeva che lui amava Shakespeare. (continua) .
lunedì 15 dicembre 2014
La confessione di Brando
Un fico d'India tra i rovi, acquarello di M. Spada
Passando per un soffice groviglio di felci, di gramigne, di ellebori,di capelveneri e di erbacee di ogni genere Viane e Brando, con una nuova e più forte ansietà in cuore, giunsero in riva ad un laghetto qua e là dorato dai riflessi della luna piena dove le case, sparse intorno sul fondo della valle, si riflettevano a guisa di silenzioso presepe. Dopo qualche momento il tenero cervo rosso, che fin lì li aveva guidati, scomparve dietro la montagna. Fu in quel silenzio abbandonato, che durava intorno a loro, che si riaffacciarono visioni fantastiche e che una donna, distante forse venti passi, con gli stessi occhi vivaci e languidi del cervo fece cenno di seguirla quasi fosse una sostanza fatua . Camminava adagio, adagio rilasciando una luce radiosa come quella di una cometa conducendo Viane e Brando qua e là per vicoli,straducce, traverse finchè arrivarono in una zona tutta diroccata che pareva stagnare in una oscurità perenne. "Vi attendevo", disse fermandosi davanti alla ferritoia di una finestra scavata nella roccia, " sono Isotta Stella, non mi riconoscete? Non sono più la strega che avevate conosciuto, i miei occhi ora sprizzano amore ed ho ripreso le antiche sembianze della donna che, con la salvaguardia del suo casato, tentò di far assolvere le giovani che in tempi lontani vennero accusate di stregoneria. Viane muovendo la pietra che ha rinvenuto vicino all'essicatoio ha realizzato la profezia che un mago inquisitore della zona aveva fatta e vergata su un libro di magia. In esso c'era scritto:"Chi smuoverà il grande sasso della montagna Argentina leggendo la data impressa dalla zampata di un cervo rimuoverà anche il passato togliendo il titolo di strega solo a una di loro che non lo meritava. Le altre dovranno attendere altri cento anni finchè un'altra donna le salverà dalla loro condizione". "Ecco ",aggiunse ," io non ero una strega ma non lo sono neanche le altre ventinove donne ancora vittime di codesto ingrato sortilegio emesso da questo mago assoldato da potenti signori che a caso accusavano le contadine di piogge acide, pestilenze e altre diavoleire ". Il volto di Viane si illuminò di un'ammirazione raggiante, quasi questa meravigliosa metamorfosi fosse capitata a lei, e sentendosi l'artefice dell' evento appena descritto si avvicinò a Isotta cercando di abbracciarla. "No, è ancora troppo presto", la scostò lei aggiungendo, " verrà il tempo in cui vi svelerò cose che non conoscete anche su di voi e sul perchè siete entrati a far parte di questa dimensione. Intanto dovete aiutarmi a salvare le altre ragazze infangate dal titolo di streghe. Se questo accadrà la montagna tornerà a sorridere e questo posto ridiventerà il granaio della repubblica di Genova. Il seme che avete smarrito ieri è tornato da me e lo interrerete solo quando avrete capito il senso di questo incontro con il passato. Ora vi lascio con una filastrocca: un seme per il corvo, uno per la cornacchia, uno che morirà, un quarto che crescerà". Fu breve quella notte ma intensa e ancora a Brando e Viane non fu chiaro quali fossero i confini del sogno e quali quelli della realtà. Tuttavia entrambi provarono un senso di comune sollievo al punto di essere colti da uno stato di estasi per via di quella donna che da strega si era mutata in fata auspicando lo stesso evento per altre ventinove fanciulle, erroneamente conferite di quel titolo spregievole di cui a distanza di secoli ancora si chiacchierava. Sembrava intanto che questa assoluzione fosse ormai così vicina da far succedere in tutto il circondario solo fatti belli e pieni di allegria: Peirina compariva nelle vesti di una musa della poesia suggerendo versi antichi , Irene in quelle della musica mentre faceva risuonare nella valle le note di un'arpa, Fatima in quelle dell'arte mostrando ai forestieri di passaggio vedute della zona dipinte sulle pietre che si incontravano lungo i percorsi boschivi . Era quasi mattina e fuori dal casolare si alzò un profumo di pane e di foglie di castagno, così come succede tra le strade del posto dove Viane era prigioniera. "Brando! Ho sognato o è la verità, perchè questa notte ero con te nella Valle Argentina?"Lo provocò lei eccitandolo al racconto. Aveva capito forse già dove si trovava e questa volta ne attendeva la conferma."E' la verità", confermò in un baleno lui con una voce che quasi non gli apparteneva, " anch'io ho fatto incubi e poi meravigliosi sogni dove ero con te e Isotta Stella. Beh, ormai te lo rivelo , non posso e non voglio più tenermi il peso di questo assurdo segreto, sei a Triora, il paese delle streghe". I suoi pensieri a un tratto cambiarono, parlava e ragionava così, e forse non ci credeva tanto a quello che gli stava accadendo, ma ad un tratto, mentre fu colto dal bisogno di prendere carta e penna per scivere delle parole che gli erano sgorgate dal cuore, udì fuori dalla porta il rumore delle corna del cervo amico che tentavano di aprirla. Si alzò quasi di corsa dal suo scompigliato giaciglio, guardò fuori e, mentre l'animale misterioso spariva dietro un albero di frassino, vi lesse incisa sulla corteccia questa frase : "Il re caccia al cervo e io inseguo me stesso". Peirina sapeva che lui amava Shakespeare. (continua) .
