Dal frutteto in tavola, olio su tela di Maurizio Spada
Cari lettori prima di portarvi nuovamente nell'avventurosa vita di Viane e raccontarvi cosa successe quella notte di luna piena a Grimaldi, nella intima villa di Piero, vi aggiorno su un' altra tendenza moda adottata dalle sempre più eleganti signore milanesi perchè, ormai non c'è dubbio,è un certo mood meneghino a fare da apripista a tutte le tendenze rubando il podio perfino a Londra, Parigi e New York. Va da sè che parlando di scarpe e del mondo femminile, che si divide tra quelle delle pump e quelle delle derby, lei, la milanese, per l'autunno-inverno 2014-2015 abbia scelto quest'ultime procedendo in direzione libertà estetica e di pensiero . In realtà questa dinamica ed eclettica donna, sempre più impegnata in svariati ruoli e sempre al "passo" con i tempi, ha rispolverato un vento antico e mettendo da parte il tacco 12 e pure quello a vite è andata a caccia anche di neo creepers immaginando di assumere quell'aria radical chic tanto di moda nei mitici anni '80 . La derby di Marni o quella di Jil Sander sono comunque le sue preferite, oltre a quella con frangette di Michael Kors e di Valentino. Ma il suo shopping d'autunno non finisce qui e tra i suoi nuovi acquisti ci ha infilato anche una comoda Pas de rouge da 3 cm, un mocassino Gucci color limone, una ballerina a punta N.21, la classica Brera di Fratelli Rossetti, una sneakers Chanel e una di Adidas Originals, perchè l'importante per questa algida manager è camminanare con eleganza ad ogni ora ma senza ostentazione. Dopo tutto il mondo si può dirigere anche dal basso, un po' corrrendo e un po' frenando, come fanno certe persone di successo di mia conoscenza: Ada Lucia De Cesaris vicesindaco di Milano, Luisella Berrino conduttrice radiofonica di Radio Montecarlo, Maria Grazia Mazzitelli direttore editoriale di Salani, Elena Pontiggia storica dell'arte. Loro già da tempo sono dalla parte delle derby e pure delle creepers. Si può fare molta strada anche senza la scultura lignea di un tacco 12.
Dopo il colloquio con Greco la vita di Viane e Piero aveva preso altre sfumature. Era come se, d'un tratto, avessero scoperto una nuova religione forse già insita in loro ma che attendeva un seme per germogliare ed esplodere in tutta la sua potenza divenendo fonte di ricchezza per sè e per gli altri. Questo nuovo loro essere, con la natura al centro, li aveva resi più liberi e meno dipendenti da tutti quei beni materiali a cui, fino a poco tempo prima, avevano affidato la loro felicità. "Uniti si vince", avevano affermato in faccia a Greco dopo aver suonato ancora una volta il pulsante di corno nero del campanello del suo ufficio da cui erano da poco usciti e averlo visto ricomparire. "Ci avete ripensato?", aveva esclamato lui aprendo la porta su cui ancora passeggiava il solito geco. "No, Greco, ci eravamo solo dimenticati di comunicarti che abbiamo intenzione di formare un nuovo comitato a favore di tutela del paesaggio della zona che va da Ventimiglia a Grimaldi", si affrettò a rispondere Piero. Quel tratto ecologico venuto a galla negli animi dei novelli sposi in risposta alla prepotenza di un affermato speculatore aveva sorpreso perfino loro stessi. Piero, che nella sua testa aveva sempre avuto soprattutto motori, si ritrovò a documentarsi con tutto ciò che poteva ricondurlo alla natura del luogo, Viane che aveva sempre badato solo all'estetica del corpo incominciò ad avere in testa solo la difesa dei suoi amici alberi per i quali rispolverava la sua antica ammirazione dividendoli per carattere, portamento ed energia. "Sto abbracciando un albero", aveva detto parlando al telefono con Emma rientrata a Milano con Francesca, "e voi che fate?". "Siamo in una cioccolateria di via Clerici, Sofia invece è ancora a Latte. Ha cominciato a scrivere un romanzo d'avventura per superare la sua crisi. Ormai la casa editrice per cui lavorava ha quasi chiuso ", aveva risposto lei , "ma quando tornate a Milano tu e Piero? ". Dall'altra parte per un qualche istante ci fu il silenzio poi, accompagnata da un sospiro, arrivò la risposta di Viane "Credo mai ,stiamo bene qui , almeno per ora. Sento di nuovo il vento sulla pelle, il profumo dei fiori e il canto degli uccelli. Non ho più la bramosia della città e delle sue vetrine. ""Stai scherzando vero?", replicò dall'altra parte Francesca che intanto aveva preso il sopravvento nella conversazione. Seguì un no categorico e quella complicità che aveva sempre tenuto insieme il quartetto di amiche sembrò improvvisamente sfaldarsi allorchè Francesca esordì raccontando il suo ultimo acquisto: "Ho trovato delle stupende pump rosa in saldo in un negozio di via Solferino ,le vuoi anche tu ? ". Seguì un altro no ancora più gelido del primo mentre Viane quasi in segno di una conquistata libertà spiegava che finalmente poteva circolare anche a piedi scalzi. Cosa provasse in questo momento della sua vita e quale disegno segreto avesse nel cuore Viane alla sera lo spiegò a Piero che nel frattempo aveva preparato una cenetta intima a base di alghe e pesce apparecchiando il tavolo di pietra posto in giardino sotto una galleria di roselline rampicanti. " Perchè non ci trasferiamo definitivamente qui?", iniziò a mormorare Viane con il suo sorriso luminoso e pieno di tenerezza e gli occhi ardenti e brillanti, " da ragazza ho frequentato la scuola steineriana e ho appreso anche alcune teorie di agricoltura naturale , questo è il luogo ideale per metterle finalmente in pratica". Piero la guardò estasiato, non era mai stata così bella e attraente e mentre lei proseguiva spiegando i quattro principi dell'agricoltura naturale, quali il non lavorare il terreno, il non diserbare, il non usare concimi e neppure pesticidi, lui pensò fra sè e sè che la donna che aveva scelto era proprio speciale e subito accondiscese alla sua richiesta che andava di pari passo con i suoi desideri. La serata si concluse verso mezzanotte con Viane che precedette il suo amato sposo in camera da letto e Piero che restò ancora nel soggiorno ad ascoltare un po' di musica jazz. In quella grande stanza prima di coricarsi amava indugiare senza che nessuno, neppure lui, sapesse perchè. Forse per via di quelle fiammeggianti oleografie che erano appese ai muri o forse per quei profumi che alla notte entravano prepotentemente dal giardino rilasciando sentori di lavanda e rosmarino. In quell'atmosfera fuori dal tempo Piero si ritrovava e, contrariamente a quando con tristezza, mista a rabbia, rimpiangeva il tempo in cui aveva ancora l'uso delle gambe, riusciva ad essere sereno pensando che ora la vita gli stava dando altri doni. Era quasi l'una e la luce della luna penetrando dalla grande vetrata illuminava l'intera stanza conferendo anche agli oggetti più banali un aspetto interessante. Tuttavia improvvisamente provò un'immotivata inquietudine e pilotò la carrozzina verso la stanza da letto, mosse il pomolo d'avorio nel solito senso orario ma la porta non si aprì, ci riprovò ancora mentre un atroce presentimento lo indusse a pensare a una disgrazia. Iniziò a chiamare Viane e dopo che con un pugno l'uscio si schiuse venne preso da un senso di disperazione. Il letto era intatto , la porta finestra che si affacciava sul giardino era spalancata, la caraffa di cristallo per l'acqua della notte era piena,le preghierine kilim scendiletto erano appoggiate in ordine sul pavimento di vecchio legno a fianco dei comodini . I suoi grandi occhi azzurri smarriti iniziarono a cercare Viane in ogni angolo della casa e poi del giardino ma senza alcun riscontro. "Viane, Viane ", urlava dirigendo la carrozzina lungo i vialetti che circondavano la villa. Il silenzio che regnava intorno a quella dimora tanto amata stava divenendo sempre più insopportabile e memtre al richiamo di quel nome nessuno rispondeva su un cespuglio di rose gialle brillò lo scialle da sera di Viane da cui lei non si separava mai.
