Passavano i secondi, i minuti e poi le ore ma di Viane si sentiva solo quel suo profumo borotalcato e quasi infantile rimasto imprigionato nella storia di quel vecchio scialle color perla appartenuto a sua nonna e che ora si trovava tra le mani di Piero. "Dove sei? Dove sei ?, lui gridava fino a farsi mancare il fiato e non arrivando nessuna risposta riprendeva ad annusare, come un cane addestrato, quel triangolo di lana e seta lavorato all'uncinetto in cui Viane cercava conforto e protezione poichè le era stato donato col cuore da chi l'amava e la considerava un prolungamento di sè al punto da affidarle quanto simbolicamente aveva di più prezioso. Si stava già preparando l'aurora con la vittoria della luce sulle tenebre e Piero non riusciva a capire quale fosse il motivo di quell'assenza ingiustificata della moglie, finchè dall'ansia passò alla rabbia con nel cuore il rimpianto di non essere andato quella sera immediatamente in camera con lei. Ciò che stava accadendo a tratti gli appariva solo come un brutto sogno mentre quella era pura realtà . Era come se improvvisamente avesse capito cosa fosse il vero dolore tanto da indurlo a pensare che tutto quello che la vita fino a quel momento gli aveva riservato fosse solo una festa. Il dolore che ora provava gli pareva più grande e terribile della sua menomazione scoprendosi debole al punto tale di piangere. Si spostava con la carrozzina di qua e di là come una mosca impazzita, entrava in casa e poi usciva in giardino perlustrandone tutti gli angoli compresa la fontana e un pozzetto chiuso provvisoriamente solo da un coperchio di cemento. Intorno tutto appariva privo di segnali sospetti e l'ipotesi che Viane fosse ancora nella villa svaniva sempre di più lasciando invece immaginare che sicuramente non era più lì. Intorno c'era solo silenzio, il villaggio era muto e così anche i suoi campi,solo qualche rana ogni tanto rispondeva ai suoi continui richiami e al tono supplichevole di quel nome invano invocato. "Torna, torna Viane", continuava a ripetere ma di lei neppure l'ombra finchè ,fissando il cielo, ebbe come un capogiro e l'idea confusa di dover accorrere in qualche luogo per impedire non so quale disgrazia. Piero era un uomo forte ma tutt'altro che freddo e ragionatore, soprattutto nei sentimenti, tanto da non pensare mai e poi mai che Viane l'avesse sposato per un tornaconto e quindi che se ne fosse fuggita con chissà chi a nozze avvenute. Scartando immediatamente anche questo brutto pensiero, che solo per una frazione di secondo gli era balenato per la testa come se un diavolo glielo avesse suggerito, diresse di scatto le ruote della carrozzina verso il maestoso cancello cercando di raggiungerlo il più in fretta possibile chiedendo a quel suo mezzo ingrato di fare in fretta il suo dovere come se lui fosse un cavaliere e quello fosse il suo cavallo nel quale era riposto il proprio destino. All'improvviso una gioia stupita gli illuminò il volto ma solo per un attimo poichè l'ombra che stava per scorgere al di là del portale non era quella della sua donna ma quella di Mariarosa la governante di famiglia che abitava poco lontano e che aveva sentito le sue urla. "Che succede, Piero?", aveva esclamato lei spaventata mentre lui la faceva entrare. "Viane, Viane, è sparita, non c'è più." Mentre con lei tornava in casa e le descriveva la dinamica della serata squillò il cellulare dall'altra parte la voce di Viane: "Piero fai quello che ti dicono, ti prego non mi lasciare sola". La voce venne interrotta prima da un urlo e poi dal rumore di un vento lontano come se Viane parlasse da chissà dove quindi il silenzio e di nuovo il Nokia muto come se si fosse di colpo scaricato."L'hanno rapita, l'hanno rapita ", ripetè Piero più volte guardando Mariarosa a sua volta esterefatta. "E cosa accadrà adesso?", disse rivolgendosi verso lo specchio che aveva di fronte e che ora gli sembrava stregato come tutto il resto della casa poichè certe cose a suo avviso succedevano solo nelle favole e nella vita vera unicamente a persone che non avevano niente a che vedere con lui. Pensava questo ma mentre faceva scricchiolare le nocche delle dita giunse di colpo ad una conclusione. "Ma sì, come non ci sono arrivato prima,è stato lui, quel mascalzone". Chi fosse il mascalzone era chiaro a lui ma non a Mariarosa che lo guardava inerme e priva di parole. Piero pallido e tremante aggrottò le sopracciglia fino a far venire fuori le rughe del pensiero, che nei momenti di maggior preoccupazione lo facevano apparire più vecchio di quello che era, quindi pronunciò un nome: "Greco, l'ha rapita Greco, ne sono certo ed ora bisogna informare la polizia." Era ormai quasi mattina e fuori in giardino da una vecchia voliera di ferro, che appesa a un limone sembrava un ricamo sospeso nell'aria, arrivò con il cinguettio di una capinera il buongiorno e nella semi oscurità glauca del soggiorno il telefono ricominciò a squillare.
(continua)

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