Carissimi prima di tornare a curiosare nella vita delle mie amiche voglio trascinarvi in un posticino fantastico della mia Milano portandovi nuovamente in via Brera. Mi batte forte il cuore in questo quartiere e non per via del suo recente aspetto glamour, con la boutique di Gucci uomo in testa, ma perchè se sono al mondo un po' lo devo anche a questo luogo. E' qui che il destino, un colorato giorno di primavera di tanti anni fa, ha fatto incontrare mia madre e mio padre che uscendo dal portone dell'Accademia dove studiava ha avuto il coraggio di fermare una bella ma timidissima signorina bruna con ai lobi un paio di orecchini di corallo e gli occhi pieni di sogni . Una parola oggi ,un'altra domani alla fine, "il piccolo architetto" come lo chiamava suo padre, il pittore Marius Ledda che lo ritrasse in un bel quadro dall'omonimo titolo, sposò mia madre. La Brera di allora non è di certo quella che si vede oggi tuttavia tra le sue viuzze io sento ancora vibrare l'estro degli artisti e forse è anche per questo motivo che continuo a frequentarla vagando tra caffè, boutique e bar à parfum alla ricerca del tempo lontano . Bene, ora seguitimi un attimo perchè voglio parlarvi della "Nanda" che oltre ad essere la proprietaria della galleria "Ponte Rosso" di via Brera 2 è un vero personaggio. Quattro chiacchiere con lei equivalgono alla visione di un bel film sull'arte e sulla vita dei pittori, i suoi naturalmente, quelli che col marito scoprì col fiuto e l'amore dei mercanti d'arte di una volta. La passione della Nanda, che dopo la morte del marito conduce con il figlio Alessandro la sobria galleria, continua sulla strada tracciata dal consorte Orlando Consonni così insieme alla vecchia squadra, formata da molti chiaristi tra cui Francesco de Rocchi o Adriano di Spilimbergo, ecco spuntare altri talenti come Paradiso e Letizia Fornasieri vincitrice nel 1995 del premio di pittura Carlo Dalla Zorza promosso dalla galleria. La Nanda parlando della Fornasieri, che fino al 1 giugno espone da lei con una suggestiva personale, le si illuminano gli occhi. La descrive coi toni e l'entusiasmo di chi, attraverso lo sguardo lungo dei veri intenditori, ha scoperto un talento coinvolgendo in questa sua ammirazione chi in silenzio osserva estasiato ora il dipinto intitolato "Il giardino delle sorelle Riva", ora "Ireos" oppure "Margherita e la lavatrice". Mi piacciono queste donne innamorate della loro attività, un po' come lo sono le mie amiche anche se figlie di un altro secolo e di cui ogni lunedì vi racconto spaccati di vita come quello che vi sto per narrare, ascoltate:
Emma quella sera tornando a casa dalla festa di Viane e Piero chiamò sul telefonino il suo Giovanni rientrato a Cefalù da mammà per darle notizia dell'arrivo di quel bambino che da poche settimane la sua compagna attendeva, almeno questa era stata la giustificazione con la quale lui aveva motivato la sua frettolosa partenza. Era già la una, una luna languida da lontano sembrava far compagnia ai pensieri di Emma e nonostante lei continuasse a far squillare il cellulare di Giovanni dall'altra parte rispondeva sempre la stessa antipatica vocina:"il cellulare della persona chiamata potrebbe essere spento o.." "Forse è già a letto", pensò Emma, ma in cuor suo c'era qualcosa che la portava a immaginare altro. Intanto le domande le si affollavano nella mente insieme a risposte che spesso restavano in sospeso. "Ma questo bimbo io e Giovanni lo desideravamo? O forse l'ho voluto solo io?" Sì o no che fosse all'improvviso si ricordò del patto stipulato : ognuno a casa sua, insomma una relazione d'amanti con molto sesso, pochi doveri e scarsa complicità. " Sto sbagliando vita,sono tutta concentrata su me stessa ", incominciò a rimuginare Emma mentre per calmarsi stava quasi per fare uno squillo a Sofia, "e l'arrivo improvviso di questa creatura me lo sta dicendo. Forse è il momento di cambiare e di fare il salto come ha fatto Viane cercando nell'amore il senso della vita superando l'egoismo personale". Allineava questi propositi mettendoli insieme ad altre considerazioni e mentre la sua mente vagava tra l'immagine festosa di Viane che spingeva la carrozzina di Piero e Francesca che durante quel coktail sembrava aver simpatizzato con un giovanotto francese si addormentò ma nel mezzo della notte l'arrivo sul cellulare di un vagheggiante messaggio di Giovanni la svegliò e dopo aver tolto la mascherina di pizzo dagli occhi e averli un po' stropicciati lesse come era solita fare ad alta voce quello che il suo smartphone impietoso sadicamente le mostrava: " Mi dispiace ma..
Nessun commento:
Posta un commento