giovedì 9 ottobre 2014
domenica 28 settembre 2014
L'orto di Piero
Liguria bella, acquarello di Maurizio Spada
Cari lettori prima che si apra il portone della casa di Greco voglio suggerirvi due trend di moda che nell'ambiente meneghino,insieme al cappottino senza maniche come quello di Max Mara,hanno fatto tornare il sorriso anche alle più annoiate it -girl sempre alla ricerca di un quid che le contraddistingua: Cari monorecchino e cappello. Entrambi esagerati sono loro l'incipit con cui dare avvio a un refresh style del proprio guardaroba. Quindi un solo lungo orecchino ma esagerato come quello di Céline o di Louis Vuitton, visti nelle passerelle, dopo di che, facendo un balzo nell'inverno che verrà, preparatevi a fronteggiarlo con un signor cappello. E' lui il sovrano degli accessori moda di quest'anno, grande e a bombetta come quello di Emporio Armani, nero e piumato come quello di Lanvin oppure a tesa larga come quello voluto da Tod's e che sicuramente farà tendenza . Ancora una volta tanto di cappello a questi stilisti che con i loro tocchi, di stagione in stagione, disegnano nuove storie di donne. Chissà se per l'EXPO, di cui già si respira un gran fermento, non ne emerga una che stia al passo con quelle che hanno attraversato l'ottocento o il secolo breve, ovvero una Maffei, una Sarfatti o una Boschi Di Stefano. Oggi, come ieri, queste mecenati in gonnella potrebbero dar voce ad artisti molto riservati. La lista è lunga e nella Milano sorridente chi ha occhi per vedere e sentire spesso inciampa in pittori, scrittori e musicisti che gli illuminano la giornata. Qualche nome? Chiara Luraghi, pittrice, Sivia Venuti, poetessa, Federico Bock, scrittore, Rolando Mastrodonato, cantautore. A loro chapeau!
Era una giornata magnifica con il sole che fa dimenticare tutte le disgrazie e senza sapere perchè ci si sente più ottimisti, il cielo azzurro scintillava . Viane quella mattina indossava un vestitino di seta cangiante color acqua di mare e dovendo dare coraggio a Piero alla fine aveva dimenticato la sua agitazione interna anche se le sue guance erano più rosse del solito. Intanto davanti al portone dello studio di Greco attendevano insieme trepidanti che qualcuno li facesse entrare. Poco dopo l'ingresso si spalancò automaticamente e dietro, in una stanza angusta, comparve l'uomo perfido, definito in tutto il circondario come un prepotente guastafeste. "Buon giorno", esclamò Greco accogliendo entrambi con un sorriso canzonatorio. Era un bell'uomo, alto, slanciato e con grossi bicipiti tatuati che pareva esibire con orgoglio ma quando si tolse gli occhiali scuri e specchiati rivelò subito uno sguardo furbo e pungente. "Prego, prego venite avanti, ecco ci mettiamo qui", disse, indicando un tavolino rotondo di radica dove si trovavano penna, carta e un posacenere con la scritta di un ristorante della zona. Quel tipo, che Viane non aveva mai visto in faccia, cercava di darsi un'aria indifferente e inoffensiva nonostante si sentisse lontano un miglio che quello che stava per dire era frutto di un piano studiato e macinato chissà da quante notti e giorni. Piero lo guardava con indifferenza mista a una certa compassione girando di tanto in tanto gli occhi tra i muri bianchi privi di quadri e di qualsiasi altra passione del padrone di casa così da far pensare che l'unico interesse di chi si aggirava in quel luogo fosse qualcosa di nascosto. Intorno regnava un silenzio imbarazzante interrotto a tratti dal solo movimento delle tende di vecchio tulle che oscillavano nel vuoto poi, di colpo, come avviene con un vulcano in eruzione, esplosero parole dette per ferire e infuocare chi si ritiene debole e la seduta divenne tempestosa. "Siete venuti per quella firmetta?",esclamò Greco sorridendo e fregandosi le mani convinto che Piero fosse lì per cocludere la trattativa in corso. "Ma che bella crocerossina ti sei preso", ironizzò senza staccare gli occhi da Viane seduta su una zoppa poltroncina con le braccia incrociate sulle ginocchia che subito tentò di coprire allungando l'orlo di pizzo antico che rifiniva l'elegante abitino. Piero, senza rispondere alla provocazione sistemandosi sulla carrozzina, come se fosse un trono, assunse quell'aria sicura che nelle occasioni estreme riusciva a far venire a galla. "Guardi che non siamo qui per la firma", precisò Viane che invece non era riuscita a contenere la sua rabbia," ma per ribadirle che, io e mio marito, non siamo intenzionati a cederle quel terreno". Ci fu una lunga pausa, di quelle che durano un secondo ma che in realtà sembrano non finire mai, poi Piero fissando Greco diritto negli occhi intervenne con fermezza: "Greco quel terreno resta com'è. Da lì si gode la vista degli Hanbury e di uno spicchio di mare, sicuramente non è nostra intenzione cambiarne la destinazione d'uso. Viane ed io in futuro vorremmo farne un orto biodinamico. Lassù la terra è ricca proprio come quella di cui necessitano gli orti". Con questa frase a Piero sembrò di essersi tolto un macigno dallo stomaco e il sole vivo che entrava da una finestra appena socchiusa della stanza gli rallegrò immediatamente il cuore. "Suvvia non far lo sciocco Piero con quel pezzo di terra non ci fai nulla e io sono pronto a pagartelo profumatamente". "Che commedia", sibilò Viane che nel frattempo aveva mutato l'espressione del suo volto divenendo arcigna e severa , "non ci stiamo e basta". Con quel basta a Viane parve che da quel momento il mondo avrebbe avuto un altro odore con l'aria profumata di fiori e di spezie. Non si era mai trovata in una situazione analoga ma schierarsi dalla parte della natura e difenderla con i denti lo sentì come il nuovo scopo della sua vita accanto a Piero tanto che subito dopo il suo sorriso sembrava che volasse intorno al viso. "Dai Piero non fare l'originale a tutti i costi. Pensa a tuo padre e a questa bella signora", ribattè Greco che seduto su una vecchia poltrona girevole iniziò a volteggiare nervosamente con una faccia mutata e gli occhi fuori dalle orbite. Che cosa sottintendesse quell'arrogante impresario di provincia facendo il nome di suo padre e di sua moglie non fu immediatamente chiaro a Piero che di colpo si accalorò e voltò la sua carrozzina verso la porta d'uscita della stanza che dava direttamente sulla strada seguito immediatamente da Viane. La situazione sembrava definita per sempre ma le ultime parole di Greco facevano presupporre che la sfida non era terminata. L'estate nel Ponente ligure diveniva sempre più allegra e colorata, con orchestrine e mercatini a cielo aperto, e poichè il viaggio di nozze era ormai stato rinviato gli sposi decisero di godersi il piacere del mare e la pace del giardino che circondava la bella villa di Grimaldi da dove Viane architettava il suo nuovo stile di vita , ma una notte...