Passando per un soffice groviglio di felci, di gramigne, di ellebori,di capelveneri e di erbacee di ogni genere Viane e Brando, con una nuova e più forte ansietà in cuore, giunsero in riva ad un laghetto qua e là dorato dai riflessi della luna piena dove le case, sparse intorno sul fondo della valle, si riflettevano a guisa di silenzioso presepe. Dopo qualche momento il tenero cervo rosso, che fin lì li aveva guidati, scomparve dietro la montagna. Fu in quel silenzio abbandonato, che durava intorno a loro, che si riaffacciarono visioni fantastiche e che una donna, distante forse venti passi, con gli stessi occhi vivaci e languidi del cervo fece cenno di seguirla quasi fosse una sostanza fatua . Camminava adagio, adagio rilasciando una luce radiosa come quella di una cometa conducendo Viane e Brando qua e là per vicoli,straducce, traverse finchè arrivarono in una zona tutta diroccata che pareva stagnare in una oscurità perenne. "Vi attendevo", disse fermandosi davanti alla ferritoia di una finestra scavata nella roccia, " sono Isotta Stella, non mi riconoscete? Non sono più la strega che avevate conosciuto, i miei occhi ora sprizzano amore ed ho ripreso le antiche sembianze della donna che, con la salvaguardia del suo casato, tentò di far assolvere le giovani che in tempi lontani vennero accusate di stregoneria. Viane muovendo la pietra che ha rinvenuto vicino all'essicatoio ha realizzato la profezia che un mago inquisitore della zona aveva fatta e vergata su un libro di magia. In esso c'era scritto:"Chi smuoverà il grande sasso della montagna Argentina leggendo la data impressa dalla zampata di un cervo rimuoverà anche il passato togliendo il titolo di strega solo a una di loro che non lo meritava. Le altre dovranno attendere altri cento anni finchè un'altra donna le salverà dalla loro condizione". "Ecco ",aggiunse ," io non ero una strega ma non lo sono neanche le altre ventinove donne ancora vittime di codesto ingrato sortilegio emesso da questo mago assoldato da potenti signori che a caso accusavano le contadine di piogge acide, pestilenze e altre diavoleire ". Il volto di Viane si illuminò di un'ammirazione raggiante, quasi questa meravigliosa metamorfosi fosse capitata a lei, e sentendosi l'artefice dell' evento appena descritto si avvicinò a Isotta cercando di abbracciarla. "No, è ancora troppo presto", la scostò lei aggiungendo, " verrà il tempo in cui vi svelerò cose che non conoscete anche su di voi e sul perchè siete entrati a far parte di questa dimensione. Intanto dovete aiutarmi a salvare le altre ragazze infangate dal titolo di streghe. Se questo accadrà la montagna tornerà a sorridere e questo posto ridiventerà il granaio della repubblica di Genova. Il seme che avete smarrito ieri è tornato da me e lo interrerete solo quando avrete capito il senso di questo incontro con il passato. Ora vi lascio con una filastrocca: un seme per il corvo, uno per la cornacchia, uno che morirà, un quarto che crescerà". Fu breve quella notte ma intensa e ancora a Brando e Viane non fu chiaro quali fossero i confini del sogno e quali quelli della realtà. Tuttavia entrambi provarono un senso di comune sollievo al punto di essere colti da uno stato di estasi per via di quella donna che da strega si era mutata in fata auspicando lo stesso evento per altre ventinove fanciulle, erroneamente conferite di quel titolo spregievole di cui a distanza di secoli ancora si chiacchierava. Sembrava intanto che questa assoluzione fosse ormai così vicina da far succedere in tutto il circondario solo fatti belli e pieni di allegria: Peirina compariva nelle vesti di una musa della poesia suggerendo versi antichi , Irene in quelle della musica mentre faceva risuonare nella valle le note di un'arpa, Fatima in quelle dell'arte mostrando ai forestieri di passaggio vedute della zona dipinte sulle pietre che si incontravano lungo i percorsi boschivi . Era quasi mattina e fuori dal casolare si alzò un profumo di pane e di foglie di castagno, così come succede tra le strade del posto dove Viane era prigioniera. "Brando! Ho sognato o è la verità, perchè questa notte ero con te nella Valle Argentina?"Lo provocò lei eccitandolo al racconto. Aveva capito forse già dove si trovava e questa volta ne attendeva la conferma."E' la verità", confermò in un baleno lui con una voce che quasi non gli apparteneva, " anch'io ho fatto incubi e poi meravigliosi sogni dove ero con te e Isotta Stella. Beh, ormai te lo rivelo , non posso e non voglio più tenermi il peso di questo assurdo segreto, sei a Triora, il paese delle streghe". I suoi pensieri a un tratto cambiarono, parlava e ragionava così, e forse non ci credeva tanto a quello che gli stava accadendo, ma ad un tratto, mentre fu colto dal bisogno di prendere carta e penna per scivere delle parole che gli erano sgorgate dal cuore, udì fuori dalla porta il rumore delle corna del cervo amico che tentavano di aprirla. Si alzò quasi di corsa dal suo scompigliato giaciglio, guardò fuori e, mentre l'animale misterioso spariva dietro un albero di frassino, vi lesse incisa sulla corteccia questa frase : "Il re caccia al cervo e io inseguo me stesso". Peirina sapeva che lui amava Shakespeare. (continua) .
Etichette:
Cervo rosso,
Genova,
poesia,
Shakespeare,
Triora
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
RispondiElimina