lunedì 19 maggio 2014
La rivoluzione di Emma e Sofia
Non era possibile eppure quel messaggio era chiaro, più chiaro di quel piccolo raggio di luna che ancora entrava nella stanza da letto di Emma quasi a consolarla con quel suo abbraccio luminoso. Giovanni non solo non voleva quel figlio ma si dileguava mettendo una serie di dubbi sul loro rapporto dove tutto funzionava finchè non c'erano troppi coinvolgimenti. Erano circa le tre di notte ed Emma, come era solita fare quando le si presentavano delle angosce notturne, si alzò dal letto e a piccoli passi svogliati si diresse nella sua colorata cucina dove un materno frigorifero Smeg giallo sembrava essere l'unica sua alternativa all'inquietudine che la struggeva. "Che disgraziato", iniziò a gridare singhiozzando con indosso uno dei suoi dolci babydoll di georgette di seta ,"mi molla così con un messaggino, certo dovevo saperlo che era una storia senza futuro: la differenza di età, il suo attaccamento alla terra madre, la sua passione per le belle auto. Eppure facevamo sesso tutte le volte che ci incontravamo, insieme avevamo visto quasi mezzo mondo, insieme progettavamo weekend e altre piccole follie" Pensava questo e molto altro e intanto mangiucchiava quello che estraeva a ritmo sfrenato dal frigorifero. Non tutte le amiche di Emma lo sapevano ma lei da qualche anno soffriva di problemi alimentari e nonostante si fosse rivolta a un centro specializzato in queste problematiche non era ancora riuscita a superarle totalmente. "E adesso?", si interrogò addentando una grossa mela del Trentino, "Che mi succederà? Come farò a cavarmela senza il padre di mio figlio? Che ne sarà del mio lavoro e delle mie passioni ? Certo tra noi due non c'erano impegni di alcun tipo ma diciamola tutta : se due si amano veramente di fronte a un figlio non si scappa e poi si sa come vanno queste cose e cioè che noi donne diciamo di non voler impegni ma poi ci leghiamo per la vita con chi scegliamo di stare . Vai al diavolo Giovanni io il bambino me lo tengo e cercherò di fare a meno di te". Alternava risposte di saggezza a stati di rabbia a cui seguivano cucchiaiate di budini al cioccolato. La vita le stava richiedendo di cambiare abito dentro, un'operazione meno semplice di quella a cui si era allenata acquistando vestiti a gogò per sentirsi bella fuori. Rimuginava tutto questo e intanto a Latte anche Sofia, non riuscendo a dormire per un altro genere di problemi, si sedeva su una vecchia panca del giardino a scrutare il mare. Lo accarezzava con lo sguardo assorto dei suoi occhioni verdi cercando di prenderne le distanze poichè presto lui e quel paesaggio da cartolina che gli stava intorno a breve sarebbe scomparso alla sua vista. Ormai per sopravvivere alla sua congiuntura non c'era altra soluzione che vendere quell'angolo di paradiso, solo così si sarebbe liberata di un finanziamento che si era accollata e che non riusciva più a pagare, dei continui solleciti da parte delle finanziarie a cui si era rivolta e solo così avrebbe potuto capire che futuro l'attendeva insieme a Ale. Angosciata e quasi in preda al panico cercava di trovare un senso a tutto quello che le stava succedendo ma non ci riusciva. "Eppure sono sempre stata onesta e coerente in tutta la mia vita. E allora perchè mi si chiede di cambiare? Perchè devo abbandonare tutte quelle cose che fino a poco tempo addietro erano le mie sicurezze?. Perchè la crisi la devono solo sentire le persone che hanno lottato per conquistarsi ciò che hanno costruito? Perchè il mio lavoro viene sottopagato nonostante lo svolga con fatica e impegno? Perchè Ale si è indurito e pensa che la nostra vita sia una catastrofe?" Si diceva tutto questo Sofia come se dentro di lei fosse iniziata una vera rivoluzione e mentre un concerto di rane la faceva sentire a casa udì dei passi dentro il giardino. Il cuore iniziò a batterle forte e...
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