lunedì 15 settembre 2014
Il geco
Yacht all'ancora, acquarello di M. Spada
I più giovani scherzavano fra di loro e le gonne di seta delle donne svolazzavano al vento che fiero si alzava dal mare; ad un tratto ci fu un tramestio di voci accorate e Viane divenne pallida, sembrava svenisse, ma poi facendosi aria con le fruscianti pieghe del morbido abito tutto passò. Il ricatto di quei due malviventi, pronti a dar fuoco agli ulivi centenari di Piero se non avesse aderito ai voleri di Greco, aveva riacceso in Viane vecchi traumatizzanti ricordi, riportandola al giorno in cui un incendio doloso nella tenuta di campagna dei nonni, a Robecco sul Naviglio, si portò via anche la quercia che aveva tenuto a battesimo durante la Festa degli alberi. Intanto la notizia dei due intrusi che avevano minacciato Piero si sparse in breve tra gli invitati esterefatti facendolo divenire oggetto di grande curiosità. Il matrimonio con Viane, da tutti ammirata per la sua regale bellezza, sembrava essere già stato fonte di trasformazione e quel Piero, che i presenti conoscevano da tempo, ora appariva come trasfigurato: più sicuro, più deciso, non più solo il giovanotto ricco, bello e allo stesso tempo sfortunato ma l'uomo di campagna aristocratico che vuole salvare la sua terra e i suoi compaesani. In quella doccia di lodi che gli piombava addosso da ogni dove l'affascinante sposo iniziò a sguazzare e a sentire un richiamo verso un impegno nobile e sociale. Con la sua gente parlava in dialetto, scherzava promettendo di salvare mare e monti e, forse, tutto il Ponente. L'ombra di quel bau-bau di Greco che assoldando due poco di buono voleva far gioco con lui per costruire case e villette là dove crescevano ginestre, elicrisi e danzavano farfalle si allontanava innescando un nuovo progetto di vita. Era quasi l'alba e i novelli sposi, dopo aver salutato parenti, amici e compaesani, tornarono nella felice villa di Grimaldi. Ad accoglierli le prime luci flebili del giorno che rischiaravano il viale principale del giardino da dove si udiva la dolce pioggia degli zampilli che, dalla bocca di un antico putto, ricadevano in una fontanella. Lo yacht che il giorno seguente li avrebbe dovuti portare in crociera per il Mediterraneo, insieme a Emma,Francesca e Sofia, restò fermo a galleggiare sul mare limpido attendendoli invano: il viaggio di nozze per ora poteva aspettare. Questa decisione, condivisa da Piero e Viane nel lusso di una stanza da letto con un cielo affrescato, stava per aprire ad entrambi un nuovo sguardo sul loro futuro. "Il Ponente ligure parla al cuore", disse Viane al mattino aprendo gli occhi". Era bellissima e, mentre in lontananza si udiva il fragore del mare, al marito apparve ancora più bella da come mai l'avesse intravista nei suoi sogni. "Trascorreremo l'estate qui ", aggiunse lei sommergendolo con lo spumeggiante profumo di un eau de toilette dalle note fiorite che si era appena spruzzata,"voglio capire se è giunta l'ora di cambiare vita e professione, sento il bisogno di riavvicinarmi alla natura. Salvare le tue terre dalle mani di chi le vuole oltraggiare sarà fonte di gioia per chi un giorno si troverà ad ammirare questi luoghi. Avevo diciotto anni quando mi hanno bruciato l'albero che amavo tanto, eravamo come due fratelli cresciuti insieme , lui era il saggio mentre io ero quella con poco giudizio. Per me è come se adesso fosse giunto il momento del suo riscatto." Piero l'ascoltava in silenzio e osservando gli occhi di Viane che nel ricordo di quell'evento erano divenuti malinconici sentì che anche per lui qualcosa dentro stava cambiando. "Non ci crederai", disse quasi stranito dalla coincidenza di quel fatto appena raccontato dalla sua amata, "ma anch'io debbo riscattare un albero. Era un ulivo maestoso piantato dai miei il giorno in cui sono nato e doveva essere il primo di un'intera piantagione purtroppo quando quella terra su cui aveva messo radici passò per questioni ereditarie nelle mani di mio zio venne abbattuto. Insieme a lui se ne andò la mia infanzia". Quella mattina il cielo era sgombro di nuvole e Piero, aprendo la finestra della stanza da letto dove ancora indugiavano scambiandosi baci e carezze, colse per la prima volta un paesaggio che ostentava tutte le proprie bellezze: il mare sullo sfondo era una macchia di un blu profondo. "Andiamo adesso da quel Greco a Ventimiglia, è lui che presto avrà paura di me, anzi di noi", affermò deciso. Ci arrivarono verso mezzogiorno, la facciata della casa del corrotto impresario tuttofare assomigliava a lui , trascurata e insignificante. Un geco appostato al sole sopra il portone d'ingresso li guardava e a Piero apparve come il simbolo della Liguria da salvaguardare.
