Viane giunse a Grimaldi inferiore verso sera. Vi arrivò quando il sole compie il suo spettacolo più atteso, quello che non concede repliche e, se anche fosse, non sarebbero mai uguali alla precedente. Tramonti così, come quello che si stagliava all'orizzonte, avvengono in diverse parti del mondo ma quello che si proponeva agli occhi di Viane incredula non aveva concorrenti. C'era stato vento durante quella pigra giornata di fine luglio e lontano si intravedeva galleggiare la Corsica nel mezzo di un mare che dal blu virava verso il violetto. Qualche barca addolciva l'insieme della visione e tutto pareva uscito da un quadro impressionista con i gabbiani che assomigliavano ad aquiloni sospesi in un cielo infinito. Una brezza marina aveva trascinato a terra i profumi di alghe fosforescenti e i pesci, sfuggiti alle reti dei pescatori, sembravano mostrare un' inconsueta felicità. E' infatti un momento difficile il tramonto per tutti loro e a volte lo è anche per gli umani, pronti a quell'ora a guardarsi indietro e avanti con una certa inquietudine. Non era così per Viane che quella sera rimase incantata dal luogo dove la palla di fuoco stava per tuffarsi in un'acqua che mostrava qua e là gli ultimi bagliori dorati mentre nel cielo striato si scorgeva l'ombra di un aereoplano che spariva tra le nuvole.
Piero l'attendeva davanti al maestoso cancello della Baia Beniamin che,all'arrivo della macchina su cui viaggiava Viane insieme al loro comune amico, si apriva dolcemente rivelando un piccolo paradiso terrestre dove le enormi agavi si susseguivano insieme a cactus,banani e bouganvilles conducendo gli sguardi increduli dei privilegiati ospiti verso una baia riservata. "Posa le valigie", le ordinò con un sorriso Piero. "Su a casa ci attendono i miei genitori. Ti riporto indietro stasera anche se già da ora vorrei tu restassi anche stanotte con me. La luna argentata qui sembra a un certo orario distendersi sul mare come fosse la sua culla e le stelle sono ancora più brillanti dei diamanti di Cartier. Vedrai, amore, ti innamorerai di questi luoghi, aspri ma pieni di energia, di colori e di fragranze che cambiano ad ogni giro d'ora". Viane salì sull'auto di Piero insieme all'amico che l'indomani sarebbe stato anche loro testimone. Sempre più stupita da ciò che, di curva in curva, le si mostrava iniziò a provare un senso di pace e leggerezza scordando dubbi e inutili paure sulla sua futura vita con l'uomo che stava per sposare. Vide davanti ai suoi occhioni verdi aprirsi quel sogno di bellezza a cui tutti aspiriamo e per un attimo pensò che dal momento in cui si sarebbe unita a Piero da quel posto non sarebbe più venuta via. Il profumo dei gelsomini e dei fichi sparsi lungo i cigli delle strade si sovrapponeva a quello dei rosmarini mentre un ronzio di cicale le dava il benvenuto. "Ecco siamo arrivati", urlò Piero festoso ancora al volante del vecchio maggiolone cabriolet indicando una villa antica con gli scuri verde acqua e un portale ricoperto dai rami di un caprifoglio che abbracciava con foglie e fiori color crema le gigantesche pigne di pietra poste in cima alle colonne di sostegno. "Uaoh!" esclamò Viane sistemandosi la gonna del deliziso vestitino marinière che aveva indossato durante tutto il viaggio. Lontano, oltre il cancello, si intravedeva un lungo viale di rose forgiate ad arco, quelle che il rosaista Guillot aveva piantato nell'ottocento portandole personalmente da Lione, compresa la famosa rosa gialla, la prima rosa moderna.
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