martedì 9 settembre 2014
I terreni di Piero
Mentone, acquerello di M.Spada
Cari lettori prima di portarvi nuovamente nel mondo imprevedibile di Viane e delle sue amiche vi rubo qualche istante per un piccolo break anticipandovi un segreto di moda. A Milano l'autunno-inverno 2014 -2015 sarà rosa o giù di lì. "Basta col grigio", sembra essere il passaparola delle belle donne milanesi, tanto apprezzate da Stendhal. La rentrèe è quindi cominciata dando colore al proprio guardaroba e non solo poichè la tendenza pare abbia contagiato anche l'editoria con un ritorno al romanzo rosa a lieto fine. C'è voglia di leggerezza e la donna à la page la dichiara presentandosi in versione candy dalla testa ai piedi: il soffice cappottino rosa cipria di MAX & CO che sembra fatto apposta per pensare positivo, il maglioncino a scacchi Miu Miu ancora rosa, la borsa di Charlotte Olympia e i guanti, sì, proprio i guanti in pelle di agnello, molti dei quali color pastello, creati da Causse per Hermès, Vuitton e Chanel. E a proposito di guanti sarà una stagione in cui ne sentirete parlare spesso, tanto che alla fine non uscirete senza aver infilato, prima in una mano e poi nell'altra, questo accessorio che riporta al glamour dell'epoca d'oro di Hollywood. Chissà se questo ritorno non abbia anche il significato di riprendere il nostro tran-tran con "i guanti" vale a dire con prudenza iniziando tuttavia a pensare che questa città ci sorride perchè dopo tutto io credo che esista ancora una "Milano sorridente". Ne volete la prova? Spingete la porta d'ingresso di Etro in via Montenapoleone e fatevi irradiare dal sorriso dei suoi commessi, andate a farvi un giro nella boutique di Biffi in corso Genova, prendetevi un caffè da Sissi in piazza Risorgimento, entrate alla Ponterosso in via Brera, dove regna l'entusiasmo della signora Nanda anima e core della sua galleria che quest'anno ha festeggiato quarant'anni di attività ,fatevi invitare ad una cena futurista in terrazza dalla pittrice Laura Tosca rifacendovi gli occhi con le sue opere piene di un'innata serenità, oppure recatevi dal mio fruttivendolo. Lui,sempre alle prese con frutta e verdura da scaricare e mettere in bella mostra, come se di lì a poco dovessero entrare in un dipinto di Caravaggio,Arcimboldo o Renoir , incarna la memoria di quei venditori non di fumo ma di arrosto. Giuseppe, questo è il suo nome, mischiando la passione al buon umore e al tanto impegno, si è fatto una clientela di sciure,sciurette e gente comune, come me. Questa è la Milano che vorrei e che forse tutti vorremmo. Se poi si desse una frenata alla gara fra coloro chiamati a costruire il grattacielo più alto e invece si pensasse a realizzare case con il tetto fatto a terrazzo, dove una volta si mettevano anche i fili di ferro per stendere la roba ad asciugare e dove oggi si potrebbe dar vita a un orto condiviso, mi piacerebbe ancora di più perchè significherebbe che scrittori come Italo Calvino hanno lasciato un segno. Lui sapeva che in ognuno di noi c'è un "Marcovaldo",un "Buon Selvaggio", che in mezzo alla città di cemento e asfalto va in cerca della natura e di una panchina per guardare la luna, "che era piena,grande sugli alberi e i tetti".
Un po' Marcovaldo lo era anche Piero, tuttavia questo suo tratto gli rovinò la festa di nozze.
Avanzavano senza scrupoli quei due giovanotti che seppur vestiti alla moda non sapevano di nulla se non di una perversa malvagità. Sicuramente erano dei poco di buono, bravi ad infilarsi a feste e ricevimenti senza dare nell'occhio ma fingendosi amici o addirittura parenti. Fatto sta che, sfoggiando un elegante gessato bianco e blu e un paio di scarpe anch'esse bicolore, quei tipi si portarono ancora più vicino alla coppia di sposi che incredula li guardava. Sembrava avessero imparato bene la parte dei ricattatori e di coloro che sanno di poter essere forti coi deboli. La minaccia arrivò con mezze parole porgendola come un regalo di nozze da parte di un certo signore non presente ma che si sarebbe visto se non ci fosse stato un certo sgarro. "Ci manda Greco, l'impresario di Ventimiglia", disse il primo passandosi la mano viscida sulla testa rasata , poi l'altro che faceva da spalla aggiunse:"Ti ricordi di quel terreno che non hai voluto cedere? Che te ne fai ?Meglio sacrificare lui che quei magnifici ulivi che possiedi intorno alla Mortola e che piantò tuo nonno.Ora sono ancora belli , ma se prendono fuoco.. Domani Greco ti attende nel suo ufficio per la firma della cessione. Prima la metti e prima te ne vai in viaggio di nozze con questa bella signora. Non vorrai non andarci proprio vero?". Quel "vero" conteneva tutto, da una parte la vita e dall'altra la morte. I due spavaldi energumeni quindi girarono i tacchi delle lucide francesine bianche e nere con la punta screpolata e si allontanarono percorrendo la passerella del veliero che conduceva alla banchina . Si alzò un vento sottile e quegli uomini che si gongolavano nella loro arroganza giunti sulla spiaggia, tapezzata di conchiglie e di rotondi ciotoli bianchi come uova di tartarughe, si voltarono nuovamente indietro fissando la coppia per un'ultima volta con occhi aggressivi e minacciosi. Viane scambiò uno sguardo significativo con Piero poi, ritta accanto al marito, fece il cenno di dirgli qualcosa. "Chi ti minaccia Piero? Perchè lo fa? Cosa non mi hai detto?. "Vecchie ruggini", rispose lui buttando giù il rimanente cognac rimasto a metà nel bicchiere, "tempo fa ho avuto uno scontro verbale con questo Greco perchè non ho voluto vendergli un terreno di mia proprietà dove far passare una strada". Parlavano con tono concitato quando alle loro spalle arrivarono anche i genitori di Piero che in lontananza avevano percepito la gravità della situazione. "Ti avevamo detto di firmare", gli ricordarono in coro, "guarda che quelli non scherzano, sono anche capaci di ammazzarti. Fare gli ambientalisti da queste parti non conviene". Due piccole fiamme aggressive si accesero sugli zigomi di Viane e anche le sue orecchie si colorarono di rosa. In quel frangente sentì che quei suoceri, tanto cari e gentili, forse nascondevano un aspetto troppo protettivo nei confronti del figlio che invece era un uomo forte e, a suo avviso, anche autonomo in primis nel pensiero . "Ci andiamo insieme da questo impresario di Ventimiglia. Non firmare, sii fedele ai tuoi valori e difendi la tua terra. Questo pezzo di costa di cui mi sono innamorata ora è anche un po' mio." Il vento aveva voltato allo scirocco e d'un tratto un rimpianto sconsolato appesantì il cuore di Viane.
Cari lettori prima di portarvi nuovamente nel mondo imprevedibile di Viane e delle sue amiche vi rubo qualche istante per un piccolo break anticipandovi un segreto di moda. A Milano l'autunno-inverno 2014 -2015 sarà rosa o giù di lì. "Basta col grigio", sembra essere il passaparola delle belle donne milanesi, tanto apprezzate da Stendhal. La rentrèe è quindi cominciata dando colore al proprio guardaroba e non solo poichè la tendenza pare abbia contagiato anche l'editoria con un ritorno al romanzo rosa a lieto fine. C'è voglia di leggerezza e la donna à la page la dichiara presentandosi in versione candy dalla testa ai piedi: il soffice cappottino rosa cipria di MAX & CO che sembra fatto apposta per pensare positivo, il maglioncino a scacchi Miu Miu ancora rosa, la borsa di Charlotte Olympia e i guanti, sì, proprio i guanti in pelle di agnello, molti dei quali color pastello, creati da Causse per Hermès, Vuitton e Chanel. E a proposito di guanti sarà una stagione in cui ne sentirete parlare spesso, tanto che alla fine non uscirete senza aver infilato, prima in una mano e poi nell'altra, questo accessorio che riporta al glamour dell'epoca d'oro di Hollywood. Chissà se questo ritorno non abbia anche il significato di riprendere il nostro tran-tran con "i guanti" vale a dire con prudenza iniziando tuttavia a pensare che questa città ci sorride perchè dopo tutto io credo che esista ancora una "Milano sorridente". Ne volete la prova? Spingete la porta d'ingresso di Etro in via Montenapoleone e fatevi irradiare dal sorriso dei suoi commessi, andate a farvi un giro nella boutique di Biffi in corso Genova, prendetevi un caffè da Sissi in piazza Risorgimento, entrate alla Ponterosso in via Brera, dove regna l'entusiasmo della signora Nanda anima e core della sua galleria che quest'anno ha festeggiato quarant'anni di attività ,fatevi invitare ad una cena futurista in terrazza dalla pittrice Laura Tosca rifacendovi gli occhi con le sue opere piene di un'innata serenità, oppure recatevi dal mio fruttivendolo. Lui,sempre alle prese con frutta e verdura da scaricare e mettere in bella mostra, come se di lì a poco dovessero entrare in un dipinto di Caravaggio,Arcimboldo o Renoir , incarna la memoria di quei venditori non di fumo ma di arrosto. Giuseppe, questo è il suo nome, mischiando la passione al buon umore e al tanto impegno, si è fatto una clientela di sciure,sciurette e gente comune, come me. Questa è la Milano che vorrei e che forse tutti vorremmo. Se poi si desse una frenata alla gara fra coloro chiamati a costruire il grattacielo più alto e invece si pensasse a realizzare case con il tetto fatto a terrazzo, dove una volta si mettevano anche i fili di ferro per stendere la roba ad asciugare e dove oggi si potrebbe dar vita a un orto condiviso, mi piacerebbe ancora di più perchè significherebbe che scrittori come Italo Calvino hanno lasciato un segno. Lui sapeva che in ognuno di noi c'è un "Marcovaldo",un "Buon Selvaggio", che in mezzo alla città di cemento e asfalto va in cerca della natura e di una panchina per guardare la luna, "che era piena,grande sugli alberi e i tetti".
Un po' Marcovaldo lo era anche Piero, tuttavia questo suo tratto gli rovinò la festa di nozze.
Avanzavano senza scrupoli quei due giovanotti che seppur vestiti alla moda non sapevano di nulla se non di una perversa malvagità. Sicuramente erano dei poco di buono, bravi ad infilarsi a feste e ricevimenti senza dare nell'occhio ma fingendosi amici o addirittura parenti. Fatto sta che, sfoggiando un elegante gessato bianco e blu e un paio di scarpe anch'esse bicolore, quei tipi si portarono ancora più vicino alla coppia di sposi che incredula li guardava. Sembrava avessero imparato bene la parte dei ricattatori e di coloro che sanno di poter essere forti coi deboli. La minaccia arrivò con mezze parole porgendola come un regalo di nozze da parte di un certo signore non presente ma che si sarebbe visto se non ci fosse stato un certo sgarro. "Ci manda Greco, l'impresario di Ventimiglia", disse il primo passandosi la mano viscida sulla testa rasata , poi l'altro che faceva da spalla aggiunse:"Ti ricordi di quel terreno che non hai voluto cedere? Che te ne fai ?Meglio sacrificare lui che quei magnifici ulivi che possiedi intorno alla Mortola e che piantò tuo nonno.Ora sono ancora belli , ma se prendono fuoco.. Domani Greco ti attende nel suo ufficio per la firma della cessione. Prima la metti e prima te ne vai in viaggio di nozze con questa bella signora. Non vorrai non andarci proprio vero?". Quel "vero" conteneva tutto, da una parte la vita e dall'altra la morte. I due spavaldi energumeni quindi girarono i tacchi delle lucide francesine bianche e nere con la punta screpolata e si allontanarono percorrendo la passerella del veliero che conduceva alla banchina . Si alzò un vento sottile e quegli uomini che si gongolavano nella loro arroganza giunti sulla spiaggia, tapezzata di conchiglie e di rotondi ciotoli bianchi come uova di tartarughe, si voltarono nuovamente indietro fissando la coppia per un'ultima volta con occhi aggressivi e minacciosi. Viane scambiò uno sguardo significativo con Piero poi, ritta accanto al marito, fece il cenno di dirgli qualcosa. "Chi ti minaccia Piero? Perchè lo fa? Cosa non mi hai detto?. "Vecchie ruggini", rispose lui buttando giù il rimanente cognac rimasto a metà nel bicchiere, "tempo fa ho avuto uno scontro verbale con questo Greco perchè non ho voluto vendergli un terreno di mia proprietà dove far passare una strada". Parlavano con tono concitato quando alle loro spalle arrivarono anche i genitori di Piero che in lontananza avevano percepito la gravità della situazione. "Ti avevamo detto di firmare", gli ricordarono in coro, "guarda che quelli non scherzano, sono anche capaci di ammazzarti. Fare gli ambientalisti da queste parti non conviene". Due piccole fiamme aggressive si accesero sugli zigomi di Viane e anche le sue orecchie si colorarono di rosa. In quel frangente sentì che quei suoceri, tanto cari e gentili, forse nascondevano un aspetto troppo protettivo nei confronti del figlio che invece era un uomo forte e, a suo avviso, anche autonomo in primis nel pensiero . "Ci andiamo insieme da questo impresario di Ventimiglia. Non firmare, sii fedele ai tuoi valori e difendi la tua terra. Questo pezzo di costa di cui mi sono innamorata ora è anche un po' mio." Il vento aveva voltato allo scirocco e d'un tratto un rimpianto sconsolato appesantì il cuore di Viane.
domenica 31 agosto 2014
Matrimonio con sorpresa
Grimaldi (Ventimiglia), acquarello di M. Spada
Il mattino dopo, sabato, Viane, svegliatasi, ricordò con piacere le ultime parole pronunciate da Piero la sera prima e non potè non sorridere. Si stirò per qualche istante nel bel letto, rivestito in tessuto provenzale giallo, dove aveva fatto sonni tranquilli e rigirandosi di qua e di là assaporò l'impareggiabile godimento delle croccanti lenzuola di lino che profumavano di lavanda. La luce abbagliante che giungeva da oltre le vetrate prometteva l'aprirsi di una giornata stupenda e Viane, come un allegro uccello marino che si alza nell'aria, si lasciò velocemente trasportare in un mondo di cui ancora non conosceva proprio tutto, tuttavia era certa che quel mondo era splendente di nuova felicità. Fuori dalla camera intanto si udirono dei passi e una voce maschile,poi una femminile e delle risa.Viane pensò subito che si trattasse del personale della locanda indaffarato per le colazioni ma presto dovette ricredersi. "Sorpresa", le urlò dall'altra parte della porta una voce ben nota. "Non ci posso credere", esclamò Viane trovandosi di fronte l'amica Francesca che, accompagnata da Louis, reggeva tra le mani il bouquet di nozze appena ritirato, per conto di Piero, dal più noto stilista floreale di Montecarlo. "Tutto calcolato", aggiunse Francesca abbracciandola e baciandola ripetutamente sulla chioma castana, "Siamo arrivati così presto perchè Piero voleva che il suo bouquet ti giungesse di prima mattina insieme al biglietto che ti ha scritto . Sapeva che rientrando da Lione saremmo passati da Montecarlo e ha chiesto a noi di ritirarlo e consegnartelo,si sentiva più sicuro". Gli occhi di Viane restarono incantati di fronte a quel soffice capolavoro rinascimentale con le rose Iceberg chiuse tra foglie di banano e dove dolcezza e bellezza si fondevano tanto da strapparle alcune lacrime di gioia. Il suo cuore iniziò a battere all'impazzata quando nello stretto corridoio della stanza vide sbucare anche sua madre e suo padre. "E allora, non vuoi che all'altare ti conduca tuo papà?" Quella frase, pronunciata con affetto dall'uomo che solo da poche ore era riuscita a perdonare, le procurò quel senso di pace immensa che da tempo non provava più scoprendo il sentimento del rimpianto poichè in quell'istante le sembrò di aver sprecato troppo tempo lontano da chi le voleva bene. Quel giorno fu tutto un susseguirsi di sorprese con cesti di fiori inviati da chi non avrebbe mai immaginato e un tam tam di messaggi e messaggini corredati di faccette commosse e sorridenti. Con il suo matrimonio Viane vide resuscitare amici di vecchia data, pazienti, cugini e tutto quel mondo di affetti a cui teneva o avrebbe voluto tenere e che spesso rammentava con rammarico come "fiori non colti". Le ore antecedenti alla cerimonia passarono in fretta e alle diciassette e quindci una Lamborghini bianca, tutta bardata di candidi garofani, entrò nel cancello della riservata baia prendendo le sembianze di una carrozza coupé simile a quelle amate da Balzac. Come se stesse attraversando un giardino dipinto la sposa camminava verso l'auto con grazia esibendo sul volto un'entusiastico sorriso mentre un vento fresco la sospingeva trascinando con sè tutti i profumi della macchia circostante . Non era solo bella Viane era di più, era luminosa e la gioia che aveva dentro la si leggeva nei suoi occhi che ora apparivano verdi come quel mare che le stava di fronte e che bonario la seguiva da lontano. Giunta davanti al piazzale della minuscola e romantica chiesetta, arroccata sul vecchio paesino di Grimaldi, Viane, stretta nel suo lungo abito bianco esaltato dalla raffinatezza di un piccolo diadema appoggiato sui lunghi capelli e appartenuto alla nonna contessa, arrivò all'altare. Il passaggio dal braccio del padre a quello di Piero avvenne con garbo e lui, tutto vestito di bianco, la guardò con un sorriso di intima soddisfazione. "Sembra di stare in un film", sussurrò Emma all'orecchio di Sofia aggiustandosi il delizioso fachinator di Chanel che le ciondolava dal capo. Nel silenzio della chiesa il rosso incendio del sole avvolgeva tutti quanti in un'ellissi d'amore.
Terminata la cerimonia Viane e Piero, finalmente marito e moglie, vennero colpiti festosamente da una pioggia di coriandoli a forma di cuore, poco dopo la festa in villa divenne lo spunto per radunare quasi l'intero piccolo paese che sotto le luci della sera prendeva le sembianze di un presepe. A mezzanotte, dopo il taglio della maestosa torta con brindisi e un bacio che prometteva amore eterno tra gli sposi, iniziarono i fuochi e all'una un'orchestra gitana accompagnò col suono dei violini gli invitati fino a un veliero ancorato ai Balzi Rossi .I festeggiamenti proseguirono in un contesto dove tutto sembrava perfetto con i novelli coniugi che l'indomani sarebbero dovuti partire per la crociera di matrimonio ma.... "Sei tu Piero Borea?" Con questa domanda due uomini dall'aspetto minaccioso gli si avvicinarono fissandolo negli occhi azzurri improvvisamente atterriti. Piero, versando un bicchiere di cognac nell'acqua effervescente guardò Viane. Il cielo si stava rannuvolando e una dopo l'altra tutte le stelle parvero scomparire.
Il mattino dopo, sabato, Viane, svegliatasi, ricordò con piacere le ultime parole pronunciate da Piero la sera prima e non potè non sorridere. Si stirò per qualche istante nel bel letto, rivestito in tessuto provenzale giallo, dove aveva fatto sonni tranquilli e rigirandosi di qua e di là assaporò l'impareggiabile godimento delle croccanti lenzuola di lino che profumavano di lavanda. La luce abbagliante che giungeva da oltre le vetrate prometteva l'aprirsi di una giornata stupenda e Viane, come un allegro uccello marino che si alza nell'aria, si lasciò velocemente trasportare in un mondo di cui ancora non conosceva proprio tutto, tuttavia era certa che quel mondo era splendente di nuova felicità. Fuori dalla camera intanto si udirono dei passi e una voce maschile,poi una femminile e delle risa.Viane pensò subito che si trattasse del personale della locanda indaffarato per le colazioni ma presto dovette ricredersi. "Sorpresa", le urlò dall'altra parte della porta una voce ben nota. "Non ci posso credere", esclamò Viane trovandosi di fronte l'amica Francesca che, accompagnata da Louis, reggeva tra le mani il bouquet di nozze appena ritirato, per conto di Piero, dal più noto stilista floreale di Montecarlo. "Tutto calcolato", aggiunse Francesca abbracciandola e baciandola ripetutamente sulla chioma castana, "Siamo arrivati così presto perchè Piero voleva che il suo bouquet ti giungesse di prima mattina insieme al biglietto che ti ha scritto . Sapeva che rientrando da Lione saremmo passati da Montecarlo e ha chiesto a noi di ritirarlo e consegnartelo,si sentiva più sicuro". Gli occhi di Viane restarono incantati di fronte a quel soffice capolavoro rinascimentale con le rose Iceberg chiuse tra foglie di banano e dove dolcezza e bellezza si fondevano tanto da strapparle alcune lacrime di gioia. Il suo cuore iniziò a battere all'impazzata quando nello stretto corridoio della stanza vide sbucare anche sua madre e suo padre. "E allora, non vuoi che all'altare ti conduca tuo papà?" Quella frase, pronunciata con affetto dall'uomo che solo da poche ore era riuscita a perdonare, le procurò quel senso di pace immensa che da tempo non provava più scoprendo il sentimento del rimpianto poichè in quell'istante le sembrò di aver sprecato troppo tempo lontano da chi le voleva bene. Quel giorno fu tutto un susseguirsi di sorprese con cesti di fiori inviati da chi non avrebbe mai immaginato e un tam tam di messaggi e messaggini corredati di faccette commosse e sorridenti. Con il suo matrimonio Viane vide resuscitare amici di vecchia data, pazienti, cugini e tutto quel mondo di affetti a cui teneva o avrebbe voluto tenere e che spesso rammentava con rammarico come "fiori non colti". Le ore antecedenti alla cerimonia passarono in fretta e alle diciassette e quindci una Lamborghini bianca, tutta bardata di candidi garofani, entrò nel cancello della riservata baia prendendo le sembianze di una carrozza coupé simile a quelle amate da Balzac. Come se stesse attraversando un giardino dipinto la sposa camminava verso l'auto con grazia esibendo sul volto un'entusiastico sorriso mentre un vento fresco la sospingeva trascinando con sè tutti i profumi della macchia circostante . Non era solo bella Viane era di più, era luminosa e la gioia che aveva dentro la si leggeva nei suoi occhi che ora apparivano verdi come quel mare che le stava di fronte e che bonario la seguiva da lontano. Giunta davanti al piazzale della minuscola e romantica chiesetta, arroccata sul vecchio paesino di Grimaldi, Viane, stretta nel suo lungo abito bianco esaltato dalla raffinatezza di un piccolo diadema appoggiato sui lunghi capelli e appartenuto alla nonna contessa, arrivò all'altare. Il passaggio dal braccio del padre a quello di Piero avvenne con garbo e lui, tutto vestito di bianco, la guardò con un sorriso di intima soddisfazione. "Sembra di stare in un film", sussurrò Emma all'orecchio di Sofia aggiustandosi il delizioso fachinator di Chanel che le ciondolava dal capo. Nel silenzio della chiesa il rosso incendio del sole avvolgeva tutti quanti in un'ellissi d'amore.
Terminata la cerimonia Viane e Piero, finalmente marito e moglie, vennero colpiti festosamente da una pioggia di coriandoli a forma di cuore, poco dopo la festa in villa divenne lo spunto per radunare quasi l'intero piccolo paese che sotto le luci della sera prendeva le sembianze di un presepe. A mezzanotte, dopo il taglio della maestosa torta con brindisi e un bacio che prometteva amore eterno tra gli sposi, iniziarono i fuochi e all'una un'orchestra gitana accompagnò col suono dei violini gli invitati fino a un veliero ancorato ai Balzi Rossi .I festeggiamenti proseguirono in un contesto dove tutto sembrava perfetto con i novelli coniugi che l'indomani sarebbero dovuti partire per la crociera di matrimonio ma.... "Sei tu Piero Borea?" Con questa domanda due uomini dall'aspetto minaccioso gli si avvicinarono fissandolo negli occhi azzurri improvvisamente atterriti. Piero, versando un bicchiere di cognac nell'acqua effervescente guardò Viane. Il cielo si stava rannuvolando e una dopo l'altra tutte le stelle parvero scomparire.
giovedì 21 agosto 2014
Il segreto di Viane
"Non volevo allontanarti da me, nè volevo tornare sui miei passi", disse Piero accompagnandola al cancello della lussuosa locanda situata in quella baia che una trentina di anni fa solo i pescatori raggiungevano per stendere le loro reti e ripararsi in una casupola,"ho solo paura che tu un giorno possa lasciarmi". Ci fu un attimo di silenzio poi Viane, mentre lui la fissava con occhi grandi e sinceri scoprendosi sempre più affascinato dalla sua innata regalità, scoppiò in lacrime ritornando in un tempo assai lontano. "Piero ti devo parlare di una cosa", quindi arrossì come se dovesse denunciare uno scandalo misterioso e che andava taciuto,"non sono mai riuscita a parlarti di un fatto molto importante." D'un tratto ella ritornò nuovamente taciturna poi ruppe di nuovo il silenzio con una frase." Tu sai che con i miei genitori ho un rapporto distante e non so neanche se domani ci saranno al nostro matrimonio. Ti sei mai chiesto perchè?" Piero la fissò per alcuni istanti e trovandola di una bellezza fiera, come mai aveva notato, rispose: "Immagino che sia perchè avete opinioni diverse sulla vita oppure perchè sono stati troppo rigidi con te."
"Sì, anche quello,così ti ho sempre raccontato, ma c'è dell'altro. Quando avevo diciassette anni rimasi incinta, il padre del bambino era figlio del nostro mezzadro e mio padre, che allora era all'apice della carriera militare, mi disse che quel figlio non potevo tenerlo perchè avrebbe rovinato la sua immagine e il mio futuro.Io mi impuntai per portare a termine la gravidanza decidendo che dopo il parto l'avrei dato in adozione. E così andò. Ebbi un maschio e non lo vidi neppure un secondo perchè appena nato me lo sottrassero. Del padre di mio figlio in realtà non ero innamorata, ero troppo giovane e con tanti sogni e mi faceva paura assumermi da sola la responsabilità di essere madre. In tutti questi anni ho rimosso come più ho potuto questo avvenimento ma, via via, ho odiato i miei genitori e soprattutto mio padre per non avermi sostenuta. A sublimare questa dolorosa avventura mi aiutò solo mio nonno pittore che però è mancato subito dopo. Sai quante volte mi chiedo dov'è o cosa fa quel figlio non riconosciuto. Oggi avrebbe vent'anni". Ci fu un silenzio imbarazzante, la luna parve oscurarsi e la notte sembrò più buia di quando nel giardino di Piero insieme avevano fissato le cento stelle che la rischiaravano. Fu un lampo e Piero quasi fece per alzarsi come se sentisse nuovamente l'uso delle gambe, poi l'abbracciò e stringendola al petto pronunciò parole di buon senso che la fecero meditare. "Perdona te e i tuoi genitori, starai meglio, per me non cambia nulla. Ora ti amo ancora di più perchè so che anche per te la vita non è stata semplice, d'altronde non lo è per nessuno. Abbandoniamoci al nostro nuovo destino accettando il dolore e aprendo la strada alla gioia. Ciao amore, a domani". La lasciò così dopo aver visto sul suo volto riapparire un sorriso e lei senza di lui sentì una tale inquietudine e un impaziente desiderio di giungere presto presto all'indomani quando l'avrebbe rivisto di nuovo e si sarebbe riunita a lui per sempre. Quella confessione aveva dato una sfumatura diversa al loro amore. Viane percorrendo il vecchio sentiero dei pescatori giunse velocemente al portoncino della locanda e da lì salì nella sua solitaria camera gialla da dove si dominava il mare e il bel giardino mediterraneo. "Con Piero," pensò," mi è capitata la felicità,mi ha sempre affascinata la sua pulizia di pensiero, è un uomo risolto, lo sposerò, non ho dubbi." Allo spegnersi della lampada, posta sul comodino, un fioco riflesso lunare si svelò nella stanza attraverso le vetrate. La quiete che era venuta sulla baia s'ingrandì intorno alla camera e lei sentì di trovarsi in un raccoglimento ispirato scoprendo la gioia del perdono verso i suoi genitori. Cullata dallo sciabordio del mare quella notte Viane volle dare un nome a quel figlio mai dimenticato: "Buona notte Matteo, tua madre domani si sposa." Si addormentò così per la prima volta di un sonno tranquillo. Era capitata su quella riviera per caso e ora il "Caso" la stava aiutando.
"Sì, anche quello,così ti ho sempre raccontato, ma c'è dell'altro. Quando avevo diciassette anni rimasi incinta, il padre del bambino era figlio del nostro mezzadro e mio padre, che allora era all'apice della carriera militare, mi disse che quel figlio non potevo tenerlo perchè avrebbe rovinato la sua immagine e il mio futuro.Io mi impuntai per portare a termine la gravidanza decidendo che dopo il parto l'avrei dato in adozione. E così andò. Ebbi un maschio e non lo vidi neppure un secondo perchè appena nato me lo sottrassero. Del padre di mio figlio in realtà non ero innamorata, ero troppo giovane e con tanti sogni e mi faceva paura assumermi da sola la responsabilità di essere madre. In tutti questi anni ho rimosso come più ho potuto questo avvenimento ma, via via, ho odiato i miei genitori e soprattutto mio padre per non avermi sostenuta. A sublimare questa dolorosa avventura mi aiutò solo mio nonno pittore che però è mancato subito dopo. Sai quante volte mi chiedo dov'è o cosa fa quel figlio non riconosciuto. Oggi avrebbe vent'anni". Ci fu un silenzio imbarazzante, la luna parve oscurarsi e la notte sembrò più buia di quando nel giardino di Piero insieme avevano fissato le cento stelle che la rischiaravano. Fu un lampo e Piero quasi fece per alzarsi come se sentisse nuovamente l'uso delle gambe, poi l'abbracciò e stringendola al petto pronunciò parole di buon senso che la fecero meditare. "Perdona te e i tuoi genitori, starai meglio, per me non cambia nulla. Ora ti amo ancora di più perchè so che anche per te la vita non è stata semplice, d'altronde non lo è per nessuno. Abbandoniamoci al nostro nuovo destino accettando il dolore e aprendo la strada alla gioia. Ciao amore, a domani". La lasciò così dopo aver visto sul suo volto riapparire un sorriso e lei senza di lui sentì una tale inquietudine e un impaziente desiderio di giungere presto presto all'indomani quando l'avrebbe rivisto di nuovo e si sarebbe riunita a lui per sempre. Quella confessione aveva dato una sfumatura diversa al loro amore. Viane percorrendo il vecchio sentiero dei pescatori giunse velocemente al portoncino della locanda e da lì salì nella sua solitaria camera gialla da dove si dominava il mare e il bel giardino mediterraneo. "Con Piero," pensò," mi è capitata la felicità,mi ha sempre affascinata la sua pulizia di pensiero, è un uomo risolto, lo sposerò, non ho dubbi." Allo spegnersi della lampada, posta sul comodino, un fioco riflesso lunare si svelò nella stanza attraverso le vetrate. La quiete che era venuta sulla baia s'ingrandì intorno alla camera e lei sentì di trovarsi in un raccoglimento ispirato scoprendo la gioia del perdono verso i suoi genitori. Cullata dallo sciabordio del mare quella notte Viane volle dare un nome a quel figlio mai dimenticato: "Buona notte Matteo, tua madre domani si sposa." Si addormentò così per la prima volta di un sonno tranquillo. Era capitata su quella riviera per caso e ora il "Caso" la stava aiutando.
mercoledì 13 agosto 2014
La villa di Piero
Viane ambiziosa e incline al bello lo è sempre stata. Le piace un certo tipo di bellezza, quella che non è sinonimo di lusso ma invece di raffinatezza, di grazia e di armonia, proprio come la villa di Piero. Osservandola dall'esterno e volgendo gli occhi a sinistra e poi a destra lei dimenticò in fretta la sua agitazione interna lasciandosi condurre in un giardino sensuale, cornice di una dimora a due piani con l'intonaco cipria punteggiato da una rosa Roxburghii dai fiori elegantissimi e tenui come quelli di un tappeto Aubusson . Ad attendere Viane davanti alla porta d'ingresso che si apriva su un grande salone vetrato c'erano i genitori di Piero. Nei loro occhi non si intravedeva nessuna finzione di sentimenti ma una gioia vera, come se quell'incontro ravvicinato volesse essere solo un'ulteriore conferma che la scelta del figlio era quella giusta.Il sole ancora vivo e il brillare allegro del verde rallegravano il cuore di Viane che con disinvoltura si dirigeva verso quei futuri suoceri di cui sapeva poco . Con loro ,ovvero con Nicole e Gigi, scattò subito un' empatia non immaginata. " Benvenuta Viane", esclamò Nicole con l'eccesso di gentilezza innato dei francesi. Anche Gigi, stringendole la mano, assunse nell'immediato quell'aria di vecchio zio felice di veder tornare a casa la nipote. Entrando all'interno di questa positiva dimora insieme al profumo della natura circostante l'attendevano altre piacevoli sorprese: quadri a non finire raffiguranti scene di vita all'aperto, piccole sculture realizzate da Nicole, libri ovunque con il dorso in cuoio e mobili di famiglia, alcuni di valore altri meno ma ugualmente capaci di risvegliare ricordi e sensazioni . Mentre Piero era stato messo un po' da parte Viane, presa per mano da Nicole, veniva condotta nell'antica limonaia dove il personale ingaggiato stava allestendo l'arredo per il ricevimento del giorno successivo. Anche qui tutto sembrava essere armonioso con i tavoli rotondi da cui cascavano tovaglie di lino bianche e i fiori che si arrampicavano sulle colonne o sulla testa dei putti in pietra dislocati agli angoli della deliziosa orangerie . Tralci di vite, felci, piante di agrumi di ogni tipo facevano da sfondo a questa grande stanza così affrescata dove nella stagione fredda venivano ricoverati limoni e cedri. Alla futura sposa tutto ciò sembrò talmente stupefacente da pensare che in quella casa avrebbe volentieri proseguito la sua vita con Piero. La sera trascorse veloce, una cena furtiva nell'immensa cucina affacciata su un orto conclusus illuminato da tante lucine solari e poi una romantica parentesi con lei e Piero abbracciati a guardare le cento stelle che erano spuntate in cielo mentre il mare in lontananza con la sua calma invogliava alle confessioni. Fu allora che con sorpresa Piero manifestò le sue paure, quelle forse mai pienamente espresse ma che spesso lo tormentavano: " Viane, pensaci ancora stanotte, ti stai per legare a un uomo che non potrà mai darti tutto se non il suo amore. Il mio futuro è su questa carrozzella per sempre". Si udì il verso della civetta con il solito grido che poi si fece rauco e si ingarbugliò. Nell'anima di Viane ricominciò lo sdoppiamento:"Non bisogna pensare", rispose mentre un'ombra di dolore era passata sul suo viso," ma ora riportami alla Baia Beniamin".
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